Come immaginavo, tutti avete pensato a quella Cappella Sistina usata per i Conclavi in Vaticano.
No, io invece parlavo della Cappella Sistina del Medioevo. Questa cappella si trova ad Anagni, antico paese in provincia di Frosinone, situata nei sotterranei della Cattedrale di Santa Maria Annunziata e conosciuta come “Cripta di San Magno”, un capolavoro dell’arte romanica, nota per i suoi affreschi che raffigurano la storia dalla Creazione fino al Giudizio Universale, datati tra l’XI e il XII secolo, bellezze pittoriche paragonabili alla Sistina Vaticana. La cattedrale fu costruita tra il 1072 e il 1104, a dimostrazione della potenza papale, essendo Anagni residenza di ben quattro papi.
La Cripta di San Magno fu costruita dal vescovo Pietro da Salerno in contemporanea alla costruzione della cattedrale; l’idea della cripta era quella di fungere da scrigno per la conservazione delle reliquie dei santi. Restaurata nel 1250 per conto del vescovo Pandolfo, racchiude uno stile romanico ma principalmente uno stile gotico lombardo. Indescrivibili sono i mosaici che pavimentano l’ingresso alla cripta e i percorsi tra le navate. Quando la visitai nel lontano 1957 non mi rendevo conto di quei tesori dell’arte né conoscevo l’importanza di tali lavori pittorici; oggi pagherei per poter ritornare a visitarla.
Anagni diede i natali e la residenza a ben quattro pontefici: Innocenzo III, nato ad Anagni e promotore della quarta crociata; Alessandro IV; Gregorio IX, che bandì l’ultima crociata; tutti e tre i papi erano discendenti della famiglia dei Conti di Segni; e Bonifacio VIII. Quest’ultimo subì il famoso “Schiaffo di Anagni” nel 1303 da emissari di Filippo il Bello, data che segnò la lenta decadenza del potere temporale dei papi. Altro papa che risiedette ad Anagni fu Celestino V.
Filippo IV di Francia, detto il Bello, fu il re che ordinò l’attacco ad Anagni nel 1303 contro Bonifacio VIII con il famoso Schiaffo, insieme a Guglielmo di Nogaret e al barone Sciarra Colonna, che chiedevano la revoca della scomunica di Filippo.
Lettori laziali, quando, come d’abitudine, farete il solito viaggetto in patria, non dimenticate di visitarla: ne vale la pena.
