Trump all’ONU, appello a Putin e minacce all’Iran: diplomazia sotto pressione

Il presidente americano sollecita una soluzione alla guerra in Ucraina e prospetta nuove azioni contro Teheran in assenza di un accordo. A New York proseguono i colloqui indiretti sul Medio Oriente, mentre Washington firma un’intesa sulla sicurezza della Groenlandia.

A cura della redazione online

Donald Trump chiede a Vladimir Putin di arrivare alla pace con l’Ucraina e torna a minacciare l’Iran. Nella giornata dedicata all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente americano ha alternato richiami al negoziato e rivendicazioni della potenza militare statunitense, presentando la pressione sugli avversari come uno strumento della propria politica estera.

Il messaggio più duro è stato rivolto a Teheran: senza un’intesa, Trump ha evocato la possibilità di «annientare la Repubblica islamica». Allo stesso tempo ha prospettato un accordo dopo le elezioni americane di metà mandato, respingendo l’idea che il risultato del voto possa condizionare la sua strategia. Sono dichiarazioni del presidente, mentre l’esito della trattativa resta aperto.

Sul fronte iraniano, le minacce pubbliche convivono con un canale diplomatico. Trump aveva inizialmente parlato di un incontro di tre ore tra i suoi emissari Steve Witkoff e Jared Kushner e la delegazione iraniana. Ha poi precisato che il confronto si era svolto con mediatori.

Witkoff ha confermato colloqui indiretti, con intermediari impegnati a trasmettere le posizioni delle due parti. Le forze armate iraniane hanno respinto le parole di Trump, annunciando la disponibilità a rispondere con ulteriori attacchi. Nessuna intesa conclusiva è stata annunciata.

Per l’Ucraina, il presidente americano ha sollecitato Putin a chiudere il conflitto e richiamato la possibilità di intensificare la pressione economica su Mosca. Nell’incontro con Volodymyr Zelensky, a margine dell’Assemblea, ha espresso fiducia nella possibilità di raggiungere una soluzione.

Uno dei punti del confronto riguarda una possibile tregua sugli attacchi alle infrastrutture energetiche. Zelensky ha indicato che Kiev potrebbe fermare le operazioni contro gli impianti russi se Mosca interrompesse quelle contro la rete energetica ucraina. Una disponibilità condizionata alla reciprocità, mentre gli attacchi continuano.

Il leader ucraino ha inoltre ribadito la richiesta di ulteriori sistemi Patriot, precisando di non aver ancora ricevuto una risposta concreta sulle forniture. Si è detto disponibile a un incontro con Trump e Putin, ma il presidente americano non ha assunto impegni definitivi sulla possibilità di un vertice a tre.

Nel discorso al Palazzo di Vetro, Trump ha riaffermato la centralità degli interessi americani, dedicando ampio spazio all’emisfero occidentale. Ha rivendicato l’azione degli Stati Uniti in Venezuela e indicato Cuba come un altro terreno della pressione di Washington. La linea dichiarata è impedire che nella regione si consolidino minacce alla sicurezza statunitense, ricorrendo se necessario anche alla forza.

Un risultato diplomatico concreto è arrivato sull’Artico. Stati Uniti, Danimarca e Groenlandia hanno firmato un accordo di sicurezza che consente di rafforzare la presenza militare americana sull’isola. L’intesa prevede il potenziamento della base di Pituffik e nuove aree di difesa a Narsarsuaq e Mestersvig, dopo mesi di tensioni provocate dalle ambizioni di Trump sulla Groenlandia. L’accordo non trasferisce la sovranità del territorio agli Stati Uniti.

Il presidente ha infine respinto l’idea di una governance globale dell’intelligenza artificiale capace di frenare lo sviluppo tecnologico americano. Alla richiesta di coordinamento internazionale ha contrapposto la volontà di conservare il vantaggio degli Stati Uniti, rilanciando il termine “superintelligenza”. Anche su questo terreno emerge la stessa impostazione espressa in politica estera: la priorità assegnata alla libertà d’azione e alla forza degli Stati Uniti.