Nucleare, primo sì della Camera: per Matteo Hallissey è “un passo storico” verso l’indipendenza energetica

Il ritorno del nucleare in Italia compie il suo primo passo concreto. La Camera dei Deputati ha approvato il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti, aprendo ufficialmente una nuova fase del dibattito energetico nazionale. Il provvedimento passa ora al Senato per l’approvazione definitiva. 

Tra i sostenitori più convinti del provvedimento c’è anche Matteo Hallissey, divulgatore e attivista politico molto seguito sui social, che ha accolto il voto di Montecitorio come una svolta positiva dopo anni di immobilismo sul tema energetico.

Secondo Hallissey, il via libera della Camera rappresenta un risultato importante perché restituisce all’Italia la possibilità di pianificare il proprio futuro energetico in un contesto internazionale sempre più complesso, caratterizzato da crescente domanda di energia, necessità di decarbonizzazione e riduzione della dipendenza dall’estero.

Una legge delega, non una centrale nucleare

Come sottolineato anche dallo stesso Hallissey nei suoi contenuti informativi, il testo approvato non autorizza immediatamente la costruzione di centrali nucleari.

La legge delega affida infatti al Governo il compito di elaborare entro un anno i decreti attuativi che dovranno disciplinare:

  • produzione di energia nucleare sostenibile;
  • ricerca sulla fusione;
  • gestione delle scorie radioattive;
  • formazione di tecnici, ricercatori e ingegneri;
  • organizzazione della futura governance del settore. 

In altre parole, si tratta di una cornice normativa che consente all’Italia di tornare a dotarsi di regole per un settore abbandonato dopo i referendum del passato.

Le critiche e i dubbi

Pur esprimendo un giudizio favorevole sul provvedimento, Hallissey non nasconde alcune perplessità.

Nei suoi post evidenzia come il concetto di “nucleare sostenibile” resti ancora piuttosto generico e come il testo non specifichi chiaramente quali tecnologie saranno utilizzate in futuro.

Rimangono inoltre aperte diverse questioni:

  • localizzazione degli impianti;
  • gestione definitiva del deposito nazionale delle scorie;
  • scelta tra piccoli reattori modulari (SMR) e altre tecnologie;
  • tempi effettivi di realizzazione.

Temi che verranno affrontati nei decreti attuativi previsti dopo il passaggio al Senato. 

La visione dei favorevoli

Per i sostenitori della riforma, tra cui Hallissey, il nucleare non rappresenta un’alternativa alle energie rinnovabili ma un’integrazione necessaria.

La stessa posizione è stata ribadita dal ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, secondo il quale il nucleare sostenibile dovrà contribuire a rafforzare sicurezza energetica, indipendenza nazionale e decarbonizzazione. 

In questa prospettiva, il voto della Camera viene visto come il primo tassello di una strategia energetica di lungo periodo che punta a ridurre la dipendenza dalle importazioni e a garantire maggiore stabilità al sistema produttivo italiano.

Adesso la partita passa al Senato

Il Governo punta a ottenere l’approvazione definitiva entro l’estate per poi procedere con i decreti attuativi entro la fine del 2026. Solo allora sarà possibile comprendere con precisione quale modello nucleare verrà adottato dall’Italia e quali territori potrebbero essere coinvolti. 

Per Matteo Hallissey il voto della Camera rappresenta soprattutto un cambio di paradigma: non il ritorno immediato delle centrali nucleari, ma l’avvio di un percorso che, a suo giudizio, l’Italia non poteva più permettersi di rinviare. Un percorso che ora dovrà confrontarsi con il Senato, con l’opinione pubblica e con le scelte tecnologiche che definiranno il volto energetico del Paese nei prossimi decenni.