Marcinelle 1956-2026 L’Europa del lavoro, dei popoli, della dignita’

Nel videomessaggio per l’8 agosto, il Ministro degli Esteri ricorda le 262 vittime della tragedia mineraria del 1956, di cui 136 italiane, e rilancia l’impegno per trasformare la memoria in una battaglia europea per la sicurezza sul lavoro

Settant’anni dopo, Marcinelle continua a rappresentare una delle ferite più profonde della storia dell’emigrazione italiana.

Nel videomessaggio diffuso in occasione della Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, il Ministro degli Esteri ha ricordato le vittime della tragedia dell’8 agosto 1956 e ha ribadito il valore nazionale ed europeo di quella memoria. 

Quel giorno, un incendio scoppiato nella miniera di Bois du Cazier costò la vita a 262 lavoratori provenienti da 12 Paesi. Tra loro, 136 erano italiani, partiti da diverse regioni con la speranza di costruire un futuro migliore per le proprie famiglie. 

«Non tornarono più alla luce»

Nel messaggio, il Ministro ha ricordato la dignità, il coraggio e la speranza di quegli uomini.

Erano scesi in miniera per lavorare, per sostenere le famiglie, per costruire una vita nuova lontano dall’Italia.

Non tornarono più alla luce.

Nel giorno della commemorazione, la campana torna simbolicamente a suonare 262 volte, un rintocco per ciascuna vittima. 

Marcinelle non è soltanto il ricordo di una tragedia mineraria. È diventata il simbolo del prezzo pagato da generazioni di italiani costretti a lasciare il proprio Paese in cerca di lavoro e dignità.

L’8 agosto, giornata del sacrificio italiano nel mondo

Nel videomessaggio viene ricordato come nel 2001 sia stato scelto proprio l’8 agosto quale Giornata nazionale del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo.

Una ricorrenza dedicata a tutti coloro che, emigrando, hanno portato all’estero il nome dell’Italia, le proprie capacità e il proprio lavoro, spesso affrontando condizioni durissime. 

Marcinelle rimane così una memoria collettiva che supera i confini del Belgio e dell’Italia.

Una tragedia anche europea

Nel messaggio viene sottolineato anche il carattere europeo della tragedia.

Dalla morte di lavoratori appartenenti a dodici diverse nazionalità maturò, secondo il Ministro, la consapevolezza che l’Europa non potesse limitarsi a essere soltanto uno spazio economico, ma dovesse diventare anche una comunità fondata su diritti, solidarietà e tutela della persona

Da qui l’impegno annunciato affinché l’8 agosto possa diventare anche una giornata europea in memoria delle vittime del lavoro.

Il Ministro ha dichiarato di essersi impegnato a Bruxelles in questa direzione e ha annunciato l’intenzione di tornare presto a Marcinelle per un nuovo omaggio insieme al Presidente del Parlamento Europeo. 

La sicurezza sul lavoro come battaglia di civiltà

Il passaggio forse più attuale del messaggio riguarda la sicurezza.

«La memoria deve tradursi in responsabilità e azione», è il concetto centrale.

La sicurezza sul lavoro viene definita una vera e propria battaglia di civiltà, con un obiettivo netto: nessuno, in Italia o in Europa, dovrebbe più perdere la vita mentre lavora. 

È proprio qui che la commemorazione smette di essere soltanto memoria storica.

Marcinelle diventa un monito per il presente.

Ricordare quei 262 morti significa interrogarsi sulle condizioni di lavoro di oggi, sulla prevenzione, sui controlli, sulle responsabilità delle imprese e delle istituzioni.

Un messaggio agli italiani nel mondo

Il videomessaggio si chiude con un pensiero rivolto ai figli e ai nipoti di quella generazione di emigrati e, più in generale, agli italiani che hanno costruito comunità all’estero.

Il messaggio è quello di un’Italia che riconosce il valore del sacrificio, del lavoro e dell’orgoglio delle proprie radici. 

Settant’anni dopo, Marcinelle resta dunque molto più di una pagina dolorosa.

È il simbolo di un’Italia che partiva con una valigia, di famiglie divise dalla necessità, di uomini che scendevano in miniera per costruire un futuro ai propri figli.

Ma è anche un simbolo europeo.

Perché il lavoro senza sicurezza non è progresso.

E perché la memoria, se vuole avere davvero un senso, deve diventare responsabilità.

Dalla memoria alla musica

In occasione della Giornata del Sacrificio del Lavoro Italiano nel Mondo, ho voluto affidare anche alla musica una riflessione personale su ciò che Marcinelle rappresenta ancora oggi.

Ho scritto un testo pensando a quegli uomini partiti dall’Italia con una valigia, alle loro famiglie, al lavoro, alla dignità e al prezzo pagato da tante generazioni di emigrati. Quelle parole sono poi diventate una canzone.

Un modo diverso per ricordare, perché a volte la musica riesce ad arrivare dove la cronaca e la storia da sole non riescono.

Se volete, potete ascoltarla qui:


Settant’anni dopo, ricordare Marcinelle significa continuare a dare voce a chi non tornò più alla luce e trasformare quella memoria in responsabilità per il presente.