Scoperta la prima pista di impronte attribuita a un T. rex adulto

In North Dakota è emersa una sequenza di enormi impronte lasciate circa 66,5 milioni di anni fa. Il percorso supera i sette metri e potrebbe rivelare nuovi dettagli sull’andatura e sull’anatomia del grande predatore.

A cura della redazione online

Una sequenza di gigantesche impronte rinvenuta nelle Badlands del North Dakota potrebbe rappresentare la prima pista mai identificata lasciata da un Tyrannosaurus rex adulto.

La scoperta è avvenuta nella Hell Creek Formation, nei pressi della cittadina di Marmarth, su terreni federali amministrati dallo US Forest Service. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Vertebrate Paleontology.

A differenza delle singole impronte già attribuite in passato al celebre predatore, in questo caso gli studiosi hanno individuato una vera e propria pista, tecnicamente definita trackway: una successione di passi capace di documentare il movimento dello stesso animale.

Impronte lunghe quasi un metro

La pista si estende per oltre sette metri ed è formata da almeno quattro grandi impronte tridattili, due lasciate dal piede destro e due dal sinistro. Durante una nuova campagna di scavo è stata individuata anche una quinta traccia.

Ogni impronta misura circa 90 centimetri di lunghezza. Le dimensioni eccezionali, la forma stretta delle dita e l’abbondanza di fossili di T. rex ritrovati nella stessa regione hanno portato i ricercatori ad attribuire la pista a un esemplare adulto.

Secondo il Denver Museum of Nature & Science, nessuna sequenza di impronte riconducibile con sufficiente certezza a un Tyrannosaurus rex adulto era mai stata descritta prima.

La Hell Creek Formation è una delle aree paleontologiche più importanti del Nord America. Le sue rocce custodiscono resti risalenti alla fase finale del Cretaceo, poco prima dell’estinzione di massa che cancellò i dinosauri non aviani circa 66 milioni di anni fa.

La scoperta di un insegnante volontario

La prima impronta venne individuata da Kent Hups, insegnante di scuola superiore e volontario impegnato nelle attività di ricerca.

Tyler Lyson, curatore di paleontologia dei vertebrati presso il Denver Museum e coautore dello studio, ha raccontato di essere rimasto inizialmente scettico. Le rocce, infatti, possono assumere naturalmente forme che ricordano quelle lasciate dagli animali.

La situazione è cambiata quando gli studiosi hanno cominciato a scavare più in profondità nella collina. Dopo circa mezz’ora è emersa una terza impronta, confermando l’esistenza di una sequenza regolare.

Da quel momento, secondo Lyson, l’entusiasmo del gruppo è diventato incontenibile. La presenza di più tracce allineate e compatibili tra loro ha permesso di escludere che si trattasse semplicemente di erosione naturale.

Il predatore camminava senza correre

Le impronte risultano separate da falcate di circa quattro metri. Attraverso le dimensioni delle tracce e la distanza tra i diversi passi, gli studiosi hanno stimato che il dinosauro procedesse a una velocità compresa fra 5 e 7 chilometri orari.

Non stava quindi inseguendo una preda o correndo, ma camminava a un ritmo simile a quello di un essere umano durante una normale passeggiata.

Questa informazione offre agli studiosi una rara fotografia del comportamento di un animale vissuto 66,5 milioni di anni fa. Gli scheletri fossili permettono di ricostruire l’anatomia di una specie, mentre le piste conservano un momento preciso della sua vita: il modo in cui si muoveva, la lunghezza del passo e la posizione dei piedi.

La tecnologia 3D utilizzata per studiare la pista

Per documentare la scoperta, i ricercatori hanno impiegato sistemi di scansione tridimensionale ad alta risoluzione. La tecnologia ha consentito di creare un modello digitale dettagliato delle impronte e dell’intero percorso.

I dati sono stati analizzati anche a distanza da Peter Falkingham, professore di paleobiologia alla Liverpool John Moores University e principale autore dello studio. Falkingham ha potuto esaminare le tracce attraverso i modelli tridimensionali senza recarsi personalmente sul luogo della scoperta.

Le scansioni serviranno anche a conservare una registrazione precisa del sito prima della rimozione di alcune impronte.

Le tracce saranno trasportate in elicottero

Tre sezioni della pista dovrebbero essere recuperate e trasferite al Denver Museum of Nature & Science. A causa del terreno accidentato delle Badlands, i blocchi di roccia contenenti le impronte saranno probabilmente sollevati attraverso reti e trasportati in elicottero.

Ogni blocco potrebbe pesare tra 360 e 450 chilogrammi.

Una volta arrivati al museo, i reperti verranno puliti e studiati in laboratorio. Gli scienziati sperano di trovare eventuali impronte della pelle del piede, un dettaglio che potrebbe aiutare a ricostruire con maggiore precisione l’aspetto degli arti del T. rex.

Il gruppo ritiene inoltre che la pista possa continuare all’interno della collina. Proseguendo gli scavi potrebbero quindi emergere altre impronte, allungando la sequenza e fornendo informazioni ancora più precise sull’andatura dell’animale.

La scoperta aggiunge così un nuovo tassello alla conoscenza del più famoso predatore preistorico: non soltanto le ossa di un animale estinto, ma i passi lasciati sul terreno durante una passeggiata avvenuta oltre 66 milioni di anni fa.