Deep View, diciassettesima puntata: 16 settembre 1956, la sera in cui l’Australia accese la TV

Settant’anni fa, da uno studio di Sydney, un saluto inaugurava le trasmissioni televisive regolari australiane. Dai primi apparecchi in bianco e nero ai grandi protagonisti dello spettacolo, dalle Olimpiadi alla televisione multiculturale: Deep View ripercorre la storia di uno schermo attraverso il quale un Paese ha imparato a raccontarsi.

di Emanuele Esposito | 16 settembre 2026

Alle sette di sera di domenica 16 settembre 1956, l’emittente TCN9 di Sydney inaugurò le proprie trasmissioni. Prima si ascoltò la voce dell’annunciatore John Godson, che presentò la stazione. Poi comparve sullo schermo Bruce Gyngell, in abito da sera.

Aveva ventisette anni e pronunciò una frase destinata a diventare parte della memoria nazionale:

«Good evening… and welcome to television».

Buonasera, e benvenuti alla televisione. Quel saluto accompagnò l’inizio delle trasmissioni televisive regolari in Australia.

Oggi sono trascorsi settant’anni.

Per la diciassettesima puntata di Deep View by Allora! News torniamo a quella sera attraverso un documentario pubblicato da 9 News Australia, dedicato alla storia del piccolo schermo: immagini d’archivio, testimonianze e momenti che hanno accompagnato generazioni di telespettatori.

Non soltanto la storia di una tecnologia. Anche quella delle abitudini, dei volti e dei racconti attraverso i quali gli australiani hanno cominciato a riconoscersi.

Quando la televisione si guardava insieme

La televisione non entrò contemporaneamente in tutte le case. Come ricorda il National Museum of Australia, gli apparecchi erano costosi e molti abitanti di Sydney assistettero alle prime trasmissioni davanti alle vetrine dei negozi oppure nelle abitazioni di chi aveva già acquistato un televisore. I rivenditori organizzarono occasioni di visione collettiva.

Prima ancora di diventare un’abitudine domestica, la TV fu dunque un motivo per incontrarsi.

Alle voci della radio si aggiungevano i volti. Una persona poteva parlare da uno studio lontano ed essere presente, attraverso la propria immagine, dentro una stanza.

Dietro quella novità c’era anche una scelta sull’organizzazione del servizio: far convivere la televisione pubblica dell’ABC e le emittenti commerciali. Non si trattava soltanto di accendere un trasmettitore, ma di decidere quale televisione avrebbe accompagnato il Paese.

Il benvenuto che ricordiamo non è necessariamente quello originale

C’è un particolare che rende questa storia ancora più interessante.

Il celebre filmato di Bruce Gyngell, riproposto per decenni come immagine dell’esordio televisivo australiano, non va presentato come la registrazione certa della diretta del 16 settembre 1956.

Le ricerche del curatore Simon Smith, pubblicate dal National Film and Sound Archive, indicano che la sequenza oggi conosciuta proviene da uno speciale del 1966. Il saluto sarebbe stato ricreato già nel 1957, per il primo anniversario di TCN9. Della vera serata inaugurale sopravvive invece una bobina muta di circa ventotto minuti, con estratti di programmi successivi all’apertura: quel primo benvenuto non vi compare.

L’avvenimento non cambia. Cambia il modo in cui dobbiamo presentare le immagini.

È una distinzione importante per Deep View: un filmato può diventare il simbolo di un momento storico senza esserne la registrazione contemporanea. Il lavoro degli archivi ci aiuta a distinguere ciò che accadde da come abbiamo imparato a ricordarlo.

Le Olimpiadi e la nascita di un pubblico

La televisione arrivò in tempo per le Olimpiadi di Melbourne del novembre 1956. I Giochi offrirono al nuovo mezzo l’occasione di portare nelle case competizioni, atleti e cerimonie, legando fin dall’inizio la sua storia a quella dello sport.

È un rapporto che ritorna anche nella retrospettiva scelta per questa puntata. Nine richiama, fra i momenti rievocati, l’oro di Cathy Freeman nei 400 metri alle Olimpiadi di Sydney: una di quelle immagini nelle quali un risultato sportivo diventa un ricordo condiviso.

Questo è uno degli aspetti più affascinanti della televisione: la capacità di dare a persone lontane fra loro la sensazione di assistere insieme allo stesso avvenimento.

I volti che diventavano familiari

Ma uno schermo non vive soltanto di eventi eccezionali. Ha bisogno di appuntamenti ai quali tornare, personaggi riconoscibili e un linguaggio capace di creare familiarità.

Dal 1957, con Graham Kennedy e In Melbourne Tonight, il varietà australiano trovò uno dei suoi protagonisti. Sketch, improvvisazioni, pubblicità trasformate in occasioni comiche e il sodalizio con Bert Newton contribuirono a costruire un intrattenimento nel quale anche l’imprevisto poteva diventare parte dello spettacolo.

La musica trovò a sua volta una casa televisiva. Countdown, ricorda l’ACMI, ebbe un pubblico tanto ampio e riservò uno spazio così importante agli artisti australiani da influenzare anche le scelte dei programmatori radiofonici.

La televisione non si limitava quindi a mostrare ciò che piaceva al pubblico. Contribuiva a far conoscere nuovi protagonisti e a costruire gusti e riferimenti comuni.

Quando arrivò il colore

Il 1° marzo 1975 segnò un’altra svolta: l’avvio ufficiale della televisione a colori in Australia. La transizione fu preceduta da prove tecniche, campagne promozionali e programmi speciali con i quali le emittenti prepararono gli spettatori alla nuova esperienza.

Anche quel passaggio racconta il rapporto fra tecnologia e immaginazione. Non cambiava soltanto un apparecchio: cambiava il modo di vedere una partita, un costume di scena, un paesaggio.

Eppure la maturazione della televisione australiana non può essere raccontata soltanto attraverso la qualità delle immagini.

C’era un’altra domanda: chi trovava spazio dentro quelle immagini?

SBS e l’Australia delle lingue diverse

Per una testata italiana in Australia, questo interrogativo ha un significato particolare.

Vivere in un Paese, lavorarci e costruirvi una famiglia non significa necessariamente vedere rappresentate sullo schermo la propria lingua e la propria esperienza.

Una tappa decisiva fu l’arrivo di SBS. Dopo le esperienze radiofoniche multilingui iniziate nel 1975 e le trasmissioni televisive sperimentali, il servizio TV avviò la programmazione regolare il 24 ottobre 1980, a Sydney e Melbourne. Il primo programma fu un documentario presentato da Peter Luck, dal titolo significativo: “Who Are We?”, chi siamo?

La missione di SBS era rendere accessibili informazione e contenuti culturalmente rilevanti anche agli australiani di diversa provenienza linguistica, favorendone la partecipazione alla vita pubblica.

È un passaggio che permette di leggere la storia della televisione da un’altra prospettiva: non soltanto l’espansione di un pubblico, ma il riconoscimento delle sue differenze.

E quella domanda rimane un buon criterio per osservare qualsiasi palinsesto:

chi siamo, e quanto di noi compare davvero sullo schermo?

Il documentario scelto da Deep View

Ad accompagnare questa puntata è il filmato “Australian TV: The highs, the lows and the downright bizarre”, pubblicato da 9 News Australia nell’ambito del racconto dei settant’anni della televisione australiana.

La retrospettiva “70 Years of Television”, realizzata dalla Long-form Unit di Nine, riunisce materiali d’archivio e ricordi dei protagonisti. Fra le voci annunciate dall’emittente figurano Ray Martin, Tracy Grimshaw, Patti Newton e Kerri-Anne Kennerley. Il percorso attraversa varietà, comicità, musica, informazione, programmi del mattino e sport.

È una televisione che torna a guardare il proprio passato. Anche per questo la proponiamo con una consapevolezza: una celebrazione seleziona alcuni ricordi e ne lascia altri sullo sfondo. La nostalgia può avvicinarci alle immagini; il contesto ci aiuta a comprenderle.

Il video selezionato

Australian TV: The highs, the lows and the downright bizarre | Nine

Fonte video: 9 News Australia – Nine.
Lingua: inglese. Durata: 56 minuti e 21 secondi.

▶️ Guarda il documentario all’interno di questa pagina.

Perché abbiamo scelto questa storia

Perché raccontare la televisione significa anche tornare dentro la vita quotidiana.

Per qualcuno queste immagini riporteranno alla memoria il soggiorno dei genitori, un programma seguito in famiglia, un presentatore o una canzone. Per altri saranno la scoperta di un’Australia conosciuta soltanto attraverso i racconti delle generazioni precedenti.

Ma Deep View non vuole fermarsi al ricordo di com’eravamo.

Vuole interrogarsi anche su chi aveva la possibilità di raccontare il Paese, su quali esperienze diventavano familiari e su quali voci faticavano a essere ascoltate.

Il 16 settembre 1956 un saluto annunciò l’arrivo di un nuovo mezzo. Settant’anni dopo, la domanda non riguarda più soltanto ciò che quello schermo poteva mostrarci.

Riguarda quanto, guardandolo, abbiamo imparato a conoscere davvero il Paese nel quale viviamo.

Deep View. Guardare più a fondo.

Documentari. Inchieste. Storia. E immagini che diventano memoria.

Fonte e ringraziamenti

Fonte video: 9 News Australia – Nine.

Allora! News ringrazia Nine e la sua Long-form Unit per la realizzazione della retrospettiva e 9 News Australia per aver condiviso il filmato selezionato.

Le immagini, le testimonianze e gli altri materiali audiovisivi restano attribuiti ai rispettivi autori, produttori e titolari dei diritti.

La ricostruzione storica si basa sui materiali del National Museum of Australia, del National Film and Sound Archive, dell’ACMI, di SBS e sulla presentazione della retrospettiva pubblicata da Nine.