Garlasco, impronta e Dna sotto la lente. Ma il vero colpo di scena potrebbe dover ancora arrivare

Le nuove perizie potrebbero non essere l’ultimo capitolo: altri sviluppi potrebbero emergere nelle prossime settimane.

La Procura di Pavia dispone due nuovi approfondimenti tecnici nell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Al centro ci sono la compatibilità del piede di Andrea Sempio con una delle impronte rilevate nella villetta di via Pascoli e il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie della vittima. Due elementi delicati che potrebbero rafforzare l’ipotesi investigativa oppure, al contrario, ridimensionarne il peso. Ed è probabilmente proprio questo il motivo per cui vengono nuovamente messi sotto la lente prima delle decisioni finali dei magistrati.

Il caso Garlasco entra in una fase nella quale saranno soprattutto gli esperti a parlare.

La Procura di Pavia ha disposto due ulteriori consulenze su Andrea Sempio nell’ambito della nuova indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia.

Gli incarichi riguardano due dei punti più discussi dell’inchiesta: una delle impronte repertate sulla scena del crimine e il Dna rinvenuto sotto le unghie della vittima.

Il primo approfondimento è stato affidato all’antropologa forense Cristina Cattaneo, il secondo al genetista Carlo Previderè.

Sempio resta indagato e deve naturalmente essere considerato innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva.

Il nodo dell’impronta numero 6

La consulenza antropometrica dovrà approfondire il rapporto tra le caratteristiche del piede di Sempio e la cosiddetta impronta numero 6, una delle tracce individuate nella villetta.

Secondo quanto emerso, il piede dell’indagato risulterebbe compatibile con calzature di taglia 42-43.

Ma esiste un elemento che rende il confronto tutt’altro che automatico: la larghezza della traccia sarebbe di circa 9,5 centimetri, mentre le misurazioni del piede di Sempio oscillerebbero tra 11,2 e 12 centimetri.

È proprio su questa differenza che la consulenza dovrà fornire una risposta scientificamente sostenibile.

Bisognerà capire se possa essere spiegata dalla calzatura, da un appoggio parziale, dalla deformazione della traccia o dalle condizioni nelle quali l’impronta è stata prodotta.

Oppure se quella distanza tra le misure debba ridurre significativamente l’ipotesi di compatibilità.

Ed è una distinzione decisiva.

Dire che una misura di scarpa può coincidere non significa dimostrare che quella determinata impronta appartenga a una determinata persona.

Il Dna sotto le unghie di Chiara

Il secondo accertamento riguarda il materiale genetico rinvenuto sotto le unghie di Chiara Poggi.

Previderè dovrà approfondire il significato degli elementi di compatibilità che sarebbero emersi rispetto al profilo genetico di Sempio.

Anche in questo caso la parola chiave è compatibilità.

Nel racconto mediatico questa espressione rischia spesso di trasformarsi troppo rapidamente in una certezza. Ma dal punto di vista scientifico bisogna comprendere quanto sia completo il profilo, se si tratti di materiale misto o degradato, quale sia il peso statistico del risultato e quali siano i limiti dell’analisi.

E anche un’eventuale attribuzione genetica non risponderebbe automaticamente a un’altra domanda essenziale: quando e come quel materiale sarebbe arrivato sotto le unghie della vittima?

È proprio su questo terreno che una prova scientifica deve dimostrare di poter resistere al contraddittorio.

Perché nuove perizie proprio adesso?

Ed è qui che, a mio avviso, si trova il vero significato di questa decisione della Procura.

Non credo che le nuove consulenze vadano interpretate automaticamente come il segnale che la posizione di Andrea Sempio sia improvvisamente peggiorata.

Potrebbero indicare qualcosa di più semplice e, processualmente, molto più importante: prima di decidere se portare questa inchiesta davanti a un giudice, la Procura vuole sapere quanto siano davvero solidi i suoi elementi tecnici principali.

Se impronta e Dna fossero già considerati incontrovertibili, difficilmente servirebbero nuovi accertamenti così specifici.

Il fatto che vengano approfonditi ancora una volta suggerisce invece che sono ritenuti importanti, ma che restano questioni scientifiche da risolvere.

E questo vale in entrambe le direzioni.

Le nuove consulenze potrebbero rafforzare l’impianto investigativo, ma potrebbero anche ridimensionare il valore di elementi che negli ultimi mesi hanno avuto una fortissima esposizione mediatica.

La difesa ha aperto il confronto tecnico

C’è poi un altro aspetto da considerare.

Le nuove verifiche arrivano dopo il deposito di diverse consulenze da parte della difesa.

È quindi naturale che la Procura voglia confrontare le proprie valutazioni con le osservazioni tecniche presentate dalla controparte.

Un eventuale processo non si giocherebbe sulle impressioni, ma sulla capacità delle prove di resistere alle contestazioni.

Ed è proprio per questo che, prima di compiere il prossimo passo, i magistrati devono sapere dove l’impianto investigativo è realmente forte e dove, invece, presenta margini di dubbio.

Anche la consulenza psichiatrica

Alle nuove perizie su impronta e Dna si aggiunge l’accertamento già affidato allo psichiatra Roberto Catanesi, relativo alla valutazione di eventuali condizioni patologiche riferibili al periodo dei fatti e ad altri aspetti di natura psichiatrico-forense.

Anche questo elemento deve però essere letto esclusivamente nel suo significato tecnico.

Una consulenza psichiatrica non rappresenta di per sé una prova di responsabilità per l’omicidio.

Il 28 settembre si avvicina

Il termine delle indagini preliminari indicato per il 28 settembre rende questi approfondimenti ancora più significativi.

La Procura dovrà decidere quale strada prendere.

Se chiedere il rinvio a giudizio, dovrà poter sostenere che il quadro raccolto sia sufficientemente robusto per affrontare un processo.

Se invece le nuove consulenze dovessero indebolire alcuni degli elementi centrali, la valutazione potrebbe essere completamente diversa.

È per questo che eviterei di leggere le nuove perizie come una semplice conferma dell’ipotesi accusatoria.

Sono importanti proprio perché possono confermare, smentire o ridimensionare ciò che fino a questo momento è stato ritenuto rilevante.

A Garlasco adesso servono risposte, non suggestioni

Dopo quasi vent’anni di processi, ricostruzioni, perizie, controperizie e dibattito mediatico, il caso Garlasco non ha bisogno di nuove scorciatoie narrative.

Ha bisogno di risposte scientifiche.

Quanto è compatibile quell’impronta? Quanto è affidabile quel Dna? Qual è il valore statistico delle analisi? E soprattutto: questi elementi, considerati nel loro insieme, sono realmente in grado di sostenere un’accusa?

È questa, secondo me, la ragione più profonda delle nuove consulenze.

Non necessariamente trovare qualcosa di nuovo, ma capire fino in fondo quanto valgono le prove che già esistono.

E se davvero il caso dovesse tornare in aula, sarà questa la soglia decisiva: non ciò che un elemento sembra suggerire, ma ciò che può essere dimostrato oltre le suggestioni e dentro le regole di un processo.

Una cosa da osservare

Come abbiamo sempre sostenuto, gli elementi finora emersi pubblicamente sembrano ancora troppo fragili per considerare scontato un eventuale approdo in aula. Ed è probabilmente anche per questo che la Procura continua a chiedere approfondimenti: prima di compiere un passo processuale così importante servono certezze tecniche, non semplici compatibilità o suggestioni.

Ma c’è un altro aspetto che merita di essere osservato con attenzione. Il fatto che, a indagini così avanzate, continuino ad aprirsi nuovi fronti di verifica lascia pensare che il fascicolo possa non esaurirsi affatto nell’impronta e nel Dna di Andrea Sempio. Questo non dimostra, naturalmente, che esista già una prova nascosta o un nuovo responsabile individuato. Sarebbe scorretto sostenerlo.

Significa però che la storia investigativa potrebbe essere più ampia di quella che oggi conosciamo pubblicamente. E forse il punto più interessante delle prossime settimane sarà proprio questo: capire se le nuove consulenze servano soltanto a consolidare quanto già raccolto oppure se siano parte di una ricostruzione più vasta che la Procura non ha ancora mostrato.

Perché a Garlasco, ormai, l’impressione è che impronta e Dna siano soltanto una parte della partita. Il resto, se esiste, deve ancora venire alla luce.