Woolworths dice stop al manzo della Tasmania dal 2027: «Un altro colpo per gli allevatori locali»

Woolworths ha confermato che dal 2027 non acquisterà più manzo prodotto in Tasmania, mettendo fine a un rapporto commerciale pluridecennale con JBS Foods e il macello di Longford. Alla base della decisione ci sarebbero l’aumento dei costi di produzione e soprattutto il peso del trasporto attraverso il Bass Strait. Per gli allevatori locali, già alle prese con margini ridotti e poche alternative commerciali, la scelta rappresenta un duro colpo.

Il settore bovino della Tasmania si prepara a perdere uno dei suoi principali sbocchi commerciali.

Woolworths continuerà ad acquistare manzo tasmaniano fino alla fine del 2026, ma dal 2027 interromperà il rapporto con JBS Foods in Tasmania e non venderà più nei propri supermercati carne bovina proveniente dallo Stato.

La decisione è legata a un modello logistico diventato sempre più costoso.

Il bestiame viene macellato in Tasmania, poi trasportato sul continente per la lavorazione e successivamente riportato sull’isola per la vendita. Un sistema che, con l’aumento delle spese di macellazione e dei costi di trasporto, sarebbe diventato economicamente poco sostenibile.

«Un calcio nello stomaco»

L’allevatore di Scottsdale Jerrod Nichols, che negli ultimi due anni ha fornito a Woolworths circa 40 capi ogni due settimane, ha spiegato quanto il contratto con il gruppo avesse rappresentato una forma importante di sicurezza in un mercato volatile.

Secondo Nichols, il problema principale è l’assenza in Tasmania di un vero servizio alternativo di contract killing o service killing, che costringe Woolworths a passare attraverso JBS.

A questo si aggiunge il costo del Bass Strait, definito dallo stesso allevatore come uno degli attraversamenti marittimi più costosi.

«È un altro calcio nello stomaco per i produttori tasmaniani», ha commentato.

Meno alternative rispetto al continente

Anche George Shea, presidente del Livestock Council e del Red Meat & Wool Committee di TasFarmers, ha sottolineato le difficoltà specifiche dello Stato.

Gli allevatori della Tasmania dispongono di un numero molto inferiore di opzioni rispetto ai produttori del mainland e devono quindi adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato.

La perdita di Woolworths significa un altro canale commerciale in meno per un settore che già affronta costi elevati, pressione sui margini e una domanda condizionata dal costo della vita.

Il nodo occupazione e filiera

La scelta avrà conseguenze non solo per gli allevatori, ma potenzialmente anche per la filiera locale.

Storicamente, gran parte della carne destinata al consumo nello Stato veniva macellata e gestita in Tasmania.

Il venir meno di un cliente importante come Woolworths alimenta quindi i timori per la tenuta di posti di lavoro e infrastrutture collegate al settore della lavorazione della carne.

Woolworths: «Sosterremo i fornitori nella transizione»

Un portavoce di Woolworths ha spiegato che il manzo tasmaniano viene fornito da un piccolo gruppo di partner locali e che l’azienda è consapevole dell’impatto che la decisione potrà avere su di loro.

Il gruppo ha assicurato che lavorerà direttamente con i fornitori coinvolti per accompagnarli durante la transizione fino al 2027.

Woolworths ha inoltre ribadito che la Tasmania continuerà a rappresentare una fonte importante per altre categorie di prodotti freschi.

Coles già non compra manzo tasmaniano

Il quadro per i produttori bovini dello Stato è reso ancora più complicato dal fatto che Coles già non acquista manzo tasmaniano.

Né Coles né Woolworths acquistano inoltre maiale prodotto in Tasmania.

Coles continua invece a comprare agnello locale attraverso il proprio programma GRAZE, con forniture tasmaniane disponibili per circa nove mesi all’anno.

La questione va oltre il supermercato

La scelta di Woolworths mette in evidenza un problema strutturale della Tasmania: produrre localmente può essere competitivo, ma quando la lavorazione e la distribuzione richiedono costosi passaggi attraverso il Bass Strait, il vantaggio si riduce rapidamente.

Per gli allevatori, la priorità sarà ora trovare nuovi accordi con operatori come JBS o Greenham per assicurarsi volumi e prezzi sufficientemente stabili.

Ma il segnale resta forte.

Quando uno dei principali supermercati australiani decide che il manzo tasmaniano non è più economicamente sostenibile, il problema non riguarda soltanto un contratto: riguarda la capacità di uno Stato insulare di mantenere viva e competitiva la propria filiera alimentare.