Signor M.

Ogni comunità, grande o piccola, ha il suo Signor M. Non importa che si tratti di un’associazione, di un’organizzazione di rappresentanza o di una comunità italiana all’estero. Prima o poi, il Signor M compare. E quando sembra arrivato il momento di farsi da parte, trova quasi sempre il modo di rimanere.

Il Signor M ha una lunga esperienza. Ha partecipato a riunioni, frequentato assemblee, fatto viaggi tra gli sfortunati e coltivato conoscenze a spese degli altri. Conosce perfettamente i regolamenti, soprattutto quando possono essere utilizzati per contestare le decisioni altrui. Parla spesso di democrazia, partecipazione e rinnovamento, ma fatica ad accettare che queste parole possano significare anche la fine del proprio protagonismo.

Oggi, però, il Signor M ha un problema. Non è più eleggibile. Le regole e i limiti statutari gli impediscono di ripresentarsi. Per chiunque altro sarebbe il momento di lasciare spazio a nuove persone, trasmettere l’esperienza acquisita e accompagnare serenamente il ricambio.

Ma il Signor M non è una persona qualunque. Se non può più candidarsi, può sempre trovare un parente, un familiare, una persona fidata, qualcuno che condivida il cognome o, più semplicemente, la disponibilità. Nasce così una particolare forma di “successione apostolica,” che sembra rispondere all’antico principio secondo cui, se non posso esserci io, deve esserci qualcuno dei miei.

Naturalmente, i legami di parentela non costituiscono una colpa e non escludono capacità, meriti o autentica volontà di servizio. Curiosamente, però, il Signor M applica questo principio con una certa elasticità. Quando sono i familiari degli altri a candidarsi, denuncia favoritismi, interessi personali e tentativi di occupare le istituzioni. Quando invece si tratta dei propri parenti, ogni sospetto scompare e la successione diventa improvvisamente espressione di continuità, competenza e spirito di servizio. 

Al Signor M, del resto, gli basta sapere chi vi siede. Può così continuare a suggerire, orientare. È il ricambio senza cambiamento, il rinnovamento senza novità, la successione senza distacco. E una comunità che non riesce a distinguere la continuità dalla successione familiare rischia di cambiare i nomi senza cambiare mai davvero