Australia sotto attacco informatico: l’intelligenza artificiale aumenta i rischi per la sicurezza nazionale

L’Australian Signals Directorate lancia l’allarme: oltre 1.500 incidenti informatici in un anno, in crescita del 20%, e più di 4.400 segnalazioni di attività sospette. Cina, Russia e Corea del Nord tra le principali fonti di minacce informatiche statali. Nel mirino infrastrutture essenziali, reti governative, imprese e dati personali. Abigail Bradshaw avverte: l’intelligenza artificiale rende gli attacchi sempre più rapidi e sofisticati.

L’Australia si trova ad affrontare una minaccia informatica sempre più complessa, alimentata dall’espansione dell’intelligenza artificiale e dalle attività di gruppi criminali e hacker sostenuti da governi stranieri. A lanciare l’allarme è l’Australian Signals Directorate (ASD), l’agenzia federale responsabile dell’intelligence elettronica e della sicurezza informatica nazionale.

Il nuovo Annual Cyber Threat Report 2025-26, pubblicato il 26 ottobre, descrive uno scenario nel quale le infrastrutture essenziali australiane, dai servizi energetici ai sistemi finanziari, continuano a rappresentare obiettivi strategici per operazioni di spionaggio, furto di informazioni e potenziali sabotaggi.

Particolare preoccupazione desta l’impiego dell’intelligenza artificiale, che permette agli aggressori di individuare vulnerabilità, automatizzare alcune operazioni e sviluppare attacchi con una velocità e una precisione difficilmente raggiungibili in passato.

Secondo l’agenzia, alcune organizzazioni legate a Stati stranieri starebbero inoltre cercando di mantenere accessi nascosti all’interno delle reti informatiche, con l’obiettivo di utilizzarli in futuro durante eventuali crisi internazionali.

Oltre 1.500 incidenti informatici in un anno

I dati diffusi dall’Australian Cyber Security Centre, struttura dell’ASD, mostrano un aumento significativo delle attività di risposta agli incidenti informatici.

Durante l’anno finanziario 2025-2026, l’agenzia ha gestito 1.524 incidenti di sicurezza informatica, registrando un incremento superiore al 20% rispetto all’anno precedente e del 36% nell’arco di cinque anni.

Ancora più marcata la crescita degli avvisi preventivi inviati alle organizzazioni.

L’ASD ha effettuato oltre 4.400 notifiche relative a possibili attività informatiche malevole, quasi l’80% in più rispetto al periodo precedente.

Queste notifiche comprendono più di 2.200 comunicazioni individuali e segnalazioni collettive indirizzate a oltre 2.100 organizzazioni.

Nel corso dello stesso anno sono arrivate più di 82.000 denunce di crimini informatici attraverso il sistema nazionale ReportCyber, equivalenti a circa una segnalazione ogni sei minuti.

I numeri mostrano l’entità della pressione esercitata sulla sicurezza digitale australiana.

È importante distinguere, tuttavia, tra incidenti gestiti dall’agenzia, notifiche preventive e denunce di cybercriminalità: si tratta di indicatori differenti, che non devono essere sommati tra loro.

L’ASD sottolinea inoltre che una parte della crescita degli incidenti segnalati può riflettere una maggiore consapevolezza delle organizzazioni e un miglioramento delle procedure di comunicazione.

L’intelligenza artificiale cambia le regole della guerra informatica

Uno degli elementi centrali del rapporto riguarda l’utilizzo crescente dell’intelligenza artificiale nelle operazioni informatiche.

Abigail Bradshaw, direttrice generale dell’Australian Signals Directorate, ha spiegato che i modelli di AI più avanzati stanno trasformando profondamente il panorama della sicurezza digitale.

Tecnologie sviluppate per aumentare la produttività e favorire l’innovazione possono essere utilizzate anche da gruppi criminali per rendere più efficaci le proprie attività.

Tra i rischi individuati dall’agenzia figurano l’individuazione automatizzata di vulnerabilità nei software, la produzione di messaggi fraudolenti particolarmente convincenti, l’analisi di grandi quantità di informazioni sottratte e l’accelerazione di operazioni già conosciute dagli esperti di sicurezza.

L’intelligenza artificiale può inoltre ridurre le competenze tecniche necessarie per realizzare alcune forme di attacco, rendendo determinati strumenti accessibili a un numero maggiore di soggetti malevoli.

Per Bradshaw, l’accelerazione tecnologica rende necessario un cambiamento nell’approccio alla difesa.

Non è più sufficiente intervenire dopo che una violazione è stata individuata: occorre investire nella prevenzione, nel monitoraggio continuo e nella capacità di recuperare rapidamente i sistemi compromessi.

Il rapporto non sostiene che tutti gli incidenti rilevati siano stati causati dall’AI, ma indica questa tecnologia come un fattore destinato ad amplificare le minacce esistenti.

Cina, Russia e Corea del Nord tra le principali minacce

Il rapporto richiama anche le attività informatiche attribuite a gruppi collegati alla Cina, alla Russia e alla Corea del Nord.

Le agenzie di intelligence occidentali seguono da anni diverse organizzazioni specializzate nello spionaggio digitale e nelle operazioni contro infrastrutture strategiche.

Tra quelle citate dall’Australian Signals Directorate figura Volt Typhoon, gruppo ritenuto legato alla Repubblica Popolare Cinese, noto per le attività dirette contro infrastrutture critiche nell’area Asia-Pacifico e negli Stati Uniti.

Un altro gruppo, APT40, è stato collegato ad attività di compromissione di reti australiane.

Il rapporto richiama inoltre Salt Typhoon, associato alla Cina e accusato di aver preso di mira organizzazioni strategiche in numerosi Paesi.

Per quanto riguarda la Russia, viene citato APT29, gruppo collegato all’intelligence russa e noto per operazioni di spionaggio contro istituzioni e organizzazioni occidentali.

Tra le minacce associate alla Corea del Nord compare invece il Lazarus Group, coinvolto in attività informatiche internazionali con finalità di spionaggio e acquisizione illecita di risorse.

L’agenzia precisa che i gruppi citati hanno colpito l’Australia oppure Paesi alleati: non tutti gli attacchi attribuiti a queste organizzazioni sono stati necessariamente condotti sul territorio australiano.

Il rischio più grave: paralizzare i servizi essenziali

La preoccupazione maggiore riguarda la possibilità che un attacco informatico particolarmente sofisticato comprometta il funzionamento delle infrastrutture critiche.

Elettricità, acqua, telecomunicazioni, trasporti, ospedali e sistemi finanziari dipendono oggi da reti digitali sempre più interconnesse.

Un attacco riuscito contro i sistemi necessari a gestire questi servizi potrebbe provocare interruzioni operative, difficoltà nella distribuzione di risorse essenziali e conseguenze economiche rilevanti.

L’Australian Signals Directorate avverte che operazioni efficaci contro i sistemi tecnologici più importanti potrebbero arrivare a paralizzare parti delle infrastrutture nazionali.

Si tratta di uno scenario di rischio, non della constatazione che l’Australia sia già stata paralizzata da un attacco informatico.

Nel 2025-2026 l’agenzia ha gestito 154 incidenti riguardanti infrastrutture critiche, circa il 10% degli incidenti complessivi e quasi il 7% in meno rispetto all’anno precedente.

Il settore finanziario e assicurativo ha rappresentato il 30% degli incidenti di questa categoria, seguito dai servizi di amministrazione pubblica e sicurezza con il 21% e dalle attività legate a elettricità, gas, acqua e rifiuti con il 17%.

La questione centrale non riguarda soltanto il numero degli attacchi, ma le conseguenze che un singolo episodio potrebbe produrre sulla popolazione.

Hacker nascosti nelle reti in attesa di una crisi internazionale

Uno degli aspetti più inquietanti individuati dall’intelligence australiana è la pratica del cosiddetto pre-positioning.

Il termine indica il tentativo di ottenere e mantenere un accesso clandestino all’interno di una rete informatica, senza necessariamente provocare danni immediati.

In questo modo, un soggetto ostile potrebbe disporre di una capacità operativa da utilizzare successivamente per raccogliere informazioni o tentare di interrompere servizi.

Secondo l’ASD, alcune attività informatiche attribuite ad attori sostenuti da Stati stranieri potrebbero essere finalizzate proprio a preparare possibili operazioni durante crisi internazionali o conflitti militari.

Il problema assume particolare rilievo nell’attuale scenario geopolitico, segnato dalla guerra in Ucraina, dai conflitti in Medio Oriente e dalla crescente competizione strategica nell’Indo-Pacifico.

Le operazioni informatiche rappresentano ormai una componente importante della sicurezza nazionale, insieme alle capacità militari tradizionali, all’intelligence e alla protezione delle infrastrutture fisiche.

Un’intrusione digitale non deve necessariamente provocare un danno immediato per rappresentare una minaccia.

La possibilità che un aggressore mantenga un accesso nascosto a sistemi essenziali costituisce, secondo gli esperti, un rischio strategico che richiede interventi preventivi.

Attacchi informatici, costi sempre più elevati per le imprese

Le conseguenze della criminalità digitale non riguardano soltanto lo Stato.

Il rapporto evidenzia come aziende e cittadini continuino a subire danni economici significativi a causa di truffe, furti di identità, violazioni dei dati e attacchi ransomware.

Nel 2025-2026 il costo medio autodichiarato per ciascuna denuncia di cybercriminalità presentata dalle imprese ha raggiunto 93.500 dollari australiani, con un incremento del 16% rispetto all’anno precedente.

Per le aziende di medie dimensioni la cifra è salita a 141.300 dollari, registrando un aumento del 45%.

Le piccole imprese hanno invece dichiarato un costo medio di 55.400 dollari per segnalazione.

Per i cittadini, il costo medio riportato è rimasto intorno ai 33.000 dollari.

Si tratta di importi medi riferiti alle segnalazioni che contenevano informazioni economiche utilizzabili, non di una perdita subita indistintamente da tutte le aziende australiane.

Il rapporto dimostra comunque quanto una violazione informatica possa rappresentare un problema grave per attività commerciali, studi professionali e aziende familiari.

Anche gli ospedali e i servizi sanitari sono esposti

La crescente digitalizzazione della sanità costituisce un ulteriore elemento di vulnerabilità.

Ospedali, cliniche e laboratori utilizzano sistemi informatici per gestire cartelle cliniche, appuntamenti, risultati diagnostici, comunicazioni interne e numerose attività amministrative.

Una compromissione di queste reti potrebbe provocare difficoltà operative, ritardi nei servizi e rischi per la riservatezza dei dati dei pazienti.

Secondo l’ASD, il comparto sanitario e dell’assistenza sociale ha rappresentato il 7% degli incidenti segnalati per settore all’Australian Cyber Security Centre, risultando il comparto non governativo con il numero più elevato di segnalazioni.

Il dato non significa che tutti gli episodi abbiano causato interruzioni delle cure.

Sottolinea però la necessità di proteggere sistemi che, in alcuni casi, sostengono attività essenziali per la salute e la sicurezza delle persone.

Il governo Albanese: sicurezza nazionale e collaborazione con le imprese

Il governo federale ha riconosciuto la crescente complessità della minaccia informatica, chiedendo a organizzazioni pubbliche e private di rafforzare le proprie difese.

Il vicepremier e ministro della Difesa Richard Marles ha sottolineato che l’intelligenza artificiale sta accelerando la velocità, la dimensione e la sofisticazione degli attacchi.

Il ministro dell’Interno e della Sicurezza informatica Tony Burke ha ribadito che la protezione delle reti nazionali richiede una collaborazione continua tra governo, imprese e cittadini.

La strategia punta a migliorare la condivisione delle informazioni sulle minacce, la capacità di individuare tempestivamente le vulnerabilità e la preparazione delle organizzazioni alle eventuali interruzioni dei servizi.

Il rapporto evidenzia anche l’importanza di modernizzare le infrastrutture tecnologiche più datate, che possono presentare problemi di sicurezza difficili da risolvere.

L’intelligenza artificiale può diventare anche uno strumento di difesa

La stessa tecnologia che consente agli aggressori di rendere più efficaci le proprie operazioni può essere utilizzata dalle organizzazioni per proteggersi.

Secondo Bradshaw, l’intelligenza artificiale può contribuire a individuare anomalie nelle reti, analizzare rapidamente grandi quantità di dati, identificare vulnerabilità e migliorare la risposta agli incidenti.

Gli strumenti basati sull’AI potrebbero inoltre consentire di automatizzare alcune procedure difensive, riducendo il tempo necessario per identificare comportamenti sospetti.

L’ASD invita però a considerare anche i nuovi rischi introdotti dall’adozione di sistemi intelligenti, soprattutto quando vengono collegati a dati riservati o a funzioni operative.

L’obiettivo non è sostituire completamente il controllo umano, ma costruire sistemi di sicurezza capaci di utilizzare le nuove tecnologie in maniera responsabile.

Cosa devono fare cittadini e imprese

Il messaggio dell’Australian Cyber Security Centre è che una parte importante degli attacchi può essere prevenuta attraverso misure di sicurezza relativamente semplici.

L’agenzia raccomanda di mantenere aggiornati software e dispositivi, utilizzare password robuste e differenti per ogni servizio, attivare sistemi di autenticazione a più fattori e prestare attenzione a messaggi, telefonate e richieste di accesso sospette.

Per le imprese è fondamentale anche conservare copie di sicurezza affidabili dei dati, verificare i fornitori tecnologici e predisporre procedure per garantire la continuità operativa in caso di incidente.

I problemi di sicurezza o le attività sospette possono essere segnalati attraverso il portale governativo cyber.gov.au oppure chiamando la Australian Cyber Security Hotline al numero 1300 CYBER1.

Una nuova frontiera della sicurezza nazionale

Il nuovo rapporto dell’Australian Signals Directorate descrive un Paese che deve prepararsi a un contesto internazionale nel quale la sicurezza digitale assume un’importanza sempre maggiore.

La crescita degli incidenti, la diffusione dell’intelligenza artificiale e l’attività di gruppi collegati a potenze straniere evidenziano la necessità di proteggere le reti dalle quali dipende il funzionamento quotidiano dell’economia e della società.

Non si tratta soltanto di difendere documenti riservati o informazioni personali.

In gioco ci sono servizi essenziali, infrastrutture pubbliche, attività produttive e la capacità dello Stato di mantenere operative le proprie funzioni anche durante situazioni di emergenza.

Il messaggio dell’intelligence australiana è chiaro: la prossima grande crisi potrebbe svilupparsi anche attraverso le reti informatiche. Per affrontarla, l’Australia dovrà investire nella prevenzione, nella resilienza tecnologica e nella capacità di reagire rapidamente a minacce sempre più sofisticate.


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A cura della Redazione