Serbia, svolta storica: Vučić ammette la sconfitta, il movimento degli studenti conquista il Parlamento

Dopo quasi due anni di proteste contro la corruzione e il potere politico, la lista sostenuta dagli studenti ottiene una vittoria nelle elezioni anticipate. Aleksandar Vučić riconosce il risultato e prevede per gli avversari tra 135 e 140 seggi sui 250 dell’Assemblea nazionale. Belgrado esplode in festeggiamenti. Affluenza vicina al 70%, tra le più alte degli ultimi decenni.

La Serbia si prepara a una svolta politica che potrebbe segnare la fine di oltre un decennio di predominio del Partito Progressista Serbo. Aleksandar Vučić ha riconosciuto la sconfitta nelle elezioni parlamentari anticipate del 25 ottobre, annunciando che il movimento nato dalle proteste studentesche ha ottenuto i consensi necessari per conquistare la maggioranza dell’Assemblea nazionale.

Una notizia accolta con manifestazioni di entusiasmo nelle strade di Belgrado, dove migliaia di cittadini si sono riuniti per festeggiare quella che considerano una vittoria storica.

La protagonista delle elezioni è la Studentska lista – Studenti pobeđuju, la lista civica sostenuta dagli studenti universitari che, nel giro di due anni, è riuscita a trasformare una mobilitazione contro la corruzione in una forza politica capace di sfidare direttamente il sistema di potere costruito attorno a Vučić.

Vučić riconosce la sconfitta: «Hanno vinto gli studenti»

Parlando dal quartier generale del Partito Progressista Serbo (SNS), Vučić ha ammesso che i dati preliminari indicano una vittoria netta della lista studentesca.

Pur precisando che lo spoglio non era ancora concluso, l’ex presidente ha dichiarato che, sulla base delle proiezioni disponibili, la sconfitta del suo schieramento era ormai evidente.

Secondo le stime comunicate dallo stesso Vučić, il movimento studentesco dovrebbe ottenere tra 135 e 140 seggi nel Parlamento composto da 250 deputati.

La coalizione guidata dal Partito Progressista Serbo si fermerebbe invece a circa 105 seggi.

Una differenza significativa, soprattutto considerando che la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale richiede almeno 126 rappresentanti.

Vučić ha inoltre sostenuto che nessun’altra lista avrebbe superato le soglie necessarie per entrare in Parlamento, una valutazione che dovrà essere verificata attraverso la distribuzione ufficiale dei seggi e le particolari disposizioni previste per le minoranze nazionali.

I numeri rimangono provvisori e dovranno essere certificati dalla Commissione elettorale della Repubblica.

Belgrado festeggia: clacson, bandiere e grida di vittoria

Pochi minuti dopo l’ammissione della sconfitta, nelle strade della capitale serba sono iniziate le celebrazioni.

Auto in corteo, clacson, bandiere nazionali e gruppi di studenti hanno animato il centro di Belgrado.

Molti manifestanti hanno scandito slogan di vittoria, celebrando un risultato che soltanto pochi mesi fa appariva difficile da immaginare.

Il clima di festa si è esteso anche ai sostenitori della lista studentesca riuniti nei propri comitati elettorali.

Tra i protagonisti della serata figura Ilija Srdanović, cardiologo e docente universitario, primo candidato della lista Studenti vincono.

Il risultato rappresenta una trasformazione significativa per il movimento, nato senza la struttura organizzativa di un tradizionale partito nazionale.

La forza della mobilitazione ha permesso agli studenti di coinvolgere associazioni civiche, professionisti e cittadini che chiedevano maggiore trasparenza nelle istituzioni.

Tutto cominciò con la tragedia di Novi Sad

Per comprendere il significato politico del voto bisogna tornare al novembre 2024.

Il crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di 16 persone, suscitando indignazione in tutto il Paese.

La tragedia sollevò interrogativi sulla sicurezza delle infrastrutture, sulla qualità dei lavori pubblici e sulle responsabilità amministrative.

Gli studenti universitari diedero avvio a manifestazioni e iniziative di protesta, chiedendo chiarezza sulle cause del disastro e l’accertamento delle eventuali responsabilità.

Nel corso dei mesi la mobilitazione si estese progressivamente ad altre città, coinvolgendo lavoratori, insegnanti, professionisti e cittadini.

Le rivendicazioni si ampliarono fino a comprendere il contrasto alla corruzione, la trasparenza negli appalti pubblici, l’indipendenza delle istituzioni e le garanzie democratiche.

Il movimento accusava il sistema politico vicino a Vučić di aver concentrato eccessivamente il potere e di non aver garantito un adeguato controllo sulle istituzioni.

Il governo e i sostenitori del Partito Progressista hanno respinto le accuse di autoritarismo e rivendicato invece i risultati economici, gli investimenti infrastrutturali e la stabilità garantita durante gli anni della loro amministrazione.

Dopo quasi due anni di proteste, le richieste degli studenti sono arrivate direttamente alle urne.

Affluenza record: quasi sette elettori su dieci

Uno dei dati più significativi della giornata elettorale riguarda la partecipazione.

Secondo le prime stime degli osservatori elettorali, l’affluenza ha sfiorato il 70 per cento, un livello che non si registrava dalle prime elezioni successive alla dissoluzione della Jugoslavia, nel 1992.

Già alle 18 la Commissione elettorale aveva registrato una partecipazione del 64,89 per cento, mentre le successive stime degli osservatori indipendenti avevano indicato un ulteriore aumento.

La forte mobilitazione degli elettori ha rappresentato uno degli elementi centrali della giornata.

L’elevata partecipazione dimostra l’importanza attribuita al voto da una parte molto ampia della popolazione serba, dopo mesi di confronto politico e proteste.

La consultazione non riguardava soltanto la composizione del Parlamento, ma anche la possibilità di aprire una nuova fase istituzionale.

La fine di un’epoca politica?

La sconfitta rappresenta un passaggio particolarmente significativo per Aleksandar Vučić, protagonista della politica serba da oltre un decennio.

Il suo partito governa dal 2012, mentre Vučić ha ricoperto la carica di primo ministro dal 2014 al 2017 e successivamente quella di presidente della Repubblica.

Il 27 settembre 2026 aveva lasciato anticipatamente la presidenza per partecipare alle elezioni parlamentari e candidarsi alla guida del governo.

Le funzioni di capo dello Stato sono state assunte temporaneamente dalla presidente dell’Assemblea nazionale, Ana Brnabić, in attesa delle nuove elezioni presidenziali.

La sconfitta del blocco guidato da Vučić, se confermata nei risultati definitivi, aprirebbe la strada a un governo sostenuto dalla lista studentesca.

Resta però da vedere quale assetto politico e istituzionale assumerà la nuova maggioranza, e quali personalità saranno chiamate a guidare l’esecutivo.

Le priorità del movimento studentesco

La lista vincitrice ha costruito la propria campagna elettorale soprattutto attorno alle richieste di responsabilità istituzionale, trasparenza e contrasto alla corruzione.

Tra gli obiettivi dichiarati figurano una maggiore indipendenza della magistratura, controlli più rigorosi sulle procedure di affidamento delle opere pubbliche e il rafforzamento delle garanzie democratiche.

La sfida successiva sarà trasformare le rivendicazioni nate nelle università e nelle piazze in un programma di governo concretamente realizzabile.

Il movimento dovrà inoltre confrontarsi con questioni complesse, tra cui la situazione economica, le relazioni con l’Unione europea, i rapporti con Russia e Cina e la questione del Kosovo.

La Serbia occupa infatti una posizione strategica nei Balcani e mantiene relazioni internazionali articolate, che il nuovo esecutivo sarà chiamato a gestire.

Cosa succede adesso

Il passaggio immediatamente successivo sarà la conclusione dello scrutinio e la pubblicazione dei risultati ufficiali da parte della Commissione elettorale serba.

Una volta assegnati definitivamente i seggi, si apriranno le procedure per l’insediamento della nuova Assemblea nazionale e la formazione del governo.

Se la lista studentesca otterrà davvero tra 135 e 140 deputati, disporrà dei numeri necessari per una maggioranza parlamentare autonoma.

Resterà comunque da definire la composizione dell’esecutivo, il programma politico e il rapporto con le altre istituzioni dello Stato.

Per il movimento studentesco sarà il passaggio più importante: dalla protesta e dalla mobilitazione civile alla responsabilità di amministrare il Paese.

Una nuova pagina per la Serbia

Il voto del 25 ottobre rappresenta uno dei cambiamenti politici più rilevanti degli ultimi anni nei Balcani.

Una mobilitazione nata per chiedere giustizia dopo una tragedia ferroviaria si è progressivamente trasformata in un movimento nazionale capace di mettere in discussione una leadership consolidata.

L’ammissione della sconfitta da parte di Vučić conferisce alla serata elettorale un significato politico particolarmente forte, anche se sarà necessario attendere la certificazione ufficiale dei risultati.

Per migliaia di giovani serbi, la partecipazione al voto e il successo della lista rappresentano il coronamento di quasi due anni di manifestazioni e iniziative civiche.

Dalle università alle piazze, fino al Parlamento: il movimento degli studenti ha trasformato la protesta in una vittoria elettorale. Adesso comincia la prova più difficile, quella di tradurre le promesse di cambiamento in decisioni di governo.