Tensione durante una conferenza stampa del primo ministro Anthony Albanese, che ha reagito duramente alle domande sul costo e sulla partecipazione agli eventi pre-COP organizzati nel Pacifico. Il governo difende l’iniziativa come un passaggio strategico per portare l’esperienza dei Paesi insulari al centro del dibattito climatico globale. L’opposizione, invece, attacca: pochi leader confermati e un conto da 150 milioni di dollari che, secondo i Coalition, i contribuenti australiani meritano di vedere giustificato.
Si accende il confronto politico australiano attorno agli eventi pre-COP che si terranno in Fiji e Tuvalu all’inizio di ottobre, in preparazione della COP31 prevista in Turchia a novembre.
Durante una conferenza stampa, Anthony Albanese ha avuto un acceso scambio con un giornalista di Channel 7 che gli chiedeva se il numero ancora limitato di leader internazionali confermati potesse mettere in discussione il valore dell’iniziativa.
Il primo ministro ha respinto la premessa e ha accusato il giornalista di essere «molto irrispettoso» nei confronti dei leader del Pacifico.
Secondo Albanese, il punto dell’iniziativa non è il numero dei capi di governo presenti, ma la possibilità di portare direttamente nel dibattito climatico internazionale l’esperienza dei Paesi più esposti agli effetti del cambiamento climatico.
Solo cinque leader non-Pacifico confermati
Al momento, secondo quanto reso noto, sono attesi i leader di Antigua e Barbuda, Cabo Verde, Thailandia, Maldive e Timor Est.
Germania, Messico e Corea del Sud dovrebbero invece inviare rappresentanti di livello ministeriale.
La partecipazione relativamente contenuta dei leader non appartenenti al Pacifico è diventata uno degli argomenti principali utilizzati dall’opposizione per contestare il costo dell’operazione.
Gli eventi fanno parte dell’accordo raggiunto tra Australia e Turchia dopo il compromesso sulla sede della COP31. Nell’intesa, il ministro per il Cambiamento climatico Chris Bowen è stato nominato “president of negotiations”.
Il nodo della lista degli invitati
Per mesi il governo ha rifiutato di rendere pubblica la lista completa degli invitati.
Il Department of Prime Minister and Cabinet, il Department of Foreign Affairs e il Department of Climate Change hanno respinto richieste di accesso alle informazioni.
PM&C ha confermato di detenere una lista degli invitati, ma ha motivato il rifiuto sostenendo che la pubblicazione avrebbe potuto rivelare considerazioni diplomatiche sensibili relative alla partecipazione.
La scelta ha alimentato le critiche dell’opposizione, che ha accusato il governo di scarsa trasparenza.
Tehan: «Gli australiani vogliono bollette più basse»
Il ministro ombra dell’Energia Dan Tehan ha attaccato duramente il governo, sostenendo che i contribuenti australiani stiano pagando milioni di dollari per una conferenza all’estero senza avere informazioni sufficienti sul livello reale di partecipazione.
Tehan ha definito l’evento un possibile “talkfest” da 150 milioni di dollari e ha sostenuto che gli australiani non chiedono nuove conferenze internazionali, ma bollette energetiche più basse.
L’opposizione ha inoltre usato il caso per colpire politicamente Chris Bowen, già criticato per il mancato successo della candidatura di Adelaide a ospitare la COP.
Albanese difende il ruolo del Pacifico
Il governo insiste però sul valore strategico dell’iniziativa.
Albanese ha ribadito che l’Australia ha un interesse diretto nel mantenere un rapporto stretto con i Paesi del Pacifico e che il confronto sul clima non può prescindere dalle nazioni che ne subiscono gli effetti più immediati.
La linea dell’esecutivo è che il pre-COP non debba essere giudicato soltanto in base al numero di leader presenti, ma per la capacità di influenzare la preparazione del negoziato internazionale.
Il vero terreno dello scontro
La vicenda, in realtà, mette insieme tre questioni diverse.
La prima è il costo: 150 milioni di dollari sono una cifra politicamente sensibile e il governo sarà inevitabilmente chiamato a spiegare come verranno utilizzati.
La seconda è la trasparenza, visto il lungo rifiuto di rendere nota la lista degli invitati.
La terza è il valore diplomatico dell’iniziativa e il peso che il Pacifico potrà realmente avere nella costruzione della COP31.
Su questi tre punti il confronto politico è destinato a continuare.
E il botta e risposta tra Albanese e il giornalista mostra quanto il tema sia già diventato sensibile.
