Australia, dopo la morte si potrà diventare terra fertile: il New South Wales approva la terramazione

Una svolta storica nel settore funerario australiano. Il Parlamento del NSW ha approvato una legge che introduce la terramazione, un’alternativa ecologica alla sepoltura e alla cremazione che trasforma il corpo umano in terreno fertile. Il nuovo sistema potrebbe essere disponibile dal 2029, dopo il completamento delle procedure legislative e sanitarie.

Dopo la morte, il corpo umano potrà essere trasformato in terra fertile, destinata a nutrire alberi, giardini e altri memoriali viventi. Non si tratta di fantascienza, ma di una nuova pratica funeraria che sta per trovare riconoscimento legale nel New South Wales, aprendo una prospettiva completamente diversa sul modo di affrontare la morte e conservare il ricordo delle persone care.

Il Parlamento del New South Wales ha approvato il Public Health Amendment (Terramation) Bill 2026, il provvedimento che consentirà di introdurre la cosiddetta terramazione, conosciuta in precedenza con il termine inglese human composting, ovvero compostaggio umano.

La proposta ha superato entrambe le Camere del Parlamento statale. Il 15 ottobre aveva ottenuto l’approvazione unanime della Legislative Assembly, mentre mercoledì 21 ottobre è arrivato anche il via libera della Legislative Council.

Il disegno di legge, presentato dal deputato indipendente Alex Greenwich, rappresenta un passaggio storico per l’Australia, dove fino a oggi le principali modalità di trattamento dei corpi dopo la morte sono state la sepoltura tradizionale e la cremazione.

Il provvedimento è ora in attesa dell’assenso formale della Governatrice del New South Wales. Successivamente dovrà essere definito un sistema di regolamentazione sanitaria e ambientale.

La nuova pratica non sarà immediatamente disponibile: le prime terramazioni potrebbero essere effettuate non prima del 2029.

Che cos’è la terramazione e come funziona

La terramazione è un processo biologico controllato attraverso il quale il corpo di una persona deceduta viene gradualmente trasformato in una sostanza simile a un terreno ricco di materia organica.

A differenza della cremazione, che utilizza temperature elevate per ridurre il corpo in ceneri, la terramazione sfrutta l’attività naturale dei microrganismi e condizioni ambientali attentamente controllate.

Il corpo viene collocato all’interno di uno speciale contenitore fuori terra, insieme a materiali naturali biodegradabili come paglia, fieno e fibre vegetali.

L’ossigenazione, l’umidità e l’attività microbiologica favoriscono la decomposizione della materia organica, riproducendo in modo accelerato alcuni dei processi che avvengono naturalmente nel suolo.

La trasformazione richiede generalmente tra 40 e 90 giorni, a seconda della tecnologia utilizzata.

Al termine del trattamento viene ottenuto un materiale organico che, dopo le verifiche e i trattamenti previsti, potrà essere utilizzato secondo le future norme per creare memoriali viventi, sostenere la crescita di alberi o contribuire alla rigenerazione del terreno.

L’obiettivo è trasformare il tradizionale concetto di luogo di riposo in una forma di continuità biologica con l’ambiente naturale.

Le cinque fasi della trasformazione del corpo

Il procedimento sviluppato dalla società australiana Evergrove prevede cinque fasi principali.

La preparazione del contenitore. Sul fondo di un apposito recipiente viene disposto uno strato di fibre naturali, come paglia e fieno. Il corpo della persona deceduta, avvolto in un sudario biodegradabile, viene adagiato delicatamente sopra questo materiale.

La cerimonia di commiato. I familiari possono collocare fiori e piccoli oggetti biodegradabili intorno alla persona cara, secondo le proprie convinzioni e tradizioni. Il corpo viene quindi ricoperto con un ulteriore strato di fibre naturali.

La decomposizione controllata. Il contenitore viene chiuso per circa quaranta giorni e mantenuto in condizioni di ossigenazione continua. Nel modello proposto da Evergrove, il recipiente viene inoltre fatto oscillare delicatamente per circa un’ora al giorno, favorendo il processo biologico.

La preparazione del materiale organico. Al termine della prima fase, il contenuto viene controllato per rimuovere eventuali materiali non biodegradabili. Le protesi e gli impianti metallici vengono recuperati, mentre i frammenti ossei possono essere sottoposti a riduzione meccanica e reintegrati nel materiale organico, secondo le procedure consentite.

Il riposo e il memoriale vivente. Dopo un ulteriore periodo di stabilizzazione, stimato in circa nove giorni dal modello Evergrove, il materiale risultante può essere destinato agli utilizzi consentiti, compresa la realizzazione di memoriali naturali.

L’intero processo, secondo l’azienda, potrebbe concludersi in circa 40-49 giorni, anche se tempi e procedure varieranno in base agli operatori e alle prescrizioni sanitarie.

Una scelta ecologica contro l’impatto ambientale dei funerali tradizionali

Uno degli argomenti principali a favore della terramazione riguarda la sostenibilità ambientale.

La sepoltura tradizionale comporta l’occupazione permanente o prolungata di terreni, l’utilizzo di materiali per bare e monumenti funerari e, in molti casi, la necessità di mantenere ampie aree cimiteriali.

La cremazione, pur riducendo il fabbisogno di spazio, richiede elevate temperature e comporta consumi energetici ed emissioni atmosferiche.

La terramazione si presenta come una possibile alternativa a minore impatto ambientale, perché sfrutta processi biologici anziché la combustione e non richiede necessariamente una sepoltura tradizionale.

I suoi sostenitori sottolineano anche la possibilità di restituire parte della materia organica all’ambiente, attraverso la creazione di nuovi spazi verdi.

Tuttavia, gli effettivi vantaggi ambientali dovranno essere valutati considerando l’intero ciclo operativo, compresi consumi energetici, trasporti, costruzione degli impianti, gestione dei materiali e controlli sanitari.

Il principio rimane quello di offrire una scelta ulteriore, senza sostituire obbligatoriamente le pratiche funerarie esistenti.

Aria Kapaniris: «Sta davvero accadendo»

Tra le figure che hanno maggiormente sostenuto l’introduzione della terramazione nel New South Wales c’è Aria Kapaniris, fondatrice e amministratrice delegata di Evergrove, una società nata nel 2023 con l’obiettivo di sviluppare nuove soluzioni funerarie ecologiche.

Kapaniris ha seguito personalmente l’iter parlamentare, partecipando anche alla seduta di mercoledì dalla tribuna riservata al pubblico.

Al termine dell’approvazione ha espresso grande soddisfazione per quello che considera il risultato di anni di lavoro e sensibilizzazione.

«Sarà legalizzata. Sta davvero accadendo», ha dichiarato.

Secondo l’imprenditrice, durante il dibattito parlamentare diversi rappresentanti hanno espresso apertamente il proprio sostegno alla riforma.

Alcuni parlamentari avrebbero persino manifestato il desiderio di scegliere personalmente la terramazione per il proprio futuro funerale.

Kapaniris ha raccontato che uno di loro starebbe già modificando le proprie disposizioni testamentarie per includere questa possibilità.

Per la fondatrice di Evergrove, il risultato parlamentare rappresenta molto più di una semplice innovazione tecnologica: è il riconoscimento del diritto delle persone a scegliere modalità differenti e più personali per il proprio commiato.

La morte della madre e una battaglia diventata personale

Dietro l’impegno di Aria Kapaniris c’è anche una storia personale particolarmente dolorosa.

L’interesse per i rituali funerari risale alla sua infanzia, quando una visita al cimitero la colpì profondamente.

Era ancora una bambina quando, durante una cerimonia, vide la fotografia di una piccola defunta su una lapide.

Quell’immagine le fece percepire il cimitero come un luogo freddo e spaventoso e sollevò interrogativi sul significato della morte e sulle modalità con cui la società conserva il ricordo dei propri cari.

Con il passare degli anni, quelle domande si trasformarono in un interesse concreto per le alternative alla sepoltura e alla cremazione.

Ma nel maggio di quest’anno la sua battaglia ha assunto un significato ancora più intimo.

Sua madre Theresa, appena 52 anni, ha ricevuto una diagnosi improvvisa di tumore ai polmoni al quarto stadio, con metastasi al cervello.

È morta esattamente otto settimane dopo.

Kapaniris ha raccontato che la madre aveva sempre sostenuto il progetto e che, se la terramazione fosse già stata disponibile, avrebbe probabilmente scelto proprio questa forma di commiato.

Una perdita che ha rafforzato ulteriormente il suo impegno per rendere accessibile una pratica capace, secondo la sua visione, di unire il ricordo delle persone scomparse alla continuità della vita naturale.

Quanto costerà diventare terra fertile?

Una delle domande più immediate riguarda il costo del servizio.

In Australia, le spese funerarie possono rappresentare un peso economico significativo per molte famiglie, soprattutto quando sono comprese concessioni cimiteriali, bare, cerimonie e servizi accessori.

Secondo Aria Kapaniris, la terramazione potrebbe risultare meno costosa rispetto a una sepoltura tradizionale.

La possibilità di utilizzare contenitori specifici e di evitare alcune delle spese associate alle tombe convenzionali potrebbe contribuire a contenere i costi.

Tuttavia, non esistono ancora tariffe definitive per il mercato australiano.

I prezzi dipenderanno dai futuri requisiti normativi, dagli investimenti necessari per realizzare gli impianti, dalle autorizzazioni, dai costi del personale e dai servizi scelti dalle famiglie.

Anche il numero degli operatori autorizzati potrà influenzare il costo finale.

Pertanto, l’ipotesi di funerali più economici resta per il momento una previsione degli operatori e non un beneficio già dimostrato nel mercato del New South Wales.

Perché bisognerà aspettare fino al 2029

Nonostante il voto favorevole del Parlamento, la strada verso l’effettiva disponibilità della terramazione richiederà ancora tempo.

La legge prevede una fase di preparazione normativa, con l’entrata in vigore delle disposizioni operative non prima di due anni dall’assenso.

Il governo del New South Wales dovrà stabilire requisiti precisi per gli impianti, le procedure di trasformazione, i controlli microbiologici, la gestione dei residui e la destinazione del materiale organico prodotto.

Sarà inoltre necessario disciplinare le autorizzazioni degli operatori, la tutela dei consumatori e le modalità con cui le famiglie potranno esprimere e far rispettare le volontà dei propri cari.

La normativa dovrà garantire che la terramazione avvenga in condizioni di sicurezza, con particolare attenzione alla salute pubblica e all’ambiente.

Una delle garanzie previste riguarda proprio il rispetto della volontà del defunto: il procedimento non potrà essere effettuato contro le sue disposizioni.

Il quadro legislativo prevede inoltre che, salvo specifiche autorizzazioni, un singolo contenitore sia destinato a una sola persona.

Il 2029 rappresenta quindi la prima finestra temporale ipotizzata per la disponibilità del servizio, non una data di apertura già fissata.

Gli Stati Uniti e la Germania hanno aperto la strada

L’Australia non sarebbe il primo Paese a introdurre questa pratica.

Negli Stati Uniti, lo Stato di Washington è stato tra i pionieri del riconoscimento legale della riduzione organica naturale dei resti umani.

Successivamente diversi altri Stati americani hanno approvato normative analoghe, contribuendo alla diffusione di nuove imprese specializzate nei servizi funerari sostenibili.

Anche in Germania sono state introdotte sperimentazioni e forme di autorizzazione regionale, in particolare nello Schleswig-Holstein.

La possibile introduzione della terramazione nel New South Wales collocherebbe dunque l’Australia tra i Paesi che stanno sperimentando una trasformazione del settore funerario.

Il riconoscimento giuridico nel NSW potrebbe inoltre aprire un dibattito negli altri Stati australiani, dove le norme relative alla gestione dei corpi dopo la morte sono disciplinate dalle rispettive autorità.

Non è escluso che Victoria, Queensland e gli altri Stati osservino con attenzione gli sviluppi del nuovo sistema.

Religione, cultura e rispetto dei defunti

La terramazione solleva inevitabilmente anche interrogativi culturali, spirituali e religiosi.

Per molte comunità, le modalità di trattamento del corpo dopo la morte sono profondamente legate alla fede, alle tradizioni e ai rituali tramandati da generazioni.

La sepoltura mantiene un significato fondamentale per numerose religioni, mentre la cremazione è parte integrante delle tradizioni funerarie di altre culture.

L’introduzione della terramazione non implicherà alcun obbligo di adottarla.

L’obiettivo della nuova legge è aggiungere una possibilità di scelta per le persone che desiderano un’alternativa coerente con le proprie convinzioni ambientali, filosofiche e personali.

Le autorità dovranno inoltre valutare le esigenze delle differenti comunità culturali e religiose, assicurando procedure rispettose della dignità delle persone decedute.

Anche gli aspetti emotivi saranno importanti.

L’idea che il corpo di una persona cara possa diventare parte di un albero o di un giardino può rappresentare, per alcuni, un’immagine di continuità e consolazione.

Per altri, invece, potrebbe risultare difficile da accettare.

Proprio per questo, la libertà di scelta rimarrà uno degli elementi centrali del nuovo sistema.

Dalla tomba a un albero: cambia il modo di ricordare i propri cari

Forse l’aspetto più innovativo della terramazione non riguarda soltanto il processo biologico, ma il significato simbolico attribuito alla morte.

Per secoli, il ricordo dei defunti è stato associato principalmente a tombe, lapidi, urne e monumenti commemorativi.

La terramazione propone una forma diversa di memoriale: un albero che cresce, un giardino che fiorisce, uno spazio verde nel quale la memoria della persona scomparsa viene collegata alla vita che continua.

Per alcune famiglie potrebbe significare avere un luogo del ricordo meno tradizionale, ma profondamente personale.

Non necessariamente un cimitero, bensì uno spazio naturale in cui ritrovarsi e conservare un legame con chi non c’è più.

Naturalmente, anche questi utilizzi dovranno rispettare le future regole sanitarie e ambientali del New South Wales.

La riforma non trasforma automaticamente qualsiasi giardino in un luogo funerario autorizzato.

Ma introduce un principio destinato probabilmente a suscitare discussioni sempre più ampie: la possibilità di considerare la fine della vita non soltanto come un distacco, ma anche come un ritorno materiale alla natura.

Un cambiamento che potrebbe modificare profondamente il rapporto tra morte, ambiente e memoria.

Per il momento, le bare e le urne continueranno a rappresentare le scelte funerarie più diffuse in Australia. Ma con l’approvazione parlamentare della terramazione, il New South Wales ha aperto una porta verso un modello differente.

Un modello nel quale l’ultimo saluto potrebbe non essere necessariamente davanti a una lapide.

Potrebbe avvenire all’ombra di un albero.

Allora! Online – Redazione

Fonti: Parlamento del New South Wales, Hansard del 15 e 21 ottobre 2026, Evergrove e dichiarazioni di Aria Kapaniris riportate dalla stampa australiana.