Cina avverte l’Australia dopo l’alleanza militare con le Fiji: il Pacifico diventa il nuovo fronte strategico

Pechino mette in guardia Canberra dopo la firma dell’Ocean of Peace Alliance tra Australia e Fiji, un patto di difesa che impegna i due Paesi ad “agire di fronte a un pericolo comune” in caso di attacco. L’accordo rafforza la posizione australiana nel Pacifico e apre la porta ad altri Paesi della regione.

L’avvertimento di Pechino

La Cina ha avvertito l’Australia di non danneggiare i suoi interessi nel Pacifico dopo la firma di una storica alleanza militare tra Canberra e Suva.

Il nuovo accordo, siglato dal primo ministro australiano Anthony Albanese e dal premier fijiano Sitiveni Rabuka, rappresenta uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni nella strategia australiana per rafforzare la propria presenza nella regione.

La portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha risposto con toni freddi, sostenendo che la Cina non cerca “rivalità geopolitica” né “giochi politici egoistici”, ma ha invitato il Paese interessato a rispettare davvero l’indipendenza delle nazioni insulari del Pacifico ed evitare di colpire gli interessi di terze parti.

L’Ocean of Peace Alliance

Il cuore dell’intesa è l’Ocean of Peace Alliance, un trattato di mutua difesa che porta le Fiji a diventare il quarto alleato formale dell’Australia dopo Stati Uniti, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea.

Secondo il testo richiamato da ABC, il trattato prevede che Australia e Fiji riconoscano che un attacco armato contro una delle due nel Pacifico sarebbe pericoloso per la pace e la sicurezza dell’altra. In quel caso, ciascun Paese si impegnerebbe ad “agire per affrontare il pericolo comune”, secondo i propri processi interni.

È una formula pesante, perché avvicina l’intesa a una vera architettura di sicurezza regionale. Non si tratta più soltanto di cooperazione, addestramento o aiuti allo sviluppo. È un patto politico-militare che cambia il peso dell’Australia nel Pacifico.

Anche la Vuvale Union

Accanto all’alleanza militare, Australia e Fiji hanno firmato anche la Vuvale Union, un accordo più ampio su sicurezza, sviluppo, cooperazione economica, istruzione, salute e infrastrutture.

Il governo australiano ha annunciato investimenti per oltre 1 miliardo di dollari australiani in dieci anni, destinati anche al contrasto della criminalità transnazionale e al rafforzamento delle capacità istituzionali delle Fiji.

Il termine “Vuvale”, che in fijiano richiama il concetto di famiglia, resta il simbolo diplomatico scelto da Canberra e Suva per presentare il rapporto non come imposizione strategica, ma come partnership tra Paesi vicini e legati da storia, comunità e interessi comuni.

La partita con la Cina

Dietro il linguaggio della cooperazione, però, il contesto è chiaramente geopolitico.

L’Australia sta costruendo una rete di accordi nel Pacifico per impedire che la Cina ottenga una presenza militare stabile nella regione. L’intesa con le Fiji arriva dopo il trattato di difesa con la Papua Nuova Guinea e dopo il Nakamal Agreement con Vanuatu, che ha rafforzato il ruolo australiano nell’area.

Reuters ha descritto l’accordo Australia-Fiji come parte della risposta di Canberra alla crescente influenza cinese nel Pacifico.

Per Pechino, il rischio è evidente: un Pacifico sempre più integrato attorno all’Australia ridurrebbe lo spazio diplomatico, militare e infrastrutturale della Cina nelle isole del Sud Pacifico.

Rabuka apre ad altri Paesi

Il premier fijiano Sitiveni Rabuka ha cercato di ridimensionare il rischio di uno scontro diretto con Pechino, sostenendo di non attendersi una reazione severa dalla Cina. Ma allo stesso tempo ha aperto la porta a un possibile allargamento del patto ad altri Paesi della regione.

Secondo ABC, l’alleanza potrebbe essere estesa in futuro ad altri Stati del Pacifico in grado di contribuire alla sicurezza regionale. Canberra, almeno nella prima fase, guarderebbe soprattutto a Paesi con forze armate permanenti, come Nuova Zelanda, Papua Nuova Guinea e Tonga.

La Nuova Zelanda ha già accolto positivamente l’annuncio, sottolineando che la sicurezza del Pacifico dovrebbe essere guidata dai Paesi del Pacifico stessi.

Il test missilistico cinese aumenta la tensione

A rendere il quadro ancora più delicato è arrivato, nelle stesse ore, un test missilistico cinese nel Pacifico.

Reuters ha riportato che la Cina ha lanciato un missile da un sottomarino a propulsione nucleare verso il Pacifico, con testata fittizia, suscitando preoccupazione tra Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Taiwan. Pechino ha definito il test parte di normali attività di addestramento, ma il tempismo, poche ore dopo la firma dell’accordo Australia-Fiji, ha alimentato letture strategiche nella regione.

Non esiste una conferma ufficiale che il test fosse una risposta diretta al patto con le Fiji. Ma il messaggio militare cinese arriva in un momento in cui il Pacifico è già attraversato da una competizione sempre più evidente.

Honiara osserva da vicino

Il prossimo passaggio diplomatico sarà nelle Isole Salomone, dove Albanese incontrerà il primo ministro Matthew Waledurante una visita lampo a Honiara.

Australia e Isole Salomone hanno già avviato discussioni per un nuovo trattato bilaterale. Wale ha anche promosso l’idea di un patto regionale di sicurezza tra Paesi del Pacifico, ma resta da capire come questa visione si intreccerà con l’Ocean of Peace Alliance firmata da Australia e Fiji.

Le Isole Salomone restano un Paese chiave nella contesa regionale, soprattutto dopo il controverso accordo di sicurezza firmato con la Cina nel 2022.

Il Pacifico non è più periferia

La firma dell’accordo Australia-Fiji conferma una realtà ormai evidente: il Pacifico non è più una periferia geopolitica.

È diventato un teatro centrale della competizione tra potenze. Australia, Cina, Stati Uniti, Nuova Zelanda e India osservano con attenzione ogni mossa, ogni trattato, ogni porto, ogni esercitazione militare.

Canberra vuole presentarsi come partner naturale e affidabile delle isole del Pacifico. Pechino, invece, respinge l’idea di essere esclusa o contenuta e accusa l’Australia di muoversi secondo logiche di blocco e rivalità.

Una nuova architettura di sicurezza

L’Ocean of Peace Alliance potrebbe diventare il primo mattone di una nuova architettura di sicurezza regionale.

Se altri Paesi dovessero aderire, il Pacifico potrebbe passare da una rete di accordi bilaterali a una struttura più ampia, capace di coordinare difesa, deterrenza, intelligence, contrasto alla criminalità transnazionale e protezione delle rotte marittime.

Per l’Australia sarebbe una vittoria strategica. Per la Cina, un segnale di contenimento. Per le nazioni insulari, invece, la sfida sarà mantenere la propria sovranità senza diventare terreno di scontro tra potenze.

Il messaggio politico di Canberra

Albanese ha definito il Pacifico “casa” per l’Australia. Ma con la firma del trattato con le Fiji, quel messaggio diventa anche una scelta strategica.

Canberra non vuole più limitarsi a finanziare progetti di sviluppo o inviare aiuti dopo i disastri naturali. Vuole essere il garante della sicurezza regionale.

La Cina lo ha capito. E la sua reazione lo conferma.

Il Pacifico entra così in una fase nuova: più integrata, più militarizzata e più esposta alla competizione tra potenze. L’accordo tra Australia e Fiji non chiude la partita. La apre.

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