Queensland, aumentano dell’82% le segnalazioni di abusi sugli anziani: «Servono più servizi e tutele»

In cinque anni le notifiche alla linea di assistenza statale sono cresciute rapidamente. Associazioni e legali denunciano carenza di fondi, scarsa consapevolezza e ritardi nell’attuazione delle riforme

Gli abusi contro gli anziani stanno emergendo come una delle forme più nascoste e sottovalutate di violenza familiare nel Queensland.

Le segnalazioni ricevute dall’Elder Abuse Prevention Unit sono aumentate dell’82% nell’arco di cinque anni. Nel solo 2025 sono state registrate 2.794 notifiche, originate da oltre 4.800 telefonate alla linea di assistenza statale.

I dati disponibili, tuttavia, potrebbero rappresentare soltanto una parte del fenomeno. Più del 60% delle vittime sceglierebbe infatti di non denunciare quanto subito e di non chiedere aiuto, spesso per paura, vergogna, dipendenza economica o timore di compromettere i rapporti familiari.

Le organizzazioni impegnate nella tutela degli anziani chiedono ora più finanziamenti, servizi specializzati e una risposta pubblica paragonabile a quella prevista per la violenza domestica tra partner.

La storia di Maria

Maria, nome di fantasia utilizzato per proteggerne la sicurezza, aveva 72 anni quando venne cacciata dalla propria abitazione dal genero.

Era una fredda giornata invernale del 2022. Le sue cose furono gettate sul vialetto e lei rimase per ore davanti alla casa, tremando e senza sapere dove andare.

La donna aveva acquistato la proprietà di Brisbane insieme alla figlia, allora trentacinquenne, che successivamente vi si era trasferita con il futuro marito.

Maria sapeva che l’uomo aveva un carattere irascibile, ma non immaginava che la sua presenza avrebbe trasformato la casa in un ambiente segnato da aggressività, intimidazioni e paura.

Urla, minacce e comportamenti aggressivi

Secondo il racconto della donna, il genero avrebbe danneggiato parti dell’abitazione per ampliare una stanza e costruire un bagno più grande.

I lavori sarebbero proseguiti anche mentre Maria cercava di dormire, tra colpi contro le pareti e porte danneggiate.

La donna ha raccontato di essere stata frequentemente insultata, minacciata e affrontata a distanza ravvicinata durante improvvisi accessi d’ira.

La figlia, invece di intervenire, sarebbe rimasta a osservare.

«Lui prendeva tutte le decisioni. Qualunque cosa dicesse, lei era d’accordo», ha ricordato Maria.

Tre chiamate alla polizia

Quando le sue cose furono portate all’esterno, Maria telefonò tre volte alla polizia.

Rimase però per ore fuori dall’abitazione, senza ricevere il sostegno immediato che sperava.

Riuscì infine a contattare un’amica residente sulla Gold Coast, che le offrì un posto dove stare con pochissimo preavviso.

Oggi, a 76 anni, Maria ritiene che la polizia avrebbe dovuto riconoscere più rapidamente la situazione come un evidente caso di abuso familiare.

Soltanto dopo essersi rivolta a un servizio specializzato sentì che la sua esperienza veniva realmente ascoltata e presa sul serio.

«Chiedere aiuto ha fatto la differenza»

L’intervento del servizio di supporto permise alla donna di ottenere assistenza e di portare avanti la vicenda in tribunale.

«È stato come se un enorme peso fosse stato sollevato dalle mie spalle», ha raccontato.

Prima di quel momento si sentiva sola e senza possibilità di difendersi.

Maria ha deciso di raccontare la propria storia perché altre persone nella stessa situazione comprendano che chiedere aiuto può cambiare concretamente la loro vita.

Che cosa si intende per abuso sugli anziani

L’abuso sugli anziani avviene all’interno di una relazione basata sulla fiducia.

Può assumere forme differenti:

  • violenza fisica;
  • abuso psicologico o emotivo;
  • sfruttamento economico;
  • abbandono e negligenza;
  • abuso sessuale;
  • controllo delle decisioni e delle relazioni personali.

In molti casi, il responsabile è un figlio adulto o un altro familiare stretto.

Una ricerca nazionale ha stimato che circa un australiano su sei con più di 65 anni abbia subito almeno una forma di abuso.

I familiari tra i principali responsabili

La natura familiare del fenomeno rende particolarmente difficile riconoscerlo e denunciarlo.

Molte vittime dipendono economicamente o fisicamente proprio dalla persona che le maltratta. Altre temono che una denuncia possa determinare l’allontanamento definitivo dei figli o dei nipoti.

Esistono anche casi nei quali la vittima non considera ciò che subisce una forma di abuso.

La sottrazione di denaro, il controllo della pensione, le pressioni per modificare un testamento o il trasferimento forzato della proprietà possono essere presentati come normali decisioni familiari.

«Il silenzio protegge l’abuso»

Nicky Mitchell, avvocata senior del Caxton Community Legal Centre, ha sottolineato che non sempre è un professionista a cambiare la vita di una persona anziana.

A volte basta un vicino, un amico, un medico o un parente che si accorga dei segnali e trovi il coraggio di fare una domanda.

«Il silenzio protegge l’abuso, mentre le conversazioni creano opportunità per ricevere sostegno», ha spiegato.

Secondo Mitchell, chi osserva comportamenti sospetti dovrebbe verificare le condizioni dell’anziano e aiutarlo a comprendere i propri diritti.

«È una responsabilità di tutti», ha aggiunto.

Pochi servizi e domanda crescente

Le organizzazioni specializzate denunciano una grave insufficienza dei servizi disponibili.

L’aumento delle segnalazioni non è stato accompagnato da una crescita proporzionata dei finanziamenti, del personale legale, dell’assistenza abitativa e del sostegno psicologico.

Le vittime possono avere bisogno di un alloggio sicuro, di consulenza finanziaria, di protezione giudiziaria e di aiuto per recuperare beni o proprietà sottratti.

Quando questi servizi non sono disponibili o presentano lunghe liste di attesa, molte persone restano intrappolate nella situazione abusiva.

«Va finanziato come la violenza domestica»

Mitchell sostiene che l’abuso sugli anziani debba ricevere lo stesso livello di attenzione e finanziamento riconosciuto alla violenza familiare e domestica tra partner.

Trattarlo come un problema minore, secondo l’avvocata, rappresenterebbe una forma di discriminazione basata sull’età.

La violenza non diventa meno grave perché la vittima ha 70, 80 o 90 anni.

Al contrario, le condizioni di salute, la fragilità fisica e la dipendenza dagli altri possono rendere l’anziano ancora più vulnerabile.

Il peso dell’ageismo

Geoff Rowe, amministratore delegato di Aged and Disability Advocates Australia, ha indicato nell’ageismo una delle cause principali della scarsa attenzione pubblica.

Le persone anziane, ha spiegato, vengono talvolta considerate un peso invece che i cittadini che hanno contribuito a costruire le comunità nelle quali tutti vivono.

Questo atteggiamento rende più semplice minimizzare le conseguenze dell’abuso e classificarlo come una semplice questione privata.

«Viene percepito come un problema familiare che non riguarda il resto della società», ha osservato Rowe.

Raccomandazioni rimaste inattuate

Una commissione parlamentare del Queensland ha chiesto al governo di migliorare la raccolta dei dati, sviluppare una definizione nazionale condivisa di abuso sugli anziani e promuovere campagne educative basate sul rispetto delle persone più avanti con l’età.

Le organizzazioni del settore denunciano però la lentezza con cui le raccomandazioni vengono trasformate in interventi concreti.

La frustrazione riguarda anche un importante rapporto nazionale del 2017, le cui proposte non sarebbero state pienamente applicate dopo quasi un decennio.

Gli esperti chiedono ora ai leader politici di assumere una posizione più forte e visibile.

La richiesta di un reato specifico

Numerose associazioni legali e di tutela chiedono che l’abuso sugli anziani venga riconosciuto come un reato autonomo.

Il tema sarà discusso durante la conferenza nazionale dedicata al fenomeno, in programma sulla Gold Coast.

Attualmente, la polizia del Queensland non dispone di dati affidabili sul numero complessivo dei casi affrontati, proprio perché l’abuso sugli anziani non viene classificato come una singola fattispecie penale.

Gli episodi possono essere registrati sotto categorie differenti, come aggressione, frode, furto, violenza domestica o negligenza.

Questa frammentazione rende più difficile comprendere la reale diffusione del problema e valutare l’efficacia delle politiche pubbliche.

Il governo promette progressi

L’ufficio del procuratore generale del Queensland ha dichiarato che sono in corso lavori per attuare specifiche raccomandazioni emerse dalla recente inchiesta parlamentare.

Le associazioni chiedono però tempi certi e investimenti concreti.

L’aumento delle segnalazioni dimostra che sempre più persone trovano il coraggio di parlare, ma anche che i servizi devono essere in grado di rispondere.

Una linea telefonica può rappresentare il primo passo. Dopo la chiamata, però, servono protezione, assistenza legale e soluzioni abitative.

Un problema che riguarda tutta la comunità

L’abuso sugli anziani non è una questione privata da lasciare dietro le porte delle abitazioni.

Riguarda la dignità, la sicurezza e i diritti di persone che spesso non hanno la forza o gli strumenti per difendersi autonomamente.

La storia di Maria mostra quanto possa essere sottile il confine tra una normale convivenza familiare e una situazione di controllo, intimidazione e violenza.

Mostra anche quanto possa essere decisivo l’intervento di qualcuno disposto ad ascoltare.

Il messaggio degli operatori è chiaro: osservare, chiedere e offrire aiuto può salvare una persona dall’isolamento.

Dove chiedere aiuto

Chi subisce abusi, minacce, controllo economico o violenza all’interno della famiglia non deve affrontare la situazione da solo.

In caso di pericolo immediato, chiamare i servizi di emergenza al Triple Zero – 000.

Per ricevere assistenza, informazioni e sostegno sono disponibili i seguenti servizi:

Elder Abuse Hotline: 1800 353 374
1800RESPECT National Helpline: 1800 737 732
Women’s Crisis Line: 1800 811 811
Men’s Referral Service: 1300 766 491
Lifeline: 13 11 14

Anche un familiare, un vicino, un amico o un professionista che sospetti una situazione di abuso può contattare questi servizi per chiedere indicazioni. Una telefonata e una conversazione possono rappresentare il primo passo per interrompere la violenza e proteggere una persona vulnerabile.