31 agosto 1997, muore Lady Diana: la notte di Parigi che sconvolse il mondo

Nelle prime ore del 31 agosto 1997 Diana, Principessa del Galles, moriva a soli 36 anni dopo il drammatico incidente automobilistico nel tunnel del Pont de l’Alma, a Parigi. Con lei persero la vita Dodi Fayed e il conducente Henri Paul. La notizia attraversò il mondo in poche ore, provocando un’ondata di dolore collettivo che mise sotto pressione anche la monarchia britannica e trasformò definitivamente Diana in un’icona globale.

Parigi, notte tra il 30 e il 31 agosto 1997.

Diana Spencer e Dodi Fayed lasciano l’Hôtel Ritz a bordo di una Mercedes diretta verso un appartamento privato. Alla guida c’è Henri Paul, responsabile della sicurezza dell’hotel. Con loro viaggia la guardia del corpo Trevor Rees-Jones.

Poco dopo la mezzanotte, l’auto entra ad alta velocità nel tunnel del Pont de l’Alma e si schianta contro un pilastro.

Henri Paul e Dodi Fayed muoiono. Rees-Jones sopravvive gravemente ferito.

Diana viene estratta ancora viva dall’auto e trasportata all’ospedale Pitié-Salpêtrière.

I medici tentano disperatamente di salvarla, ma le ferite interne sono troppo gravi.

La morte viene annunciata nelle prime ore del mattino.

Lady Diana aveva 36 anni.

La principessa diventata “Lady D”

Diana Frances Spencer era entrata nella famiglia reale britannica nel 1981 con il matrimonio con il principe Carlo, celebrato nella Cattedrale di St Paul davanti a centinaia di milioni di telespettatori.

Quella che sembrava una favola moderna si trasformò però progressivamente in una storia molto più complessa.

Dal matrimonio nacquero William e Harry, ma il rapporto tra Diana e Carlo entrò presto in crisi. La separazione venne annunciata nel 1992 e il divorzio fu formalizzato nel 1996.

Nel frattempo Diana aveva costruito una propria identità pubblica.

Non era più soltanto la moglie dell’erede al trono.

Era diventata una delle donne più fotografate del pianeta.

AIDS, mine antiuomo e impegno umanitario

Una parte importante della sua popolarità nacque dal modo con cui affrontò temi che, negli anni Ottanta e Novanta, erano ancora circondati da paura e pregiudizio.

Diana strinse pubblicamente la mano a persone affette da HIV e AIDS senza indossare guanti, contribuendo a combattere la falsa convinzione che il virus potesse trasmettersi attraverso un semplice contatto.

Poco prima della morte aveva inoltre portato l’attenzione internazionale sulla campagna contro le mine antiuomo, camminando in un campo minato in Angola.

Quelle immagini fecero il giro del mondo.

La sua capacità di avvicinarsi fisicamente alle persone, abbracciare malati e parlare direttamente con chi soffriva contribuì a costruire l’immagine della “principessa del popolo”.

Il rapporto tormentato con la stampa

Diana fu anche una delle prime grandi vittime della trasformazione della stampa scandalistica in un fenomeno globale.

Fotografi e paparazzi la seguivano praticamente ovunque.

Anche quella notte a Parigi alcuni fotografi stavano seguendo l’auto.

Negli anni successivi, diverse indagini cercarono di ricostruire con precisione le cause dell’incidente. Il comportamento del conducente, l’alta velocità e l’inseguimento dei paparazzi furono al centro degli accertamenti e di un lunghissimo dibattito pubblico.

La tragedia alimentò inoltre numerose teorie complottistiche, mai sostenute da prove capaci di ribaltare le conclusioni ufficiali delle indagini.

Londra sommersa dai fiori

La reazione alla morte di Diana fu immediata e senza precedenti.

Davanti a Kensington Palace e alle altre residenze reali si accumularono montagne di fiori, lettere e fotografie.

Milioni di persone piansero una donna che non avevano mai incontrato.

La monarchia britannica, inizialmente molto riservata, venne criticata per una reazione considerata troppo fredda rispetto all’intensità del dolore popolare.

La morte di Diana finì così per cambiare anche il rapporto tra la Royal Family e l’opinione pubblica.

Il funerale e l’addio del mondo

Il funerale si svolse il 6 settembre 1997 nell’Abbazia di Westminster.

Le immagini vennero seguite da un pubblico mondiale enorme.

Dietro il feretro camminarono William e Harry, allora appena quindici e dodici anni, insieme al principe Carlo, al principe Filippo e al fratello di Diana, Charles Spencer.

Uno dei momenti più ricordati fu l’esecuzione di “Candle in the Wind 1997” da parte di Elton John, riscritta in memoria dell’amica scomparsa.

Diana venne successivamente sepolta nella tenuta della famiglia Spencer ad Althorp.

Un’icona rimasta nel tempo

Sono trascorsi decenni, ma l’immagine di Lady Diana continua a esercitare un fascino straordinario.

La sua vita è diventata oggetto di libri, documentari, film e serie televisive.

Ma dietro il mito rimane una storia umana fatta di notorietà, fragilità, famiglia, impegno sociale e un rapporto spesso doloroso con la pressione pubblica.

Il 31 agosto 1997 non morì soltanto una principessa. Finì un capitolo della monarchia britannica e cominciò la costruzione di un mito che, ancora oggi, non si è spento.