È uno scontro politico che riapre una frattura profonda dentro il centrodestra australiano. L’ex primo ministro Malcolm Turnbull ha criticato duramente la decisione del Liberal Party of Australia di assegnare preferenze al partito One Nation nella byelection di Farrer, definendola senza mezzi termini “una mossa retrograda”.
L’intervento di Turnbull è arrivato durante un panel dedicato a clima ed energia, dove ha condiviso il palco con figure di primo piano come Kevin Rudd e Christiana Figueres. Un contesto non casuale, perché proprio sul tema ambientale si gioca una delle principali linee di frattura.
Turnbull ha sottolineato come una simile decisione sarebbe stata “inconcepibile” durante i governi precedenti, inclusi quelli guidati da lui stesso, da Tony Abbott e da John Howard.
Parole pesanti, che non si limitano alla strategia elettorale ma colpiscono l’identità stessa del partito liberale. Secondo Turnbull, infatti, il rischio è quello di legittimare posizioni estreme pur di ottenere vantaggi nel breve periodo.
Nel mirino dell’ex premier c’è soprattutto la linea politica di One Nation e della sua leader Pauline Hanson. Turnbull ha accusato il partito di aver costruito per oltre trent’anni il proprio consenso “sulla divisione e sul richiamo a temi razziali”, oltre a portare avanti posizioni apertamente negazioniste sul cambiamento climatico.
Secondo Turnbull, One Nation “nega la scienza” e resta “fuori dalla realtà economica contemporanea”, una posizione che – se avallata anche indirettamente dai Liberali – rischia di trascinare il dibattito pubblico australiano indietro nel tempo.
La questione delle preferenze, nel sistema elettorale australiano, non è un dettaglio tecnico ma una leva politica decisiva. Invitare gli elettori a trasferire il proprio voto verso un altro partito significa, di fatto, costruire alleanze implicite.
Ed è proprio questo il punto critico sollevato da Turnbull: la trasformazione del Liberal Party of Australia da forza liberale moderata a soggetto disposto a dialogare – anche indirettamente – con forze populiste e radicali.
Non a caso, l’ex premier ha lanciato un messaggio diretto agli elettori della circoscrizione di Farrer: mettere One Nation “all’ultimo posto” nelle preferenze.
Un appello che suona come un tentativo di salvare l’anima moderata del partito, ma che allo stesso tempo evidenzia una crisi interna sempre più evidente.
Il caso Farrer è solo l’ultimo episodio di una tensione più ampia che attraversa la politica australiana: da un lato una componente moderata e pragmatica, dall’altro una spinta verso posizioni più radicali, soprattutto su immigrazione e clima.
La domanda, ora, è tutta politica: il centrodestra australiano sta cambiando pelle o sta perdendo la propria identità?
E soprattutto: a quale prezzo elettorale – e culturale – questa trasformazione verrà pagata?
