Un’irriverente manifestazione d’interesse per le prossime elezioni del COMITES NSW (rispondendo al pessimismo cosmico del mio amico Emanuele Esposito).
di Cav. Luigi De Luca OMRI
Mentre il mio caro amico Emanuele Esposito lancia dalle pagine della stampa il suo severo e serissimo anatema istituzionale proclamando un categorico “Io al Comites? No, grazie!”, io ho deciso di fare l’esatto opposto. Cogliendo tutti di sorpresa, ho appena depositato la mia entusiastica espressione di interesse per le prossime elezioni del COMITES NSW.
E sapete perché? Perché l’evidenza contemporanea ci insegna che non c’è posto migliore al mondo per edificare un meraviglioso, marmoreo monumento al proprio “Ego” rispetto a un comitato consultivo d’oltremare!
Emanuele, con la sua proverbiale integrità, sostiene che questi organismi servano a poco o nulla, e che dopo quarant’anni sia giunto il momento di pretendere di più per la comunità. Ma questa, lasciatemelo dire, è una visione fin troppo spallata e priva di romanticismo burocratico! Vuoi mettere il brivido e l’emozione di sedersi attorno a un tavolo a discutere per ore sull’uso corretto del font istituzionale per una locandina, o il fascino intramontabile di una tartina al salmone consumata durante un rinfresco di gala, rigorosamente con i favori dei flash?
In un mondo professionale e gastronomico contemporaneo in cui tutti sono ossessionati dall’apparire super-talentuosi e dal collezionare titoli auto-proclamati, il COMITES rischia di diventare la terra promessa dell’apparire.
Pertanto, se la tendenza globale è quella di anteporre il servizio all’ego rispetto alla valorizzazione reale dell’essere umano, io mi candido ufficialmente a diventarne il paladino! Prometto fin da ora solenni battaglie: pretenderò che le riunioni consolari siano trasmesse in diretta streaming con filtri di bellezza per esaltare i profili dei consiglieri, e che ogni comunicato stampa sia lungo almeno dodici pagine, per garantire che non dica assolutamente nulla ma che sembri incredibilmente importante.
Scherzi a parte, la provocazione del mio amico Emanuele tocca un nervo scoperto e sacrosanto. Dietro l’ironia, c’è una spinta molto più intima che mi ha convinto a scendere in campo. Qualche tempo fa, durante una serata in cui si discuteva animatamente di dinamiche comunitarie, avevo confessato a un altro amico la mia riluttanza a candidarmi, stanco dei troppi favoritismi che storicamente ingessano queste istituzioni. Lui, davanti a tutti, mi ha provocato dicendo (per scherzo naturalmente… credo): “Ma dai, Luigi, a te cosa importa? Tanto sei già stato nominato Cavaliere, non hai mica bisogno del COMITES per farti pubblicità!” :-).
Quella frase mi ha fatto riflettere a fondo, ma in una direzione opposta alla sua. Non la ritengo affatto veritiera, ed è proprio per smentire questa logica che oggi voglio essere presente e dedicarmi alla comunità. La verità è che un titolo non ci toglie le responsabilità; al contrario, le amplifica. L’onorificenza dello Stato non è una medaglia per andare in pensione o un passaporto per l’indifferenza, ma un impegno morale solenne che impone di mettersi al servizio degli altri con ancora più vigore.
Chi mi conosce sa bene che in passato, in tutte le mie mozioni e proposte formali all’interno del comitato, ho sempre lottato per valorizzare le persone vere/semplici e i professionisti liberi come Emanuele, capaci di dare l’anima per la comunità senza chiedere nulla in cambio.
Se oggi qualcuno si riempie la bocca promuovendo l’istituzione del premio “Italiano dell’Anno”, lasciatemi fare un piccolo, storico bilancio contabile: quell’evento, per la cronaca, a me personalmente è costato tre interi turni di preparazione di granita messinese e di tiramisù fatti a mano e distribuiti gratis a tutta la platea per finanziare e addolcire le serate organizzate dal Comites tra il 1997 e il 2003! Mi sono pentito? NO! Lo rifarei. Lo dico solo per dover di cronaca… visto che molti fanno “mangia e scorda”:-)
Ma visto che quel premio oggi esiste davvero, grazie all’attuale Comites, ed è diventato una realtà tangibile grazie a quei sacrifici zuccherati, significa che seminare con etica alla fine ripaga sempre. Quindi, caro Emanuele, non disperare: se la ruota della meritocrazia gira nel verso giusto, la storia dimostra che anche per te e per la tua coerenza potrebbe esserci qualcosa di bello e di meritato in riserbo.
Nel frattempo, voglio rassicurare tutti: se dovessi essere eletto, non userò mai coltello e forchetta per mangiare un arancino durante le sessioni di voto (sarebbe un insulto intollerabile per Messina e per la mia sicilianità DOC). Continuerò ad addentarlo dall’alto verso il basso, a piedi scalzi, ricordando a tutti che la vera forza di una comunità risiede nella sua autentica semplicità, nella tutela della memoria e nell’arte dell’essere. Non dell’avere. E tantomeno dell’apparire.
Emanuele, ti prometto che dal mio futuro, ambitissimo scranno istituzionale, la prima mozione che presenterò sarà un encomio solenne… alla tua totale e incorruttibile coerenza! Bravo!

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