Musica generata dall’AI fuori dalle classifiche ARIA: in Australia nuove regole da venerdì

L’Australian Recording Industry Association cambia le regole delle classifiche ufficiali: i brani creati interamente o prevalentemente con intelligenza artificiale non saranno più ammessi nelle ARIA Charts. Resteranno invece eleggibili le produzioni in cui l’AI viene utilizzata come strumento di supporto, purché il risultato sia “sostanzialmente realizzato da esseri umani”.

L’intelligenza artificiale entra ufficialmente nel regolamento della musica australiana.

A partire da venerdì, le ARIA Charts escluderanno i brani realizzati principalmente o completamente attraverso sistemi di intelligenza artificiale generativa.

L’Australian Recording Industry Association (ARIA) ha aggiornato il proprio Charts Code of Practice, introducendo un criterio destinato a distinguere la musica creata dagli artisti da quella prodotta in larga parte da sistemi automatici.

La regola stabilisce che un brano che utilizza AI generativa potrà essere ammesso soltanto se risulta “substantially human-made”, cioè realizzato in maniera sostanziale da persone, e se non presenta problemi legati a manipolazione di streaming o classifiche.

L’AI non viene vietata completamente

ARIA non chiude quindi la porta all’intelligenza artificiale.

Gli artisti potranno continuare a utilizzare strumenti AI nella produzione, nel sound design, nell’editing e in altre fasi creative.

La discriminante sarà il ruolo effettivo dell’essere umano nella realizzazione dell’opera.

Secondo le nuove linee guida internazionali richiamate da ARIA, la presenza di voci principali o strumenti fondamentali generati dall’intelligenza artificiale potrebbe essere sufficiente a rendere un brano non idoneo alle classifiche.

L’associazione potrà rimuovere registrazioni considerate non eleggibili, modificare le posizioni in classifica e revocare eventuali riconoscimenti ottenuti.

Artisti ed etichette avranno comunque la possibilità di contestare le esclusioni.

Il caso che ha acceso il dibattito

La decisione arriva dopo le polemiche scoppiate attorno alla versione di Like a Prayer realizzata dal DJ e produttore del Queensland Josh Fawaz.

Il brano era diventato il più trasmesso dalle radio australiane e aveva raggiunto il quarto posto in due classifiche ARIAnel mese di luglio.

La produzione aveva però attirato critiche per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Fawaz aveva spiegato di aver usato l’AI “come uno strumento” e successivamente aveva modificato le informazioni pubblicate su Spotify precisando che voce e batteria erano state generate attraverso AI.

Secondo ARIA, con le nuove regole una produzione di questo tipo potrebbe non risultare eleggibile.

«Bisogna sostenere la creatività umana»

La chief executive di ARIA Annabelle Herd ha spiegato che l’obiettivo non è impedire agli artisti di sperimentare con nuove tecnologie.

Il problema, secondo l’associazione, riguarda invece la musica generata completamente da sistemi che possono essere stati addestrati attraverso registrazioni create da altri artisti.

ARIA ha inoltre invitato radio e altri soggetti che decidono quali brani vengono promossi al pubblico australiano ad adottare principi simili per tutelare la creatività umana.

Una battaglia internazionale

La decisione australiana segue i principi pubblicati a luglio dall’International Federation of the Phonographic Industry (IFPI).

Più di venti sistemi ufficiali di classificazione musicale nel mondo stanno adottando regole destinate a distinguere le registrazioni create da esseri umani da quelle interamente generate dall’intelligenza artificiale.

Al centro del confronto c’è anche il tema del copyright.

L’industria musicale contesta infatti l’utilizzo di registrazioni protette per addestrare modelli di AI senza l’autorizzazione degli artisti o dei titolari dei diritti.

Anche Spotify cambia approccio

Spotify ha scelto finora una strada diversa.

La piattaforma ha annunciato sistemi per identificare le cosiddette AI personas e limitarne la presenza nelle raccomandazioni automatiche, ma l’etichetta riguarda principalmente l’identità associata al profilo dell’artista e non necessariamente il modo in cui ogni singola registrazione è stata prodotta.

Il governo federale australiano sta intanto lavorando a nuove regole sull’intelligenza artificiale che dovrebbero includere protezioni più forti del copyright per i creatori australiani.

La decisione di ARIA apre quindi una nuova fase.

L’intelligenza artificiale potrà continuare a essere uno strumento musicale. Ma per entrare nelle classifiche ufficiali australiane, al centro della creazione dovrà restare l’essere umano.