Payday Super, le piccole imprese temono sanzioni per i ritardi dei fondi

Documenti del Tesoro citati dalla stampa indicano che Jim Chalmers era stato avvertito del rischio di addebiti anche per aziende che avviano puntualmente i versamenti. Il governo difende la riforma e richiama un approccio proporzionato ai controlli.

A cura della redazione online

La riforma australiana del Payday Super torna al centro delle polemiche. Il tesoriere federale Jim Chalmers era stato avvertito che le piccole e medie imprese avrebbero potuto subire conseguenze economiche anche dopo aver disposto puntualmente i contributi previdenziali dei dipendenti, qualora ritardi nell’elaborazione ne avessero impedito la ricezione e l’attribuzione entro le scadenze.

È quanto emerge dalla ricostruzione del Daily Telegraph, che cita documenti interni del Tesoro ottenuti attraverso una richiesta di accesso agli atti. La questione riguarda il rischio segnalato dai funzionari: il materiale riportato non documenta casi specifici di aziende già sanzionate per questa circostanza.

Le norme, approvate dal Parlamento nel 2025 ed entrate in vigore a luglio, collegano il versamento della superannuation al pagamento degli stipendi. Il cambiamento rende più frequenti i contributi, ma richiede anche che i sistemi di pagamento e i fondi siano in grado di elaborarli rapidamente.

Il problema: quando il denaro arriva al fondo

Al centro dell’avvertimento c’è la differenza tra avviare un versamento e completarne correttamente il trasferimento al fondo del lavoratore.

Secondo i documenti citati, un datore di lavoro potrebbe essere esposto al Superannuation Guarantee Charge, l’addebito previsto per le carenze nei versamenti obbligatori, anche quando il pagamento iniziale è stato disposto per tempo.

I funzionari indicavano la gestione di questo rischio come una priorità degli interventi attuativi esterni alla legge. Il Tesoro faceva quindi affidamento sull’aggiornamento del sistema da parte dell’Australian Taxation Office per rendere più rapida l’elaborazione delle transazioni.

Per le imprese, il timore è che eventuali problemi lungo la catena dei pagamenti possano produrre conseguenze a loro carico pur avendo agito tempestivamente.

Le aziende chiedevano più tempo

Un secondo punto riguarda la preparazione alla riforma. Il Tesoro aveva segnalato a Chalmers che gli operatori coinvolti, australiani e internazionali, chiedevano circa 18 mesi per reperire le risorse finanziarie necessarie e modificare i sistemi dopo l’approvazione delle norme.

Il periodo indicato nella ricostruzione giornalistica è stato invece di circa dieci mesi tra la presentazione del disegno di legge al Parlamento e l’entrata in vigore delle nuove regole.

Andrew McKellar, amministratore delegato dell’Australian Chamber of Commerce and Industry, ha sostenuto che soltanto la metà delle imprese fosse preparata al cambiamento. Il dato rappresenta la val