L’intervento del direttore di Allora! Online sul dibattito giornalistico nato intorno alle nuove indagini
Care Francesca Bugamelli e Rita Cavallaro,
non sono abituato a rispondere pubblicamente ai colleghi. Tuttavia, considerata la portata mediatica, investigativa e giudiziaria assunta dal caso Garlasco, ritengo opportuno intervenire per chiarire la posizione del nostro giornale e il significato dell’articolo pubblicato da Allora! Online.
Prima di entrare nel merito, desidero riconoscere a entrambe il grande lavoro giornalistico che state portando avanti da mesi.
Va dato atto di aver realizzato, insieme ai vostri collaboratori, un’attività costante di approfondimento, ricerca e inchiesta giornalistica, seguendo ogni sviluppo del caso con attenzione e determinazione.
A lei come alla collega Rita Cavallaro desidero esprimere la mia stima personale e la piena vicinanza dell’intera redazione di Allora!, soprattutto dopo i messaggi vili, gli insulti e gli attacchi ricevuti per il solo fatto di svolgere il proprio lavoro.
Nessun giornalista dovrebbe essere minacciato, delegittimato o sottoposto a campagne di odio per avere pubblicato notizie, formulato domande o seguito una pista investigativa.
La critica è legittima. Il confronto è necessario. Le intimidazioni, invece, non sono mai accettabili.
Lo stesso riconoscimento va ai tanti colleghi che, direttamente o indirettamente, si stanno occupando del caso Garlasco, tra i quali Alessandro De Giuseppe, Luigi Grimaldi e tutti coloro che cercano di ricostruire una vicenda complessa, dolorosa e ancora lontana da una conclusione definitiva.
Francesca, lei come me vive e lavora all’estero. Sappiamo entrambi cosa significhi esercitare il giornalismo in libertà, senza condizionamenti e senza essere legati alle convenienze dell’editore di turno.
Negli Stati Uniti, come in Australia, una notizia falsa o diffamatoria può avere conseguenze professionali, economiche e personali gravissime. Può costare anni di lavoro, credibilità e perfino il patrimonio personale.
Proprio per questo chi fa informazione seriamente conosce il peso delle parole, delle fonti e delle responsabilità legate a ogni pubblicazione.
Nel video pubblicato sul canale Bugalalla Crime, che seguo con interesse, Francesca Bugamelli ha osservato che nessun altro organo di stampa avrebbe ripreso la notizia pubblicata da Allora! Online.
È necessario precisare che non abbiamo mai definito quella notizia come un’esclusiva.
L’abbiamo presentata per quello che è: un’indiscrezione giornalistica arrivata alla nostra redazione attraverso fonti e corrispondenti presenti sul territorio italiano.
Non siamo il Corriere della Sera e non abbiamo mai preteso di esserlo. Siamo però una testata giornalistica radicata da oltre dieci anni nella comunità italiana in Australia, con una presenza storicamente legata soprattutto all’edizione cartacea e con un progetto digitale che stiamo sviluppando e rafforzando da alcuni mesi.
Nella nostra redazione collaborano giornalisti, opinionisti e professionisti dell’editoria di alto profilo. Alcuni provengono o hanno collaborato con importanti testate nazionali italiane, tra cui la Repubblica, il Corriere della Sera e altri organi d’informazione.
Questo non significa essere infallibili, ma dimostra l’esistenza di un metodo, di una professionalità e di una struttura editoriale che meritano rispetto.
Il nostro giornale non ha mai fatto gossip e continuerà a non farlo.
Le informazioni che riceviamo vengono valutate, confrontate e verificate nei limiti consentiti dal lavoro giornalistico. Quando una notizia viene ritenuta attendibile e di interesse pubblico, viene pubblicata assumendocene pienamente la responsabilità.
Il titolo dell’articolo in questione è stato costruito per richiamare l’attenzione del lettore. È una pratica utilizzata dalla stampa, dalle televisioni e anche da chi fa informazione attraverso YouTube e i social network.
Un titolo forte, tuttavia, non deve essere automaticamente confuso con una sentenza o con l’affermazione di una verità giudiziaria definitiva.
Dietro molti titoli sensazionalistici, purtroppo, spesso non vi è nulla. Non è questo il nostro caso.
Quanto abbiamo pubblicato nasce da informazioni giunte alla nostra redazione e da fonti che consideriamo attendibili. L’articolo porta la mia firma e me ne assumo integralmente la responsabilità professionale e personale.
Le notizie che arrivano in redazione devono essere analizzate e verificate. Quando vi sono elementi sufficienti, devono essere raccontate, siano esse positive, negative, comode o scomode.
Il caso Garlasco è ormai diventato, per certi versi, una sorta di “Dallas” italiana: un susseguirsi quotidiano di ricostruzioni, indiscrezioni, testimonianze, documenti, smentite, reperti, ipotesi e colpi di scena.
Se ne sentono di tutti i colori e proprio per questo il compito dei giornalisti dovrebbe essere quello di separare i fatti dalle opinioni, le informazioni dalle suggestioni e le indiscrezioni dalle verità processuali.
Ribadisco che la notizia pubblicata da Allora! Online ha basi che riteniamo reali.
Secondo quanto riferito dalle nostre fonti, la Procura di Pavia starebbe svolgendo accertamenti e valutando elementi ulteriori rispetto a quelli già emersi pubblicamente.
Naturalmente spetterà alla Procura confermare, smentire o chiarire la reale portata di questi approfondimenti.
Non compete ai giornalisti attribuire responsabilità penali, anticipare sentenze o trasformare un’ipotesi investigativa in una condanna.
Il procuratore Fabio Napoleone non è certamente l’ultimo arrivato e sa perfettamente che un’eventuale ipotesi accusatoria dovrà essere sostenuta da elementi solidi, verificabili e capaci di resistere al confronto processuale.
Una difesa preparata potrebbe smontare rapidamente una ricostruzione fondata soltanto su elementi isolati o su suggestioni mediatiche.
Per questo l’impronta 33, il materiale genetico e gli altri elementi emersi dovranno necessariamente essere inseriti in un quadro probatorio più ampio e coerente.
Non sono un magistrato e non sono un giurista. Mi guardo bene dal formulare sentenze o dall’indicare colpevoli.
Posso però riferire che chi collabora con il nostro giornale continua a sostenere che potrebbero esserci sviluppi importanti e che gli inquirenti starebbero cercando elementi ben più consistenti rispetto a quelli conosciuti fino a oggi.
La Procura, in altre parole, non cerca una narrazione suggestiva o un titolo da prima pagina. Cerca quella che comunemente viene definita la “pistola fumante”: un elemento concreto, decisivo e difficilmente contestabile.
Se tale elemento esista realmente, lo scopriremo soltanto con il prosieguo delle indagini.
Ringrazio Francesca Bugamelli per aver citato il nostro lavoro e per aver dato risalto, anche attraverso una critica, alla notizia pubblicata da Allora! Online.
Le critiche, quando sono motivate e rispettose, rappresentano uno stimolo utile per ogni giornalista.
Francesca, continui il suo lavoro con la determinazione e la professionalità dimostrate finora.
Rita, continui a fare il suo lavoro senza lasciarsi intimidire dagli insulti e dalle campagne di odio. La solidarietà della nostra redazione non è formale, ma sincera e convinta.
Il giornalismo serio non dovrebbe trasformarsi in una guerra tra testate, tra giornalisti o tra canali di informazione.
Ognuno può avere fonti diverse, interpretazioni differenti e sensibilità editoriali proprie. Ciò che non dovrebbe mai venire meno è il rispetto tra colleghi e il riconoscimento del lavoro altrui.
Il giornalismo deve rimanere al servizio dei lettori, della verità e dell’interesse pubblico.
La verità giudiziaria, invece, viene stabilita nelle aule dei tribunali, non sui giornali, sui social network, in televisione o su YouTube.
Fino a una sentenza definitiva, ogni persona coinvolta deve essere considerata innocente.
Su questo principio non possono esistere eccezioni.
Emanuele Esposito
