Il New South Wales sarebbe lo Stato più colpito. Il Climate Impact Lab prevede 451mila morti in più nel mondo e sollecita interventi per proteggere le popolazioni vulnerabili.
A cura della redazione
Il caldo associato al «super El Niño» potrebbe provocare circa 260 decessi aggiuntivi in Australia tra settembre 2026 e febbraio 2027, quasi la metà dei quali nel New South Wales. È la proiezione del Climate Impact Lab riportata da nine.com.au, che richiama l’attenzione sui rischi sanitari dei prossimi mesi e sulla necessità di rafforzare la prevenzione prima dell’estate australe.
Per il NSW vengono stimati 120 decessi in più. Il dato nazionale si inserisce in uno scenario mondiale molto più grave: secondo il gruppo di ricerca, il caldo potrebbe causare 451mila morti aggiuntive tra giugno 2026 e febbraio 2027, rispetto a un anno normale. Si tratta di stime statistiche, soggette a incertezza, e non di un bilancio di vittime già accertate.
Il rapporto, firmato da Michael Greenstone, Tamma Carleton, Genevieve Maricle ed Emily Grover-Kopec, indica che nei prossimi mesi le temperature sulle terre emerse a livello mondiale potrebbero superare la norma di circa 1,2 gradi, in larga parte per effetto dell’attuale El Niño. I giorni estremamente caldi aumenterebbero del 44 per cento rispetto a un anno normale. L’anomalia termica globale non va quindi interpretata come una previsione uniforme per ogni località australiana.
El Niño è un fenomeno naturale legato al riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centrale e orientale. In Australia è spesso associato a temperature più elevate, precipitazioni ridotte in molte aree e maggiore rischio di siccità e incendi.
Secondo gli autori, le condizioni attese offrono un’anticipazione delle temperature che il cambiamento climatico potrebbe rendere abituali tra circa vent’anni. Il problema è la rapidità con cui le comunità vengono esposte a un caldo per il quale infrastrutture e servizi potrebbero non essere adeguatamente preparati.
Le conseguenze sarebbero particolarmente pesanti nei Paesi con minori risorse. Per il periodo settembre-febbraio, le proiezioni indicano 31.400 decessi aggiuntivi in Nigeria, 19.300 in Indonesia, 17.500 in Sudan, 15.800 in India e 13.300 in Brasile. Queste cifre nazionali riguardano sei mesi, mentre il totale mondiale di 451mila copre nove mesi, a partire da giugno.
La diversa capacità di proteggersi dal caldo contribuisce a spiegare il divario. Come ha sottolineato Grover-Kopec a nine.com.au, territori con condizioni climatiche simili possono registrare conseguenze sanitarie molto differenti a seconda delle risorse disponibili per adattarsi e prevenire i decessi.
I ricercatori chiedono di concentrare gli interventi nelle zone più esposte: allerte tempestive, assistenza alle persone vulnerabili, spazi pubblici refrigerati, punti di distribuzione dell’acqua, maggiori tutele per chi lavora all’aperto e servizi sanitari preparati ad affrontare l’emergenza.
Le proiezioni confrontano la mortalità attesa con quella associata alle condizioni climatiche medie del periodo 1996-2025. Il conteggio riguarda l’effetto delle temperature e non rappresenta un bilancio complessivo delle conseguenze di incendi, alluvioni e altri disastri.
Per gli autori, intervenire in anticipo può salvare decine di migliaia di vite. Anche per l’Australia, il valore dell’allarme sta nella possibilità di usare i mesi che precedono il picco estivo per individuare le persone più esposte e organizzare misure concrete di protezione.
