Il governo yemenita riconosciuto internazionalmente e sostenuto dall’Arabia Saudita annuncia una nuova campagna militare contro gli Houthi filo-iraniani. Sullo sfondo, il controllo strategico di Bab el-Mandeb, gli attacchi contro infrastrutture saudite e il rischio di un’ulteriore escalation regionale.
A cura della redazione online
ADEN — Il governo yemenita sostenuto dall’Arabia Saudita ha annunciato l’avvio di una grande offensiva militare per riconquistare tutte le aree del Paese controllate dagli Houthi, il movimento armato sostenuto dall’Iran che da anni domina la capitale Sanaa e gran parte del nord-ovest dello Yemen.
Il presidente yemenita Rashad al-Alimi ha dichiarato in un discorso televisivo che le forze governative continueranno l’operazione fino alla “liberazione del Paese” dal controllo degli Houthi.
Poco dopo, un portavoce militare ha invitato il movimento a deporre le armi.
Gli Houthi controllano Sanaa dal 2014
Gli Houthi, conosciuti formalmente come Ansar Allah, controllano Sanaa e vaste aree del nord-ovest dello Yemen dal 2014.
Negli anni hanno resistito a numerose offensive condotte dall’Arabia Saudita, dagli Emirati Arabi Uniti e dai loro alleati, riuscendo nel frattempo a rafforzare il proprio arsenale con il sostegno dell’Iran.
Il movimento ha recentemente conquistato nuovo terreno, arrivando a controllare il Bab el-Mandeb, uno degli stretti più strategici al mondo per il traffico marittimo.
In poche settimane gli Houthi avrebbero preso anche circa 150 chilometri di costa sul Mar Rosso, aumentando ulteriormente la loro capacità di pressione sulle rotte commerciali internazionali.
Bab el-Mandeb al centro della nuova guerra regionale
Il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb ha un peso strategico enorme.
Si tratta infatti del passaggio meridionale del Mar Rosso e di una delle principali vie di collegamento tra il Mediterraneo e l’Asia.
La sua importanza è cresciuta ulteriormente in un momento in cui il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz è diventato più difficile a causa del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.
In questo contesto, lo Yemen rischia di trasformarsi ancora una volta in uno dei principali fronti della competizione regionale.
Gli Houthi rivendicano attacchi contro l’Arabia Saudita
Mentre il governo yemenita annunciava la nuova offensiva, gli Houthi hanno dichiarato di aver lanciato missili balistici e droni contro siti Saudi Aramco a Riyadh e nell’area di Khurais.
Secondo il movimento, gli attacchi avrebbero provocato grandi incendi e sarebbero stati una risposta a circa 50 raid aerei e missilistici condotti nelle precedenti 12 ore dalla coalizione guidata dall’Arabia Saudita.
Da Riyadh non è arrivata un’immediata conferma dei danni.
Il sostegno saudita e americano
Al-Alimi ha ringraziato l’Arabia Saudita per il sostegno e ha chiesto agli alleati regionali e internazionali dello Yemen di appoggiare le forze del governo.
Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, Riyadh e i suoi alleati yemeniti stavano preparando una grande operazione militare contro gli Houthi.
L’Arabia Saudita avrebbe un ruolo centrale nelle operazioni aeree, mentre le forze yemenite dovrebbero condurre l’avanzata sul terreno.
Gli Stati Uniti stanno già fornendo supporto di intelligence alle operazioni saudite, mentre alcuni Paesi europei e regionali starebbero contribuendo soprattutto con assistenza militare difensiva.
Taiz rischia l’assedio
La situazione resta particolarmente delicata anche intorno alla città di Taiz, una delle più importanti dello Yemen.
Negli ultimi giorni gli Houthi avrebbero conquistato alcune alture strategiche e sarebbero avanzati verso l’ultima strada ancora aperta tra Taiz e Aden.
Se il movimento riuscisse a controllare completamente quell’asse, la città rischierebbe un vero e proprio assedio.
Taiz ospita centinaia di migliaia di civili e migliaia di soldati delle forze governative.
Una sua chiusura aggraverebbe ulteriormente una crisi umanitaria già drammatica.
Una guerra iniziata oltre dieci anni fa
Lo Yemen è immerso nel conflitto da oltre un decennio.
Dopo le proteste della Primavera araba del 2011, gli Houthi presero progressivamente il controllo della capitale.
Nel 2015 l’Arabia Saudita intervenne militarmente alla guida di una coalizione araba per sostenere il governo riconosciuto internazionalmente.
Nonostante anni di guerra, il movimento Houthi non è stato sconfitto.
Una tregua raggiunta nel 2022 aveva ridotto l’intensità dei combattimenti, ma l’equilibrio è tornato a rompersi quest’anno con nuovi attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture saudite e rotte commerciali.
La crisi umanitaria peggiora
A pagare il prezzo più alto resta la popolazione civile.
L’intensificarsi dei combattimenti ha provocato nuovi sfollamenti e interruzioni nelle forniture alimentari.
In alcune aree del Paese, tre famiglie su quattro soffrono la fame, mentre decine di migliaia di persone sono state costrette a lasciare le proprie case.
La nuova offensiva annunciata dal governo potrebbe quindi aprire una fase ancora più pericolosa del conflitto.
Lo Yemen torna così al centro della crisi mediorientale, con un rischio evidente: che la guerra interna tra governo e Houthi diventi sempre più parte dello scontro regionale tra Arabia Saudita, Iran, Stati Uniti e Israele.
