di Generoso D’Agnese
L’avventura missionaria europea in Cina iniziò nel 1552. In quell’anno San Francesco Saverio morì in una modesta capanna situata sull’ isolotto Shangchuan, vicino a Canton. La sua morte aprì ufficialmente il flusso dell’evangelizzazione, trovando nei gesuiti i grandi protagonisti ma senza dimenticare il contributo dei domenicani, dei francescani e dei lazzaristi. Tutti tentarono di evangelizzare la Cina, ma sicuramente con scarsi risultati. I gesuiti però lasciarono un segno tangibile della loro presenza, arrivando a operare fin dentro la corte imperiale cinese. Tollerati per la fede ma ricercatissimi per le loro conoscenze scientifiche e le loro competenze tecniche. tenteranno invano di evangelizzare la Cina. Ma senza dubbio quelli che lasciarono
I primi gesuiti arrivarono nel 1580 e su di loro si sono scritte pagine e pagine di storia. Matteo Ricci ancora oggi viene ricordato come uno straordinario personaggio, e dopo di lui furono diversi gli uomini della Compagnia di Gesù a conquistare la fiducia dei burocrati imperiali.
Per due secoli, astronomi, matematici, fisici, cartografi, naturalisti… e occasionalmente perfino fonditori di cannoni! si sarebbero avvicendati nella faticosa costruzione di un nucleo cristiano in terra cinese, integrando le attività religiose con quelle diplomatiche , scientifiche e artistiche. I padri gesuiti si impegnarono attivamente nella compilazione di carte geografiche, nella redazione del calendario imperiale, nella costruzione di orologi e altri macchinari, come architetti nel palazzo d’Estate e come artisti di corte. La loro presenza a Pechino, fin nel cuore del Palazzo, nonché in provincia, avrà un’enorme importanza per l’Europa, in campo artistico e filosofico. Per esempio, da quest’incontro nacque lo stile rococò; la moda dell’estremo oriente, detta delle “cineserie”, che sarebbe fiorita particolarmente tra il 1730 e il 1760.
E tra gli artisti che lasciarono il segno, vi sicuramente annoverato Giuseppe Castiglione, che nella prima metà del Settecento assurse a rango di vice ministro in Cina.
Nato nel 1688 nella parrocchia di San Marcellino a Milano (il suo certificato di battesimo è conservato nell’archivio storico diocesano) Giuseppe Castiglione crebbe con il talento della pittura e nella scuola dei più celebri artisti del Seicento lombardo ma sul nascere di una brillantissima carriera entrò nel noviziato di Genova il 16 gennaio 1707. Destinato alla missione cinese, per il fatto che limperatore di allora, Kangxi, richiedeva un pittore italiano di talento, si trasferì prima a Coimbra ( Portogallo) , in attesa dell’imbarco per l’Asia. Nella città lusitana dipinse la cappella del noviziato, e fece due ritratti per i figli della regina di Portogallo, andati purtroppo perduti. Salpò da Lisbona nel 1714 e dopo aver fatto tappa a Goa, Macao e Canton, nel 1715 arrivò come missionario in Cina, pittore alla corte imperiale di Pechino retta dall’imperatore Kangxi Durante la sua permanenza in Cina, Castiglione assunse il nome di Láng Shìníng, Pace del Mondo.
Alla morte di Kangxi nel 1722 , il gesuita passò a lavorare per il suo successore Yongzheng e dopo la morte di quest’ultimo si ritrovò a operare per il terzo imperatore, Qianlong, uomo di vedute aperte e grande amante di arte e cultura.
Castiglione trascorse 51 anni come pittore di corte creando un genere unico, fatto di una miscela di pittura europea e dell’estetica della migliore società cinese del XVIII secolo. Particolarmente importanti sono i ritratti dell’imperatore e delle sue concubine, straordinariamente apprezzati a corte, e dei cavalli imperiali, soprattutto il lungo rotolo dei cento cavalli e il dipinto verticale degli otto cavalli, conservati nel museo del Palazzo di Taipei.
La sua fama e la sua grandezza come artista fecero sì che Qianlong affidasse a Castiglione la progettazione e il completamento delle fontane e delle decorazioni dei padiglioni in stile occidentale all’interno dei giardini del Vecchio Palazzo Estivo, che divennero un luogo favorito per i pomeriggi dei cortigiani.
È attribuita a Castiglione anche la realizzazione dei dodici bronzi che ornavano la fontana zodiacale di Yuanming Yuan, disegnata da Michel Benoist. Purtroppo gli interi padiglioni occidentali del Vecchio Palazzo Estivo vennero poi distrutti dalle truppe anglo-francesi nel 1860, lasciandoci in eredità le sole rovine.
Castiglione portò tra le mura imperiali tutta la sua maestria di artista e tutte le sue conoscenze tecniche sull’uso dei colori ad olio, sui principi della prospettiva geometrica, sull’uso del chiaroscuro e delle luci. Con esse diede corpo e materialità alle figure e agli oggetti ritratti. Seguendo i dettami di Matteo Ricci si fece «cinese tra i cinesi» , adattandosi a una millenaria fortemente chiusa e diffidente nei confronti di ciò che proveniva dall’esterno.
Giuseppe Castiglione, su incarico imperiale istruì allievi cinesi alle tecniche di pittura europee, all’uso degli smalti, all’incisione su rame, ai principi della prospettiva e parallelamente imparò i linguaggi pittorici cinesi, così lontani e così diversi da tutto ciò che aveva imparato in gioventù a Milano. Con il tempo iniziò a dipingere “alla cinese”: fiori e uccelli, ritratti imperiali, scene di vita di corte, cerimonie e cacce imperiali, battaglie, cani, cavalli…, ma senza mai perdere completamente il contatto con le sue radici italiane.
Giuseppe Castiglione morì a Pechino il 17 luglio 1766. L’imperatore Qianlong, ormai suo grande amico e ammiratore, ordinò che venissero svolti in suo onore i funerali imperiali, corrispondenti al suo alto rango di mandarino di seconda classe.
Ancora oggi la figura di Castiglione è ricordata nei libri cinesi di storia dell’arte.
