SYDNEY – Mentre la 35enne Leah Stewart lotta ancora tra la vita e la morte dopo il terribile attacco di uno squalo bianco avvenuto sabato a Coogee Beach, nel governo del New South Wales esplode la polemica sui numeri reali degli squali presenti lungo la costa australiana.
Il premier del NSW Chris Minns ha infatti smentito pubblicamente quanto dichiarato appena ventiquattro ore prima dal ministro dell’Agricoltura Tara Moriarty, responsabile anche delle politiche di mitigazione del rischio squali.
Intervenendo a Sky News, Minns ha riconosciuto che negli ultimi decenni la presenza degli squali sarebbe aumentata rispetto agli anni Sessanta e Settanta.
“Le informazioni più recenti in nostro possesso indicano un leggero aumento della presenza degli squali rispetto al passato”, ha dichiarato il premier.
Parole che contrastano apertamente con quelle pronunciate il giorno precedente dal ministro Moriarty.
“Non abbiamo troppi squali. Anzi, non ce ne sono abbastanza”, aveva affermato il ministro, ricordando che il grande squalo bianco è una specie protetta dalla legislazione australiana e del New South Wales.
La contraddizione ha immediatamente alimentato le critiche dell’opposizione e dell’opinione pubblica, soprattutto in un momento in cui cresce la preoccupazione per il numero di attacchi registrati negli ultimi anni lungo le coste dello Stato.
IL DRAMMA DI LEAH STEWART
Il dibattito politico si intreccia con la vicenda che ha profondamente colpito l’Australia.
Leah Stewart, madre di famiglia di 35 anni e residente di Coogee, è stata attaccata da un grande squalo bianco mentre nuotava tra le bandiere a circa trenta metri dalla riva.
La donna è stata soccorsa grazie al coraggio di un bagnino fuori servizio che l’ha trascinata a riva dopo aver visto l’animale trascinarla sott’acqua.
Secondo quanto comunicato dalla famiglia, Stewart è stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici e i medici sono stati costretti ad amputarle un braccio per tentare di salvarle la vita.
Le sue condizioni restano critiche.
IL GOVERNO ESCLUDE L’ABBATTIMENTO
Nonostante la crescente pressione politica, Minns ha escluso l’ipotesi di un abbattimento selettivo degli squali bianchi.
“Non sono convinto che una campagna di abbattimento o una pesca commerciale degli squali bianchi renderebbe le nostre spiagge più sicure”, ha dichiarato.
Il premier ha ricordato che il grande squalo bianco è una specie minacciata e protetta dalla legge australiana dagli anni Novanta.
Minns ha inoltre ribadito che il governo continuerà a basare le proprie decisioni sulle evidenze scientifiche e sulla ricerca.
“Non posso promettere che non ci saranno altri attacchi. Sarebbe irresponsabile farlo”, ha affermato.
LE CRITICHE DI TONY ABBOTT
A riaccendere il dibattito è intervenuto anche l’ex primo ministro Tony Abbott, che ha chiesto misure molto più drastiche.
“È sbagliato non abbattere gli squali dopo un attacco. È sbagliato non avere una pesca commerciale degli squali nonostante l’esplosione del loro numero. Ed è sbagliato mettere gli squali davanti alle persone”, ha dichiarato.
Le parole di Abbott riflettono un sentimento sempre più diffuso tra una parte della popolazione costiera, che ritiene insufficienti le misure attualmente adottate dal governo.
DUBBI SUL PIANO DA 30 MILIONI DI DOLLARI
La polemica riguarda anche l’efficacia del programma statale da 30 milioni di dollari destinato alla mitigazione del rischio squali.
Né Minns né Moriarty sono riusciti a spiegare con precisione in che modo il piano potrà prevenire futuri attacchi.
Il governo punta soprattutto sull’utilizzo di droni, boe intelligenti, monitoraggio satellitare e nuove tecnologie di rilevamento.
Resta però una domanda che molti australiani continuano a porsi dopo il dramma di Coogee: queste misure saranno sufficienti a garantire la sicurezza dei bagnanti?
Per il momento il governo invita alla prudenza e alla fiducia nella scienza.
Ma le dichiarazioni contrastanti provenienti dai vertici dell’esecutivo stanno alimentando dubbi e interrogativi proprio nel momento in cui la popolazione chiede risposte chiare.
