Australia prepara la riforma del sistema disoccupazione: cambia il volto di Centrelink

Il governo federale australiano ha annunciato una profonda riforma del sistema nazionale dei servizi per l’impiego, un settore che vale oltre 2 miliardi di dollari l’anno e coinvolge più di un milione di persone in cerca di lavoro. 

La ministra del Lavoro Amanda Rishworth ha spiegato che l’obiettivo è creare un sistema “più umano, efficace e dignitoso”, superando l’attuale modello giudicato da molti troppo burocratico e punitivo.

Al centro della riforma c’è la revisione delle cosiddette “mutual obligations”, ovvero gli obblighi che i beneficiari di sussidi come JobSeeker e Youth Allowance devono rispettare per continuare a ricevere i pagamenti di Centrelink. Attualmente queste attività includono corsi, volontariato, ricerca di lavoro e incontri obbligatori con agenzie private. 

Negli ultimi anni il sistema è stato duramente criticato da associazioni sociali ed esperti, che lo accusano di mettere sotto pressione persone già in difficoltà, spesso costrette a seguire attività considerate inutili o scollegate dalle reali opportunità di lavoro. 

Un rapporto del Commonwealth Ombudsman aveva inoltre rilevato che quasi mille persone avevano subito sospensioni illegittime dei pagamenti negli ultimi due anni a causa di controlli automatici del sistema di compliance. 

Tre nuovi percorsi per i disoccupati

La novità principale sarà la creazione di tre differenti livelli di assistenza, pensati in base alle condizioni e alle possibilità reali dei singoli utenti. 

Il primo livello sarà quasi interamente digitale e destinato alle persone considerate più vicine al mercato del lavoro. In questo caso gli obblighi saranno concentrati principalmente sulla ricerca attiva di un impiego. 

Il secondo livello sarà invece dedicato a chi necessita di maggiore supporto, attraverso coaching professionale, corsi di formazione e programmi collegati ai lavori realmente disponibili nelle singole aree geografiche. 

Il terzo livello riguarderà le persone più fragili, senza un percorso lineare verso l’occupazione. In questo caso il governo punta su programmi graduali, imprese sociali e attività orientate alla costruzione della fiducia personale e della preparazione al lavoro. 

Un nuovo sistema di valutazione

Tra le misure annunciate figura anche un nuovo strumento di valutazione da 27 milioni di dollari per identificare meglio le difficoltà individuali dei disoccupati, comprese problematiche legate alla salute, alla casa o al supporto sociale. 

L’obiettivo è sostituire gli attuali “employment plans”, spesso criticati perché standardizzati e pieni di attività arbitrarie, con piani personalizzati costruiti sulle reali esigenze della persona. 

Un sistema sotto pressione da anni

Secondo il Centre for Policy Development, numerose revisioni governative avevano già evidenziato i limiti del sistema attuale, accusato di essere troppo focalizzato sul “far uscire le persone dal welfare” piuttosto che aiutarle concretamente a trovare lavoro stabile. 

Il governo Albanese aveva già sostituito il vecchio sistema Jobactive con Workforce Australia nel 2022, ma questa rappresenta la seconda grande riforma in pochi anni. 

Nonostante alcune associazioni abbiano accolto positivamente il cambio di direzione, molti gruppi sociali e i Verdi australiani sostengono che la riforma sia ancora troppo timida e che continui a lasciare troppo spazio alle agenzie private profit nel sistema di collocamento. 

Per ora il governo ha aperto una consultazione pubblica e istituito gruppi di lavoro con esperti e persone che hanno vissuto direttamente il sistema. Tuttavia non esiste ancora una data ufficiale per l’entrata in vigore completa della nuova struttura nazionale.