L’economia australiana entra in una fase sempre più delicata. La Reserve Bank potrebbe trovarsi costretta a scegliere tra due scenari difficili: mantenere i tassi elevati abbastanza a lungo da riportare l’inflazione sotto controllo, rischiando però una recessione, oppure allentare troppo presto e convivere con una fase di stagflazione. A complicare il quadro c’è una produttività debole, che limita la capacità dell’economia di crescere senza generare nuove pressioni sui prezzi.
La pubblicazione dei conti nazionali, attesa mercoledì, offrirà una fotografia aggiornata della forza dell’economia australiana.
Gli economisti prevedono una crescita annua intorno all’1,8% nei dodici mesi fino al 30 giugno, ben al di sotto della media storica, vicina al 3%.
HSBC è ancora più prudente e stima una crescita trimestrale di appena 0,1%, contro previsioni di mercato generalmente comprese tra 0,2% e 0,3%.
Il problema è che l’inflazione resta troppo elevata.
Inflazione ancora sopra il target RBA
L’inflazione headline è scesa al 3,5% dal 3,8%, ma la trimmed mean, la misura più osservata dalla Reserve Bank per valutare le pressioni sottostanti sui prezzi, è rimasta al 3,6%.
Entrambi i valori restano sopra il target della RBA, fissato tra il 2 e il 3%.
Per Paul Bloxham, chief economist di HSBC, la banca centrale deve quindi affrontare un compromesso sempre più difficile.
L’economia sta rallentando, ma l’inflazione non sta scendendo abbastanza rapidamente. Per riportarla stabilmente verso l’obiettivo, la RBA potrebbe aver bisogno di una fase prolungata di crescita debole.
Il rischio stagflazione
Se la crescita dovesse fermarsi quasi del tutto mentre l’inflazione resta elevata, l’Australia si avvicinerebbe alla stagflazione.
È uno degli scenari più problematici per una banca centrale: prezzi ancora alti, economia debole e possibile aumento della disoccupazione.
Se invece i dati sul PIL risultassero più forti delle attese, il problema sarebbe diverso.
Una crescita superiore alla capacità attuale dell’economia potrebbe alimentare nuova inflazione e costringere la RBA ad aumentare ancora i tassi.
Il risultato, paradossalmente, potrebbe essere un rallentamento ancora più forte successivamente.
Mutui e mercato immobiliare
Un nuovo aumento dei tassi arriverebbe inoltre mentre il mercato immobiliare sta già mostrando segnali di rallentamento.
Tassi più elevati significano rate più pesanti per i mutuatari e condizioni di credito più difficili per famiglie e imprese.
La RBA sta quindi cercando di evitare di spingere l’economia in recessione, ma il margine di manovra appare sempre più stretto.
Il vero problema è la produttività
Secondo Bloxham, buona parte della difficoltà deriva dalla debolezza della produttività.
Le stime della RBA indicano che la produttività del lavoro sarebbe diminuita dello 0,5% su base annua nel secondo trimestre.
In altre parole, ogni ora lavorata avrebbe prodotto mediamente meno output rispetto a un anno prima.
È un dato centrale perché limita quella che gli economisti definiscono la “velocità massima” dell’economia: il ritmo al quale il PIL può crescere senza generare ulteriore inflazione.
Se la produttività non aumenta, anche una crescita modesta può diventare inflazionistica.
Chalmers rivendica le riforme
Il tesoriere federale Jim Chalmers sostiene che il governo stia già lavorando per migliorare la produttività.
Secondo Chalmers, negli ultimi dodici mesi sono state avviate oltre 60 riforme nate dal precedente economic roundtable, alle quali si aggiungono circa altre 60 misure introdotte attraverso il Regulatory Reform Omnibus Bill.
Il governo rivendica quindi un’agenda ampia su tassazione, regolamentazione e produttività.
HSBC: servono tasse e concorrenza diverse
Bloxham indica però riforme più strutturali.
Tra le possibilità cita un aumento della GST accompagnato da una riduzione delle aliquote personali e societarie, oltre a modifiche nelle relazioni industriali per incentivare maggiori investimenti.
Il punto, secondo l’economista, è favorire innovazione, capitale produttivo e concorrenza.
Perché senza investimenti e maggiore efficienza, la RBA resterà costretta a gestire l’inflazione quasi esclusivamente attraverso il costo del denaro.
Ed è qui che si trova il nodo dell’economia australiana.
Se la produttività resta debole, la crescita rallenta e l’inflazione non scende abbastanza, la scelta della Reserve Bank diventa sempre più difficile: tollerare prezzi elevati più a lungo oppure comprimere ulteriormente l’economia, con il rischio di una recessione.
