È morto a 93 anni Guido De Maria, umorista, sceneggiatore, regista e autore televisivo tra i protagonisti della creatività italiana del secondo Novecento. Il suo nome resta legato soprattutto a “Gulp! I fumetti in TV” e “Supergulp!”, programmi che portarono il linguaggio del fumetto dentro la televisione italiana e trasformarono personaggi come Nick Carter in icone popolari.
Se ne va uno degli autori che hanno saputo inventare un linguaggio nuovo senza bisogno di effetti speciali o grandi mezzi.
Guido De Maria è morto all’età di 93 anni, lasciando una traccia profonda nella televisione, nella pubblicità e nell’umorismo italiano.
Nato a Lama Mocogno, sull’Appennino modenese, il 20 dicembre 1932, aveva poi scelto Bologna come città di vita e di lavoro.
La sua carriera attraversò mondi diversi, dalle vignette alla pubblicità, dalla televisione all’editoria. Ma per milioni di italiani il suo nome resterà soprattutto associato a un’intuizione semplice e geniale: portare i fumetti sul piccolo schermo lasciandoli, in qualche modo, ancora fumetti.
Dagli esordi alla pubblicità
Prima della televisione, De Maria aveva lavorato come vignettista e autore satirico, collaborando con testate come Epocae Il Candido.
Negli anni Sessanta entrò poi nel mondo della pubblicità e di Carosello, uno dei grandi laboratori creativi della televisione italiana.
Tra i personaggi e le campagne alle quali legò il proprio nome ci furono Salomone il pirata pacioccone per Amarena Fabbri, i Brutos, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per Cera Grey, la celebre “camicia coi baffi” con Maurizio Costanzo e i nanetti della Loacker.
Un universo fatto di battute, personaggi surreali e trovate immediate, nel quale De Maria affinò uno stile che avrebbe poi portato nella televisione per ragazzi.
La rivoluzione di “Gulp!”
All’inizio degli anni Settanta arrivò la svolta.
Giancarlo Governi, allora impegnato nei programmi speciali Rai, cercava un modo nuovo per trasformare il fumetto in televisione.
De Maria e Franco Bonvicini, in arte Bonvi, trovarono la soluzione.
Non creare veri e propri cartoni animati, ma mantenere l’identità grafica del fumetto: tavole, inquadrature, nuvolette, dialoghi e piccoli movimenti.
Per quel progetto nacque Nick Carter, detective americano serissimo soltanto nell’aspetto, protagonista di avventure surreali e demenziali insieme a Ten e Patsy e alle prese con l’improbabile Stanislao Moulinsky.
La prima puntata di “Gulp! I fumetti in TV” andò in onda il 14 settembre 1972 sul Secondo Programma Rai.
Fu l’inizio di qualcosa che la televisione italiana non aveva mai visto prima.
Da “Gulp!” a “Supergulp!”
Il progetto tornò nel 1977 con “Supergulp! I fumetti in TV”, destinato a diventare uno dei programmi più riconoscibili della televisione italiana di quegli anni.
De Maria ne curò regia e realizzazione insieme a Governi.
Sul piccolo schermo arrivarono personaggi e serie come Tex, Lupo Alberto, Corto Maltese e Sturmtruppen, accanto naturalmente a Nick Carter.
Le tavole si muovevano appena, le nuvolette comparivano sullo schermo e le voci degli attori completavano il racconto.
Quella che tecnicamente poteva apparire come un’animazione semplice diventò invece uno stile.
E soprattutto un appuntamento capace di parlare contemporaneamente a bambini, ragazzi e adulti.
Nel 1978 De Maria ricevette anche un riconoscimento per la regia televisiva nella categoria dei programmi per ragazzi.
Giumbolo e le sigle diventate culto
A De Maria si deve anche Giumbolo, personaggio legato alla sigla di Supergulp! e diventato a sua volta una piccola icona.
Le musiche realizzate con Franco Godi contribuirono a costruire l’identità del programma e a renderlo immediatamente riconoscibile.
Era lo stesso meccanismo che De Maria aveva già sperimentato nella pubblicità: trasformare una trovata semplice in qualcosa capace di restare nella memoria collettiva.
Bonvi, Guccini e la Bologna creativa
La carriera di De Maria racconta anche una stagione particolarmente fertile della cultura emiliana.
Con Bonvi condivise l’umorismo surreale e la nascita di Nick Carter.
Con Francesco Guccini, amico di lunga data, condivise anche esperienze legate al cabaret.
Era un ambiente nel quale fumettisti, autori, musicisti e pubblicitari si incontravano e contaminavano continuamente i rispettivi linguaggi.
De Maria fu uno dei protagonisti più versatili di quella stagione.
Una carriera continuata oltre “Supergulp!”
La fine di Supergulp! nel 1981 non segnò la fine della sua attività.
De Maria continuò a lavorare nella pubblicità, nella televisione e nell’editoria. Negli anni Novanta fu anche condirettore, insieme a Beppe Cottafavi, del settimanale umoristico Comix, pubblicato da Franco Cosimo Panini.
Ma il suo lascito più importante resta inevitabilmente legato agli anni Settanta.
Il fumetto che imparò a parlare in televisione
Guido De Maria non inventò semplicemente un programma di successo.
Inventò un modo diverso di utilizzare la televisione.
Capì che per portare il fumetto sullo schermo non era necessario trasformarlo completamente in animazione. Bastava rispettarne il ritmo, l’ironia, le immagini e perfino le nuvolette.
Per un’intera generazione, Gulp! e Supergulp! significano ancora oggi le voci di Nick Carter, le battute delle Sturmtruppen, le tavole che prendevano vita e quella sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di completamente nuovo.
Con Guido De Maria scompare uno degli artigiani più originali della cultura popolare italiana. Ma resta una televisione che, grazie alla sua fantasia, aveva imparato a parlare la lingua dei fumetti senza far perdere loro l’anima.
