Vulcan Energy attacca la riforma della CGT: «Così l’Australia rischia di scoraggiare chi investe nelle nuove imprese»

Il fondatore di Vulcan Energy, Francis Wedin, critica le modifiche alla Capital Gains Tax volute dal governo Labor. Secondo l’imprenditore, una società come Vulcan, partita nel 2018 e cresciuta fino all’ASX 200, avrebbe avuto molte più difficoltà a nascere con il nuovo regime fiscale. Il governo replica con concessioni specifiche per start-up e piccole imprese.

La riforma australiana della Capital Gains Tax apre un nuovo fronte politico ed economico: quello degli investimenti nelle imprese innovative e della disponibilità degli australiani a rischiare il proprio capitale.

A sollevare il problema è Francis Wedin, fondatore di Vulcan Energy, società australiana del settore del litio e dell’energia che negli ultimi anni è cresciuta fino a entrare nell’ASX 200.

Wedin arrivò in Australia dal Regno Unito alla ricerca, come ha raccontato, di una cultura economica più favorevole al rischio. Nel 2018 investì i propri risparmi nella nascita di Vulcan, affidandosi anche al capitale di investitori comuni per finanziare la crescita dell’azienda.

Oggi Vulcan ha raggiunto una capitalizzazione nell’ordine di 1,4 miliardi di dollari, anche se il valore naturalmente varia con l’andamento del titolo. 

«Una nuova Vulcan oggi avrebbe più difficoltà»

Secondo Wedin, il problema della riforma è l’effetto che potrebbe avere sull’incentivo degli investitori a finanziare società giovani e rischiose.

Alla domanda se una Vulcan Energy avrebbe potuto svilupparsi allo stesso modo con le nuove regole, la risposta del fondatore è stata netta: «100 per cent».

Il rischio, sostiene, è che il capitale si sposti verso investimenti più prevedibili, come ETF o società consolidate che pagano dividendi, anziché verso nuove aziende minerarie, tecnologiche o industriali.

«Vogliamo nuove Vulcan, nuove Fortescue, nuove Pilbara Minerals», è il ragionamento di Wedin: imprese che iniziano piccole, crescono, assumono lavoratori e finiscono per pagare più tasse.

Cosa cambia davvero con la CGT

La riforma del governo Albanese entrerà in vigore dal 1° luglio 2027.

Il tradizionale sconto del 50 per cento sulla Capital Gains Tax verrà sostituito, per i guadagni maturati dopo quella data, da un sistema che indicizza il costo dell’investimento all’inflazione. Sui guadagni reali sarà inoltre introdotta un’aliquota minima del 30 per cento. Le modifiche saranno prospettiche: i guadagni maturati prima del luglio 2027 manterranno il trattamento precedente. 

Il governo sostiene che il nuovo modello farà pagare le imposte soltanto sui guadagni reali, al netto dell’inflazione, e ridurrà alcune distorsioni del sistema fiscale. 

Le concessioni per start-up e piccole imprese

Dopo le critiche provenienti dal mondo imprenditoriale, Canberra ha però introdotto e proposto importanti correttivi.

Il governo ha annunciato l’aumento da 2 a 10 milioni di dollari di fatturato della soglia per accedere alla riduzione del 50 per cento prevista dalla concessione CGT per gli active assets delle piccole imprese. 

Separatamente, il Tesoro ha avviato il progetto di una Innovative Business CGT Concession che manterrebbe uno sconto del 50 per cento per alcuni investitori iniziali, compresi fondatori e partecipanti a employee share schemes, nelle start-up innovative che rispettano specifici requisiti. La proposta in consultazione prevede, tra gli altri criteri, una soglia di fatturato fino a 50 milioni di dollari e un periodo minimo di possesso delle azioni. 

Wilson: «Non punire le aziende perché crescono»

Le concessioni non hanno però cancellato le critiche.

L’investitore Geoff Wilson sostiene che il sistema rischi di aiutare un’impresa quando è piccola per poi penalizzarla quando cresce, raccoglie capitali, entra in Borsa e crea nuovi posti di lavoro.

È proprio questo il cuore del confronto: come proteggere le start-up nelle primissime fasi senza rendere meno conveniente continuare a finanziarle quando diventano imprese di dimensioni maggiori.

Per i critici, una politica realmente favorevole alla crescita dovrebbe accompagnare le aziende durante tutto il percorso, non soltanto al momento della nascita.

Vulcan e il progetto da 3,9 miliardi

Il caso Vulcan assume particolare peso perché la società è passata dall’essere una piccola realtà australiana a guidare uno dei maggiori progetti europei nel settore del litio.

La società ha ottenuto un pacchetto di finanziamento da circa 2,2 miliardi di euro, equivalenti a 3,9 miliardi di dollari australiani, per il progetto Lionheart nella Upper Rhine Valley, tra Germania e Francia. Nel maggio 2026 Vulcan ha raggiunto il financial close e successivamente ha iniziato a ricevere i primi fondi strategici per la costruzione. 

Il progetto punta a combinare produzione di litio e energia geotermica, inserendosi nella strategia europea per ridurre la dipendenza dalle importazioni di materie prime critiche. 

La vera battaglia è sul rischio

La polemica va quindi oltre Vulcan Energy.

La domanda è quale tipo di economia voglia costruire l’Australia nei prossimi anni.

Il governo sostiene che la riforma renderà il sistema più equo, tassando i guadagni reali e contemporaneamente mantenendo incentivi specifici per innovazione e nuove imprese. 

Wedin e altri esponenti del mondo degli investimenti temono invece che una tassazione meno favorevole delle plusvalenze possa cambiare il comportamento degli investitori.

Ed è qui che si giocherà la partita: se assumersi un rischio elevato offrirà una ricompensa insufficiente, il capitale potrebbe scegliere la sicurezza. Ma senza capitale disposto a rischiare, le grandi aziende di domani potrebbero non nascere affatto.