di Emanuele Esposito
A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, l’inchiesta bis sul delitto di Garlasco continua a riservare colpi di scena. L’ultima novità riguarda la decisione della Procura di Pavia di affidare una consulenza tecnica sulla personalità di Andrea Sempio, attualmente al centro delle nuove indagini.
Una notizia che ha immediatamente generato confusione e polemiche. Molti hanno parlato di una “perizia psichiatrica”, ma dal punto di vista giuridico le cose stanno diversamente.
Secondo quanto emerso, non sarebbe stata disposta alcuna perizia da parte di un giudice, bensì una consulenza tecnica richiesta direttamente dalla Procura. Una differenza fondamentale perché la perizia è un mezzo di prova disposto dall’autorità giudicante, mentre la consulenza tecnica rappresenta uno strumento investigativo utilizzato dagli inquirenti durante le indagini preliminari.
Perché la Procura vuole analizzare la personalità di Sempio?
È questa la domanda che oggi si pongono osservatori, giuristi e opinione pubblica.
La risposta più immediata è che gli investigatori stanno cercando di comprendere meglio il contesto umano e comportamentale all’interno del quale si muove l’indagine. Una consulenza psicologica può infatti servire ad analizzare relazioni, atteggiamenti, modalità di comportamento, reazioni e aspetti della personalità che potrebbero avere rilevanza investigativa.
Attenzione però: una consulenza psicologica non dimostra la colpevolezza di una persona.
Nel sistema penale italiano nessuno viene condannato per il proprio carattere, per il proprio temperamento o per le proprie fragilità emotive. Servono prove, riscontri oggettivi e collegamenti concreti con il fatto di reato.
La sensazione è che manchi ancora la prova decisiva
Ed è proprio qui che emerge l’aspetto più interessante dell’intera vicenda.
A distanza di mesi dalla riapertura dell’indagine, la Procura continua a disporre approfondimenti tecnici, accertamenti scientifici, consulenze e nuovi interrogatori.
Una circostanza che, inevitabilmente, porta molti osservatori a formulare una considerazione: forse gli inquirenti non hanno ancora trovato quella che viene comunemente definita la “prova regina”.
Se esistesse già una prova schiacciante e difficilmente contestabile, il quadro accusatorio apparirebbe probabilmente più definito. Il continuo ricorso a nuovi accertamenti potrebbe invece indicare che gli investigatori stanno ancora cercando il tassello capace di trasformare una serie di elementi indiziari in una ricostruzione definitiva.
Naturalmente si tratta di una valutazione giornalistica e non di una conclusione processuale.
Il peso dell’interrogatorio
In questo contesto assume particolare importanza anche il confronto diretto con Andrea Sempio.
Gli interrogatori rappresentano spesso uno dei momenti più delicati di un’indagine complessa. Quando gli investigatori ritengono di avere raccolto diversi elementi ma non ancora una prova conclusiva, il confronto con l’indagato può diventare un passaggio strategico.
L’obiettivo non è necessariamente ottenere una confessione. Più spesso si cerca di verificare la coerenza delle dichiarazioni, individuare eventuali contraddizioni, chiarire aspetti rimasti oscuri o confrontare quanto emerge dagli accertamenti tecnici con le spiegazioni fornite dall’interessato.
Da questo punto di vista, la consulenza psicologica potrebbe essere interpretata anche come uno strumento utile a comprendere meglio il profilo della persona che gli investigatori intendono interrogare e valutare.
La difesa prepara la controffensiva
Nel frattempo la difesa di Andrea Sempio continua a respingere ogni ipotesi accusatoria.
Gli avvocati hanno già annunciato l’intenzione di contestare uno per uno gli elementi raccolti dalla Procura, sostenendo che nessuno di essi costituisca una prova diretta della responsabilità del loro assistito.
La strategia appare chiara: smontare il valore dei singoli indizi e contestare la possibilità che possano convergere verso una ricostruzione accusatoria univoca.
Una battaglia legale che promette di essere lunga e complessa.
Una verità che ancora manca
Al di là delle contrapposizioni tra accusa e difesa, resta una certezza.
Dopo quasi vent’anni il delitto di Garlasco continua a generare interrogativi e divisioni. La condanna definitiva di Alberto Stasi rappresenta una verità giudiziaria consolidata, ma la riapertura delle indagini dimostra che esistono ancora aspetti che la magistratura ritiene meritevoli di approfondimento.
La consulenza sulla personalità di Andrea Sempio non è una condanna, non è una prova e non è nemmeno una perizia giudiziaria.
È però il segnale che la Procura di Pavia sta continuando a cercare risposte. E quando, a distanza di quasi due decenni, gli investigatori decidono di esplorare anche la dimensione psicologica di una persona, significa che la ricerca della verità è tutt’altro che conclusa.
