Pentagono contro SpaceX? Scontro sui costi di Starlink durante la guerra con l’Iran

Nuove tensioni emergono tra il United States Department of Defense e SpaceX sul ruolo strategico della rete satellitare Starlink nelle operazioni militari americane in Medio Oriente.

Secondo un’inchiesta pubblicata da Reuters, nelle settimane successive agli attacchi statunitensi contro l’Iran, dirigenti di SpaceX avrebbero chiesto al Pentagono un aumento significativo dei costi per l’utilizzo della rete satellitare Starlink da parte dei droni kamikaze americani impiegati nell’area di conflitto.

Il Pentagono ha però respinto pubblicamente le indiscrezioni. Il portavoce Sean Parnell ha definito il report “sbagliato”, sottolineando che SpaceX resta “un partner forte e prezioso” per il Dipartimento della Difesa americano.

Anche Elon Musk è intervenuto direttamente sulla piattaforma X, definendo “false” le ricostruzioni di Reuters, pur ammettendo che il sistema civile Starlink sarebbe stato utilizzato impropriamente “per scopi militari”.

Il nodo dei droni LUCAS

Al centro della vicenda vi sarebbero i nuovi droni kamikaze LUCAS (Low-cost Unmanned Combat Attack System), schierati dagli Stati Uniti in Medio Oriente alla fine del 2025.

Secondo Reuters, SpaceX avrebbe sostenuto che questi droni utilizzavano la rete satellitare in condizioni assimilabili ai servizi aeronautici premium, più costosi rispetto agli abbonamenti standard precedentemente applicati.

La richiesta avrebbe fatto lievitare il costo operativo di ciascun drone, quasi raddoppiandone il prezzo iniziale di circa 30 mila dollari americani.

I funzionari del Pentagono avrebbero però contestato la richiesta, sostenendo che i droni utilizzano la connessione solo per pochi minuti o ore, diversamente dagli aerei tradizionali per cui il servizio premium era stato pensato.

Starshield: la versione militare di Starlink

La disputa evidenzia anche quanto il sistema Starlink sia ormai diventato centrale per la sicurezza nazionale americana.

Oltre alla rete civile, SpaceX fornisce infatti al Pentagono una versione militare denominata Starshield, sviluppata attraverso un accordo firmato nel 2023. Questo sistema consente connessioni più sicure e integrate con satelliti dedicati esclusivamente alle operazioni governative e militari.

Secondo gli esperti, la crescente dipendenza del governo americano dalle infrastrutture spaziali private di Musk starebbe creando un nuovo equilibrio di potere tra Washington e le Big Tech strategiche.

“Gli Stati Uniti dipendono da SpaceX”

Reuters sostiene che il caso dei droni LUCAS rappresenti solo uno dei numerosi attriti emersi negli ultimi mesi tra il Pentagono e SpaceX.

Tra le questioni più delicate ci sarebbe anche un progetto per garantire connessioni dirette Starlink ai cittadini iraniani durante eventuali blackout delle comunicazioni imposti dal regime di Teheran.

Secondo fonti citate dall’agenzia, SpaceX avrebbe proposto costi fino a 500 milioni di dollari per attivare il sistema e ulteriori 100 milioni al mese per mantenerlo operativo, cifre che avrebbero provocato forte preoccupazione all’interno della Difesa americana.

Clayton Swope, senior fellow del Center for Strategic and International Studies, ha spiegato che SpaceX dispone oggi di un potere contrattuale superiore persino ai tradizionali colossi della difesa.

“Se Starlink non esistesse, il governo degli Stati Uniti non avrebbe accesso a una costellazione globale di comunicazioni in orbita bassa”, ha dichiarato.

Una frase che fotografa perfettamente la nuova realtà geopolitica: nel XXI secolo il controllo dello spazio e delle comunicazioni satellitari è diventato uno degli strumenti più importanti del potere militare globale.