Australia, visti in ritardo e raccolti a rischio: gli agricoltori chiedono risposte

La National Farmers’ Federation teme una carenza di personale durante la stagione agricola. Home Affairs conferma che alcune domande presentate dall’estero possono richiedere diversi mesi.

A cura della redazione online

Le colture maturano, ma i lavoratori attesi potrebbero non arrivare in tempo. È la preoccupazione degli agricoltori australiani, che chiedono al governo federale di accelerare le pratiche dei visti Working Holiday Maker, utilizzati da molti giovani stranieri che svolgono lavori stagionali nelle aziende agricole.

La National Farmers’ Federation segnala difficoltà nel reperire il personale programmato per i raccolti e un aumento della pressione sui lavoratori già disponibili. Al centro dell’allarme ci sono i tempi di rilascio dei visti per chi si trova ancora all’estero, proprio mentre le imprese devono organizzare le attività dei prossimi mesi.

Il presidente della federazione, Hamish McIntyre, ha avvertito che i ritardi potrebbero tradursi in una disponibilità di manodopera inferiore del 25–30% rispetto alle attese, con conseguenze sulla raccolta delle colture invernali e sulla preparazione di quelle estive. Una stima del rischio segnalato dal settore, che non rappresenta una riduzione già accertata dell’intera forza lavoro agricola nazionale.

Le difficoltà coinvolgerebbero anche le squadre europee specializzate nella conduzione delle mietitrebbie. Per le aziende, quindi, il problema riguarda tanto il numero degli addetti quanto la possibilità di disporre delle competenze necessarie nel momento in cui servono.

Particolarmente esposta è l’ortofrutta. Secondo il NFF Horticulture Council, i Working Holiday Makers coprono circa un posto di lavoro agricolo su sette in Australia e arrivano a rappresentare circa il 44% degli impieghi nell’ortofrutta durante il picco della raccolta.

Il fabbisogno cresce con l’avvicinarsi dell’estate australiana e raggiunge il massimo nelle settimane che precedono Natale. Una pratica che richiede mesi può quindi compromettere l’arrivo del personale durante la finestra utile per il raccolto.

Il responsabile del Council, Richard Shannon, richiama l’attenzione sulla necessità di considerare anche il tempo che separa il rilascio del visto dall’effettivo ingresso in azienda: i lavoratori devono organizzare il viaggio, raggiungere l’Australia e trasferirsi nelle aree di produzione. Le organizzazioni agricole chiedono perciò il ripristino dell’ordinaria lavorazione delle domande, tempi chiari e un confronto stabile con le imprese.

Il Department of Home Affairs conferma che alcune richieste inoltrate dall’estero possono richiedere diversi mesi. Il dipartimento spiega che il Paese ospita un numero record di Working Holiday Makers e che, per gestire la domanda, vengono privilegiate le pratiche delle persone già presenti in Australia.

I tempi pubblicati sul sito governativo restano indicativi: descrivono domande già concluse e non garantiscono che una nuova richiesta venga esaminata entro lo stesso intervallo.

L’incertezza riguarda anche turismo, ricettività e commercio. In una dichiarazione congiunta del 10 settembre, le organizzazioni di questi comparti e dell’agricoltura hanno chiesto maggiore chiarezza sul futuro del programma, sottolineando le difficoltà di pianificare il personale prima della stagione più intensa.

Per la filiera agroalimentare, il timore è che raccolti rallentati o incompleti possano ripercuotersi sulle forniture e successivamente sulla spesa delle famiglie. Al momento si tratta di possibili conseguenze indicate dalle organizzazioni agricole: non risultano, nel quadro descritto, rincari già misurati e attribuiti a questi ritardi.

La richiesta delle imprese è di poter conoscere per tempo la disponibilità dei lavoratori sui quali hanno fatto affidamento. Il calendario delle pratiche amministrative deve fare i conti con quello dei raccolti.

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*