La quinta puntata di “Le Crepe d’Italia” entra in una delle stagioni più oscure della Repubblica italiana: quella della strategia della tensione, delle stragi, dei depistaggi e delle zone grigie del potere.
Dopo Piazza Fontana, la paura diventa qualcosa di più della conseguenza di un attentato. Diventa un clima capace di condizionare la società, la politica e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
La puntata attraversa gli anni delle bombe e dell’eversione nera, da Piazza Fontana a Piazza della Loggia, dall’Italicus alla strage di Bologna, senza trasformare la storia in una facile teoria del complotto. Ogni vicenda ha responsabilità, processi e verità differenti, ma insieme raccontano una lunga stagione di paura.
Al centro del racconto c’è anche il tema dei depistaggi: piste false, omissioni e verità arrivate dopo decenni, con le famiglie delle vittime costrette spesso a diventare custodi della memoria e della ricerca della giustizia.
“La strategia della tensione – Paura, depistaggi e potere” è una puntata sulla fragilità della democrazia e su una domanda ancora attuale: cosa accade quando la paura diventa uno strumento capace di orientare un Paese?
Perché le crepe non raccontano soltanto ciò che si è rotto.
Sono anche il punto da cui possiamo guardare dentro.
