di Emanuele Esposito
Le immagini dell’interrogatorio di Andrea Sempio trasmesse dalla trasmissione “Dentro la Notizia” mostrano per la prima volta il quadro accusatorio che la Procura di Pavia ritiene di avere costruito nei confronti dell’uomo nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi.
Il 6 maggio scorso Sempio si è presentato davanti ai magistrati accompagnato dai suoi legali ma ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere. Una decisione prevista dal codice di procedura penale che ha impedito qualsiasi confronto diretto con gli inquirenti.
Nel corso dell’interrogatorio il procuratore aggiunto Sergio Civardi ha illustrato una serie di elementi che, secondo l’accusa, delineano un quadro indiziario preciso.
La Procura sostiene che Sempio abbia fornito nel tempo versioni non veritiere riguardo alle tre telefonate effettuate all’abitazione dei Poggi nei giorni precedenti al delitto. Gli investigatori ritengono inoltre che alcune dichiarazioni rese durante gli interrogatori degli anni successivi non siano compatibili con quanto emerso dalle nuove attività investigative.
Tra gli elementi richiamati durante l’interrogatorio figura anche un episodio risalente al 26 febbraio 2025. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, dopo essere stato contattato dai carabinieri di Voghera, Sempio avrebbe raggiunto un centro commerciale dove avrebbe gettato nella spazzatura un foglio manoscritto contenente annotazioni ritenute collegate all’omicidio di Chiara Poggi.
Il punto centrale dell’accusa resta però quello scientifico.
Secondo la Procura, il profilo genetico ricavato dai margini ungueali di Chiara Poggi sarebbe compatibile con quello di Andrea Sempio e incompatibile con quello di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto, così come con gli altri componenti maschili della famiglia Poggi.
Nella ricostruzione degli investigatori, Chiara Poggi avrebbe tentato di difendersi durante l’aggressione subita all’interno della villetta di Garlasco. Una colluttazione che avrebbe lasciato tracce biologiche riconducibili al suo aggressore.
Accanto al DNA, la Procura attribuisce particolare importanza a una impronta palmare rinvenuta sulla parete delle scale che conducono al seminterrato dove venne ritrovato il corpo della giovane.
Secondo gli inquirenti, quella traccia sarebbe compatibile con la mano destra di Andrea Sempio e presenterebbe caratteristiche che la renderebbero rilevante ai fini della ricostruzione dell’omicidio. La Procura sostiene inoltre che l’impronta non sarebbe stata lasciata semplicemente da una mano bagnata d’acqua e che fosse già visibile prima dell’utilizzo dei reagenti impiegati dai RIS durante i rilievi.
Si tratta di elementi che, letti nel loro insieme, spiegano perché la Procura abbia deciso di riaprire il fronte investigativo sul caso Garlasco a quasi vent’anni dal delitto.
La difesa respinge però integralmente questa ricostruzione.
L’avvocato Liborio Cataliotti sostiene che il quadro presentato dai magistrati rappresenti soltanto la lettura dell’accusa e non tenga conto delle consulenze tecniche depositate dalla difesa. In particolare, il legale contesta la rilevanza attribuita all’impronta palmare, ricordando che la stessa traccia era già stata esaminata negli anni del processo Stasi senza essere considerata collegata all’omicidio.
Lo scontro tra accusa e difesa appare dunque totale.
Da una parte la Procura ritiene di avere raccolto elementi nuovi e convergenti che riguardano DNA, impronte, comportamenti e dichiarazioni dell’indagato. Dall’altra la difesa sostiene che nessuno di questi elementi abbia valore decisivo e che ciascuno possa essere spiegato in modo diverso.
Resta un dato oggettivo.
Di fronte a un elenco di contestazioni così dettagliato, Andrea Sempio ha scelto di non rispondere alle domande dei magistrati.
Una decisione legittima sul piano processuale.
Ma una scelta che continua ad alimentare interrogativi nell’opinione pubblica mentre il caso Garlasco torna ancora una volta al centro della cronaca giudiziaria italiana. fai grafica come sopra
