Australia, studenti in piazza contro Pauline Hanson: «No all’ascesa dell’estrema destra»

a cura della redazione

Studenti delle scuole superiori e universitari hanno lasciato le aule per partecipare alle manifestazioni “Students Say No to Hanson” organizzate in diverse città australiane. Nel mirino Pauline Hanson e One Nation, protagonisti di una forte crescita nei sondaggi. La senatrice replica: «La scuola dovrebbe insegnare ai giovani come pensare, non cosa pensare».

Migliaia di studenti hanno lasciato le lezioni giovedì per partecipare alle manifestazioni organizzate in diverse città australiane contro Pauline Hanson e One Nation, in una giornata di mobilitazione nazionale contro quello che gli organizzatori definiscono il crescente peso dell’“estrema destra” nella politica australiana.

A Sydney centinaia di studenti delle scuole superiori e universitari si sono riuniti davanti al Town Hall, mentre iniziative analoghe sono state organizzate anche a Melbourne, Brisbane, Canberra e in altre città.

Lo slogan della protesta: “Students Say No to Hanson”.

I manifestanti accusano One Nation di portare avanti politiche che considerano discriminatorie nei confronti di migranti, minoranze e altri gruppi della società australiana.

Gli studenti: «Non siamo troppo giovani per capire»

La protesta è stata sostenuta da organizzazioni studentesche e gruppi della sinistra radicale e anticapitalista.

Durante la manifestazione di Sydney sono stati scanditi slogan contro il razzismo e a favore dell’immigrazione, mentre alcuni giovani hanno contestato l’idea che gli studenti siano troppo giovani o inesperti per partecipare alla politica.

Gli organizzatori sostengono che la crescita elettorale di One Nation rappresenti un motivo sufficiente perché anche i giovani facciano sentire la propria voce.

Ed è proprio questa crescita a rendere la protesta politicamente significativa.

One Nation cresce nei sondaggi

Il partito guidato da Pauline Hanson sta attraversando una fase di forte consenso.

Un recente sondaggio News24 Pulse/YouGov ha collocato One Nation al 24 per cento delle intenzioni di voto primarie, dietro Labor al 28 per cento e davanti alla Coalition, indicata al 22 per cento.

Il dato assume un peso particolare se confrontato con il risultato ottenuto dal partito alle elezioni federali del 2025, quando il consenso era molto più basso.

Va ricordato che i sondaggi rappresentano una fotografia delle intenzioni degli intervistati in un determinato momento e non una previsione certa del risultato di future elezioni.

Ma la tendenza ha inevitabilmente modificato il dibattito politico australiano.

Faruqi invita gli studenti a partecipare

A sostenere apertamente la mobilitazione è stata anche la senatrice dei Greens Mehreen Faruqi.

In un video pubblicato sui social, Faruqi ha incoraggiato gli studenti intenzionati a partecipare alle proteste, criticando duramente le posizioni di One Nation e definendole razziste, sessiste, divisive e contrarie agli interessi dei lavoratori.

L’intervento ha però provocato polemiche.

Il ministro federale dell’Istruzione Jason Clare, pur riconoscendo il diritto dei giovani a manifestare, ha espresso una posizione differente sulla scelta di saltare le lezioni, sostenendo che gli studenti dovrebbero andare a scuola.

Hanson: «Insegnate loro come pensare»

Pauline Hanson ha reagito duramente.

Secondo la leader di One Nation, i ragazzi dovrebbero essere incoraggiati a sviluppare un pensiero autonomo anziché essere indirizzati politicamente.

Il suo messaggio è stato chiaro: le scuole dovrebbero insegnare ai giovani “come pensare”, non “cosa pensare”.

Hanson ha inoltre invitato gli studenti a concentrare la propria attenzione su altre questioni che, a suo giudizio, peseranno direttamente sul loro futuro: salari, aumento del costo della vita, sicurezza ed economia.

La senatrice sostiene che One Nation stia cercando proprio di rispondere alle preoccupazioni delle nuove generazioni.

Due letture completamente opposte

Ed è qui che emerge il vero scontro politico.

Per gli studenti scesi in piazza, la crescita di One Nation rappresenta un rischio di normalizzazione di idee considerate xenofobe e discriminatorie.

Per Hanson e i suoi sostenitori, invece, proprio quelle manifestazioni dimostrerebbero quanto una parte del sistema educativo e politico sia diventata ideologizzata.

Due interpretazioni opposte dello stesso fenomeno.

Da una parte giovani che rivendicano il diritto di partecipare alla vita politica.

Dall’altra chi si domanda quanto sia realmente spontanea una protesta che coinvolge ragazzi ancora in età scolastica e quanto sia opportuno incoraggiarli ad abbandonare le lezioni per partecipare a una manifestazione politica.

La politica entra nelle scuole

La vicenda apre quindi una discussione che va oltre Pauline Hanson.

È giusto che gli studenti saltino la scuola per manifestare?

La storia australiana e internazionale offre numerosi esempi di movimenti studenteschi che hanno avuto un ruolo importante nei grandi cambiamenti politici e sociali.

Ma quando si tratta di minorenni, la questione diventa inevitabilmente più delicata.

Il confine tra educazione civica, partecipazione politica e possibile influenza ideologica è destinato a essere discusso ancora a lungo.

Il vero dato politico è la crescita di One Nation

Al di là delle manifestazioni, tuttavia, c’è una realtà che tutti i principali partiti australiani devono affrontare: One Nation non è più soltanto una presenza marginale nel dibattito politico.

I recenti sondaggi mostrano un elettorato molto più frammentato rispetto al tradizionale confronto tra Labor e Coalition. Un sondaggio YouGov pubblicato a metà luglio aveva già rilevato Labor al 28 per cento, One Nation al 26 e Coalition al 20.

Le percentuali cambiano da sondaggio a sondaggio, ma il fenomeno politico resta evidente.

Hanson sta intercettando una parte dell’insoddisfazione dell’elettorato su costo della vita, immigrazione, sicurezza e fiducia nei partiti tradizionali.

E probabilmente è proprio questo che rende la protesta degli studenti qualcosa di più di una semplice giornata lontano dalle aule.

Per i manifestanti si tratta di fermare una politica che considerano pericolosa.

Per Hanson, invece, quelle proteste dimostrano perché sempre più australiani starebbero cercando un’alternativa.

La battaglia, ormai, non riguarda soltanto le strade.

Riguarda la direzione che prenderà la politica australiana nei prossimi anni.