Sandro Mazzola il mito della grande Inter

A cura di Guglielmo Credentino

Il calcio italiano ha perso uno dei suoi più grandi protagonisti. Sandro Mazzola è morto a Milano all’età di 83 anni, lasciando un’eredità sportiva e umana che va ben oltre i colori della sua amata Inter. La sua scomparsa, avvenuta il 19 settembre 2026, ha suscitato profonda commozione nel mondo dello sport.

Figlio di Valentino Mazzola, capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga, Sandro aveva portato sulle spalle fin da bambino un cognome importante. Ma, con il tempo, era riuscito a costruire una propria leggenda, diventando uno dei simboli più riconoscibili del calcio italiano.

La sua storia era soprattutto legata all’Inter, la squadra nella quale era entrato giovanissimo e con cui aveva disputato l’intera carriera professionistica. Con la maglia nerazzurra aveva vissuto gli anni straordinari della Grande Inter di Helenio Herrera, conquistando quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. Nella finale di Coppa dei Campioni del 1964 contro il Real Madrid, Mazzola aveva segnato una memorabile doppietta, contribuendo alla prima conquista europea dell’Inter.

Il suo talento, fatto di tecnica, velocità, intelligenza tattica e capacità realizzativa, lo aveva trasformato in un idolo per intere generazioni di tifosi. Nel 1965 era stato anche capocannoniere della Serie A, mentre nel 1971 aveva chiuso al secondo posto il Pallone d’Oro, alle spalle di Johan Cruyff.

Con la Nazionale aveva collezionato 70 presenze e 22 gol, conquistando il Campionato Europeo del 1968 e raggiungendo la finale dei Mondiali del 1970 in Messico.

Proprio in quella Nazionale aveva condiviso il palcoscenico con Gianni Rivera, dando vita a quella che è passata alla storia come la celebre “staffetta”. Ma dietro la rivalità sportiva costruita dai giornali e dal calcio dell’epoca c’era un rapporto umano autentico. Dopo la morte dell’amico, Rivera ha ricordato semplicemente: «Eravamo amici». Mazzola aveva continuato a essere una presenza importante nel mondo del calcio anche dopo il ritiro, come dirigente e commentatore. La sua popolarità, però, non era mai venuta meno.

Anche lontano dal campo, aveva continuato a raccontare il calcio con passione, mantenendo un legame speciale con tifosi, colleghi e appassionati.

Per gli interisti resterà il volto della Grande Inter, il numero 10, il “Baffo” e soprattutto una bandiera. Per il calcio italiano, Sandro Mazzola resterà: un campione che aveva trasformato una maglia nerazzurra in una parte della propria vita e che, per generazioni di tifosi, era diventato semplicemente un mito.

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