AUSTRALIA, ALLARME ENERGIA: “IL PAESE È TRA I MENO PREPARATI A UNO SHOCK PETROLIFERO”

L’Australia rischia di trovarsi impreparata davanti a una nuova crisi energetica globale. A lanciare l’allarme è HSBC, secondo cui il Paese sarebbe oggi “uno dei meno attrezzati tra le economie sviluppate” per affrontare un improvviso shock del prezzo del petrolio.

Una valutazione che pesa, soprattutto perché arriva in un momento in cui l’inflazione resta elevata e la crescita economica continua a mostrare segnali di fragilità strutturale.

Il punto centrale dell’analisi è chiaro: l’economia australiana era già sotto pressione prima ancora dell’impatto della crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente.

Secondo l’economista capo di HSBC, Paul Bloxham, l’inflazione – salita al 3,7% su base annua fino a febbraio – si mantiene ben al di sopra del target fissato dalla Reserve Bank of Australia, compreso tra il 2% e il 3%.

E questo dato, sottolinea Bloxham, non include ancora l’effetto dell’aumento dei prezzi del carburante.

A rendere il quadro più preoccupante è la combinazione di tre fattori strutturali:

  • bassa crescita della produttività
  • inflazione persistente
  • mercato del lavoro estremamente rigido

Con un tasso di disoccupazione intorno al 4,3%, vicino ai minimi storici, le pressioni salariali rischiano infatti di alimentare ulteriormente l’inflazione.

Il risultato è un’economia che cresce “oltre la propria capacità”, trasformando ogni espansione in un fattore inflattivo.

La conseguenza più concreta? Secondo HSBC, l’Australia potrebbe essere costretta ad affrontare una vera e propria fase di rallentamento economico per riportare l’inflazione sotto controllo.

Un passaggio quasi inevitabile:

“L’unica vera incognita – sostiene Bloxham – è quanto sarà profonda questa fase di contrazione e cosa la innescherà”.

Nonostante una crescita del PIL del 2,6% nel 2025, il sistema economico appare quindi vulnerabile, soprattutto di fronte a shock esterni come quello energetico.

Nel mirino anche la strategia della Reserve Bank of Australia, accusata di aver seguito una “strada troppo stretta” nel tentativo di ridurre l’inflazione senza rallentare troppo l’economia.

Un equilibrio che, secondo HSBC, non ha funzionato.

Il rischio ora è che la banca centrale debba intervenire con decisioni più drastiche.

Le previsioni non sono rassicuranti:

  • inflazione attesa oltre il 5% a marzo
  • possibile aumento dei tassi già nella prossima riunione
  • cash rate che potrebbe tornare al 4,35%

Sarebbe il terzo rialzo consecutivo dell’anno, un segnale chiaro di una politica monetaria che torna a irrigidirsi.

Il quadro che emerge è quello di un’economia esposta, dove le debolezze interne amplificano gli effetti delle crisi esterne.

Energia, inflazione e produttività diventano così i tre nodi centrali di una sfida che non è solo economica, ma anche politica.

Perché se l’Australia – una delle economie più solide del mondo occidentale – viene oggi definita “tra le meno preparate”, la domanda diventa inevitabile: quanto può reggere il sistema prima di dover cambiare profondamente rotta?