FRANCIA, OLTRE 4.000 DECESSI IN TRE GIORNI DURANTE L’ONDATA DI CALORE: CIRCA MILLE MORTI IN ECCESSO

L’Europa soffocata dalle temperature record: oltre 150 milioni di persone esposte al caldo estremo, incendi, blackout e trasporti interrotti. Gli anziani risultano i più colpiti, mentre l’emergenza si sposta verso l’Europa orientale

La Francia sta affrontando le conseguenze drammatiche della più intensa ondata di calore mai registrata nel Paese.

Tra il 24 e il 26 giugno sono stati segnalati complessivamente oltre 4.000 decessi per tutte le cause, con un aumento particolarmente evidente nelle aree sottoposte all’allerta rossa per le temperature estreme.

Il dato, ancora preliminare, deve essere interpretato con attenzione.

Non significa che tutte le oltre 4.000 persone siano morte direttamente a causa del caldo. Rispetto alla media di circa 900-1.000 decessi giornalieri registrata nei mesi precedenti, l’autorità sanitaria francese stima per quei tre giorni circa mille morti in eccesso.

Una cifra comunque pesantissima, destinata a essere aggiornata quando saranno completate le verifiche epidemiologiche e l’analisi dei certificati di morte.

Secondo Santé publique France, il 24 giugno sono stati registrati più di 1.200 decessi. Il numero è salito a oltre 1.400 sia il 25 sia il 26 giugno.

L’aumento ha interessato soprattutto le abitazioni private, ma anche ospedali e case di riposo, con una particolare concentrazione nella regione di Parigi.

L’85 per cento delle persone decedute aveva almeno 65 anni, confermando ancora una volta la particolare vulnerabilità degli anziani davanti alle temperature estreme.

TRE QUARTI DELLA FRANCIA IN ALLERTA ROSSA

Nel momento più critico dell’ondata di calore, circa tre quarti del territorio francese risultava interessato da allerte di massimo livello.

Le temperature si sono avvicinate e, in alcune località, hanno superato i 40 gradi, stabilendo nuovi record nazionali e locali.

Le notti tropicali, durante le quali le temperature non sono scese a livelli sufficienti per permettere all’organismo di recuperare, hanno aggravato l’impatto sulla salute.

Il caldo estremo diventa particolarmente pericoloso quando persiste per diversi giorni consecutivi.

Il corpo umano perde progressivamente la capacità di regolare la propria temperatura, soprattutto nelle persone anziane, nei bambini, nei malati cronici e in chi vive solo o in abitazioni prive di aria condizionata.

Disidratazione, insufficienza renale, aggravamento delle malattie cardiache e respiratorie e colpi di calore possono provocare conseguenze fatali.

Molte vittime non vengono immediatamente classificate come morte per caldo, perché il decesso può essere attribuito formalmente a una patologia preesistente aggravata dalle temperature.

Per questa ragione, il bilancio definitivo viene solitamente calcolato attraverso l’analisi della mortalità in eccesso rispetto ai livelli attesi.

OLTRE 150 MILIONI DI EUROPEI NEL CALDO ESTREMO

La Francia è il Paese che sta pagando il prezzo umano più evidente, ma l’emergenza interessa gran parte del continente.

Più di 150 milioni di europei sono stati esposti a condizioni di caldo estremo durante un’ondata iniziata intorno al 20 giugno e progressivamente estesa dall’Europa occidentale verso quella centrale e orientale.

Germania, Polonia, Repubblica Ceca, Danimarca e altri Paesi hanno stabilito nuovi record assoluti di temperatura.

In Germania sono stati raggiunti i 41,7 gradi a Neißemünde, vicino al confine polacco, mentre la Polonia ha registrato un massimo storico di 40,5 gradi.

La Repubblica Ceca ha toccato i 41,9 gradi, superando il precedente record stabilito soltanto il giorno prima.

A Berlino la polizia ha utilizzato due grandi cannoni ad acqua, normalmente impiegati per disperdere le manifestazioni, per rinfrescare le persone radunate davanti alla Porta di Brandeburgo.

Le immagini della folla che accoglieva gli spruzzi d’acqua raccontano un’Europa impreparata ad affrontare temperature che, fino a pochi decenni fa, sarebbero state considerate eccezionali.

TRENI FERMI, STRADE DANNEGGIATE E BLACKOUT

Il caldo ha messo sotto pressione infrastrutture costruite per condizioni climatiche molto diverse.

In diversi Paesi, l’asfalto si è deformato o sciolto, mentre il cemento delle autostrade ha mostrato crepe e sollevamenti causati dall’espansione termica.

La compagnia ferroviaria tedesca Deutsche Bahn ha invitato i cittadini a evitare i viaggi non necessari.

Nel Brandeburgo, oltre 600 passeggeri sono stati evacuati da un treno diretto da Amburgo a Praga dopo che la caduta di un albero su una linea elettrica ha interrotto l’alimentazione.

Il convoglio è rimasto senza energia, l’aria condizionata ha smesso di funzionare e le porte sono rimaste bloccate fino all’intervento dei soccorritori.

Due persone sono state ricoverate per problemi legati al caldo.

A Lipsia il servizio dei tram è stato temporaneamente sospeso perché le alte temperature hanno danneggiato binari e scambi.

Il materiale utilizzato per sigillare le giunture tra asfalto e cemento si è sciolto e accumulato in diversi punti della rete urbana, rendendo pericolosa la circolazione.

Anche le reti elettriche sono state messe a dura prova dal forte aumento della domanda di energia per condizionatori, ventilatori e sistemi di refrigerazione.

In alcune aree sono stati registrati blackout e interruzioni, proprio quando l’elettricità era più necessaria per proteggere le persone vulnerabili.

GLI INCENDI E IL PERICOLO DEGLI ORDIGNI BELLICI

Le temperature elevate e la vegetazione secca hanno favorito lo sviluppo di numerosi incendi.

Nella zona di Gohrischheide, nella Germania orientale, le fiamme hanno raggiunto una vasta foresta ancora contaminata da munizioni e ordigni risalenti alla Seconda guerra mondiale.

La presenza di esplosivi ha reso estremamente difficili e pericolose le operazioni dei vigili del fuoco.

Un’altra emergenza si è verificata nella Germania sud-occidentale, vicino al villaggio di Traisen.

Anche in questo caso, l’incendio ha interessato un’area nella quale erano presenti ordigni inesplosi.

Dopo alcune esplosioni, i soccorritori hanno dovuto sospendere temporaneamente le operazioni e richiedere l’intervento degli artificieri.

Circa 650 residenti sono stati costretti ad abbandonare le proprie abitazioni mentre le fiamme continuavano ad avanzare.

Il caldo estremo non provoca quindi soltanto rischi sanitari diretti, ma amplifica incendi, siccità e instabilità ambientale, rendendo più complicate anche le operazioni di soccorso.

TEMPORALI, FULMINI E VITTIME NELL’ACQUA

All’ondata di calore sono seguiti violenti temporali in numerose zone del continente.

In Svezia diverse persone sono rimaste ferite dopo essere state colpite da un fulmine all’interno di un parco divertimenti.

Tre adulti sono stati trasportati in ospedale e una donna avrebbe riportato ferite gravi.

In Danimarca, dove erano stati stabiliti nuovi record di temperatura, sono stati registrati più di mille fulmini in poche ore.

Il contrasto tra masse d’aria estremamente calde e sistemi più freschi ha prodotto temporali improvvisi, raffiche di vento e grandinate.

Decine di persone sono inoltre morte annegate mentre cercavano refrigerio in fiumi, laghi e bacini non sorvegliati.

L’aumento delle temperature spinge un numero crescente di cittadini a entrare in acqua, spesso sottovalutando correnti, sbalzi termici e pericoli nascosti.

FIUMI PIÙ CALDI E PRODUZIONE ENERGETICA RIDOTTA

Il caldo ha colpito anche i principali fiumi europei, riducendone la portata e aumentando la temperatura dell’acqua.

In Ungheria, la centrale nucleare di Paks ha dovuto diminuire nuovamente la produzione perché utilizza l’acqua del Danubio per il raffreddamento.

Quando la temperatura del fiume supera determinati limiti, la capacità di raffreddamento si riduce e aumenta il rischio che l’acqua restituita al corso fluviale provochi danni all’ecosistema.

In Italia, la portata del Po è scesa sensibilmente.

L’acqua marina è riuscita a risalire per circa 18 chilometri all’interno del delta, aumentando la salinità e mettendo in pericolo coltivazioni, riserve d’acqua dolce e zone umide protette.

L’agricoltura rischia di subire gravi danni, soprattutto nelle aree già colpite dalla scarsità di precipitazioni.

Le alte temperature aumentano inoltre il fabbisogno idrico delle colture proprio mentre diminuisce la disponibilità di acqua.

IL CALDO SI SPOSTA VERSO EST

L’ondata più intensa ha iniziato lentamente ad abbandonare l’Europa occidentale, ma si sta spostando verso le regioni orientali.

In Romania sono state emesse allerte rosse per temperature estreme, mentre altri Paesi si preparano a giornate particolarmente difficili.

Il miglioramento delle condizioni in Francia e Germania non significa che l’emergenza sanitaria sia terminata.

Gli effetti delle temperature estreme sulla mortalità possono emergere con diversi giorni di ritardo.

Le autorità si aspettano quindi che il numero dei decessi continui a salire anche dopo la diminuzione delle temperature.

Molte persone anziane o fragili possono infatti subire complicazioni progressive, aggravate dalla disidratazione e dall’accumulo di stress termico.

IL RUOLO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Secondo gli scienziati di World Weather Attribution, un’ondata di calore di questa intensità sarebbe stata praticamente impossibile cinquant’anni fa.

L’analisi attribuisce il rapido aumento della frequenza e della gravità di questi eventi al cambiamento climatico causato dalle emissioni di gas serra.

La particolare configurazione atmosferica che ha portato aria calda verso l’Europa non è nuova.

Ciò che è cambiato è la temperatura di partenza.

Un sistema meteorologico simile produce oggi temperature molto più elevate rispetto a quelle che avrebbe generato nella metà del Novecento, perché l’intero pianeta si è riscaldato.

Secondo gli studiosi, eventi di questo tipo sono oggi enormemente più probabili rispetto a pochi decenni fa.

Il problema non riguarda soltanto i valori massimi misurati durante il giorno.

L’aumento dell’umidità e le temperature notturne elevate impediscono al corpo di disperdere il calore accumulato, rendendo l’esposizione ancora più pericolosa.

L’EUROPA SI RISCALDA DUE VOLTE PIÙ VELOCEMENTE

L’Organizzazione mondiale della sanità ha ricordato che l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente, con una velocità circa doppia rispetto alla media globale.

Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha definito il caldo estremo un “killer silenzioso”.

A differenza di alluvioni, incendi o terremoti, un’ondata di calore non produce necessariamente immagini immediate di distruzione.

Le sue vittime muoiono spesso nelle proprie abitazioni, lontano dalle telecamere, e vengono registrate all’interno delle statistiche relative a malattie cardiovascolari, respiratorie e renali.

L’OMS ha chiesto ai governi europei di rafforzare i sistemi di allerta, i servizi sanitari territoriali e i programmi di assistenza per le persone più vulnerabili.

Le città devono aumentare le aree verdi, ridurre le superfici che trattengono calore e predisporre luoghi pubblici climatizzati accessibili durante le emergenze.

CASE, SCUOLE E OSPEDALI NON ADATTI

Una delle maggiori fragilità europee è rappresentata dal patrimonio edilizio.

Molte abitazioni, scuole, uffici e strutture sanitarie sono state progettate per conservare il calore durante gli inverni freddi, non per proteggere gli occupanti da temperature superiori ai 40 gradi.

In numerosi Paesi l’aria condizionata è ancora poco diffusa.

Gli edifici urbani accumulano calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte, creando il cosiddetto effetto “isola di calore”.

Le persone che vivono in appartamenti piccoli, ai piani superiori o in quartieri privi di alberi risultano particolarmente esposte.

La povertà energetica aggrava la situazione.

Anche quando sono disponibili ventilatori o condizionatori, molte famiglie esitano a utilizzarli per paura delle bollette.

UN’EMERGENZA CHE NON PUÒ PIÙ ESSERE CONSIDERATA ECCEZIONALE

L’ondata di calore del giugno 2026 viene descritta come un evento senza precedenti.

Ma il vero allarme è rappresentato dalla frequenza con la quale fenomeni considerati un tempo straordinari stanno diventando parte della normalità europea.

Le cosiddette ondate di calore “generazionali”, che avrebbero dovuto verificarsi una volta ogni molti decenni, si ripetono ormai quasi ogni anno.

La Francia conta i morti.

La Germania combatte gli incendi e ripara le infrastrutture.

L’Italia osserva il Po prosciugarsi e il mare risalire nel suo delta.

L’Europa orientale si prepara all’arrivo dell’aria rovente.

Dietro i numeri ci sono migliaia di famiglie e persone che non sono riuscite a proteggersi.

Il primo compito delle autorità sarà determinare il bilancio definitivo e assistere le comunità colpite.

Quello successivo, ancora più difficile, sarà adeguare città, ospedali, reti energetiche e sistemi di trasporto a un clima che sta cambiando più rapidamente di quanto il continente riesca a prepararsi.