Il Parlamento approva la delega al Governo. Dodici mesi per definire le nuove regole, mentre restano da individuare siti e progetti. Al centro del percorso piccoli reattori, sicurezza e gestione dei rifiuti.
A cura della redazione online
L’Italia riapre la strada alla produzione di energia nucleare. Con 81 voti favorevoli, 51 contrari e sette astensioni, il Senato ha approvato definitivamente la legge delega che affida al Governo il compito di costruire il nuovo quadro normativo del settore. Il provvedimento non autorizza la costruzione di una centrale, ma stabilisce il percorso attraverso il quale potranno essere valutati e autorizzati futuri impianti.
Il Governo avrà dodici mesi dall’entrata in vigore della legge per adottare uno o più decreti legislativi. Saranno possibili interventi integrativi e correttivi entro ventiquattro mesi dall’entrata in vigore dei decreti stessi.
La delega riguarda l’intero ciclo nucleare: programmazione, sperimentazione, localizzazione, costruzione, esercizio e smantellamento degli impianti. Comprende inoltre la gestione del combustibile, dei rifiuti radioattivi e delle strutture di stoccaggio e smaltimento, insieme alla ricerca e alla formazione del personale.
Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, presenta il provvedimento come un passaggio verso maggiore sicurezza energetica e neutralità climatica al 2050. Nella strategia del Governo, il nucleare dovrebbe affiancare le rinnovabili e contribuire a contenere i costi dell’energia.
La legge mantiene un principio di neutralità tecnologica: non seleziona oggi un modello di reattore. Nel perimetro rientrano piccoli reattori modulari, tecnologie avanzate, microreattori e, con una disciplina specifica, la fusione.
Gli SMR, i piccoli reattori modulari, sono progettati per consentire la produzione in fabbrica di componenti e moduli da assemblare nel sito di destinazione. Gli AMR introducono ulteriori innovazioni tecnologiche. La Commissione europea ne riconosce il potenziale, ma indica anche ostacoli ancora da superare, dalle autorizzazioni alla sostenibilità economica e alla disponibilità di filiere industriali adeguate.
Sul fronte della sicurezza, diversi nuovi progetti prevedono sistemi passivi, che sfruttano fenomeni fisici come gravità e circolazione naturale per svolgere funzioni di protezione con minore dipendenza dall’intervento umano o dall’alimentazione elettrica esterna. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia atomica, queste caratteristiche possono aumentare i margini di sicurezza e ridurre il rischio di rilasci radioattivi in caso di incidente.
Le innovazioni non eliminano la necessità di controlli rigorosi. Ogni progetto dovrà dimostrare di rispettare i requisiti richiesti, mentre la protezione di lavoratori e cittadini, la gestione del combustibile esaurito e lo smaltimento dei rifiuti rimangono aspetti centrali. Il dibattito sulla sicurezza riguarda quindi prestazioni verificabili e responsabilità lungo tutta la vita dell’impianto.
La legge non indica dove sorgeranno eventuali centrali. La scelta dei siti dovrà tenere conto di sismicità, rischio idrogeologico, caratteristiche ambientali, infrastrutture e collegamenti alla rete elettrica, prevedendo forme di consultazione delle comunità interessate.
Il riordino comprende anche vigilanza e controlli, con la possibilità di istituire un’autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare, valorizzando le competenze dell’ISIN, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione.
Quanto ai tempi, il PNIEC considera un possibile ingresso dei nuovi reattori intorno al 2035. Lo scenario conservativo al 2050 contempla circa 8 gigawatt, equivalenti all’11% della domanda elettrica prevista; un’ipotesi di maggiore sviluppo arriva a circa 16 gigawatt e al 22%. Sono scenari di pianificazione, non impianti già finanziati o autorizzati.
Il contributo atteso è quello di una fonte programmabile a basse emissioni, integrata con rinnovabili, accumuli e reti. L’eventuale beneficio sulle bollette dipenderà però dai costi effettivi di costruzione, finanziamento, esercizio e gestione finale degli impianti: l’approvazione della delega non comporta una riduzione immediata dei prezzi dell’energia.
