Canada, Carney guarda all’Unione europea: allo studio un nuovo status di «membro associato»

Il Canada esplora un rapporto con l’Unione europea molto più stretto dell’attuale, fino alla possibile creazione di uno status di “membro associato” che oggi non esiste nei trattati europei. Secondo il Wall Street Journal, il premier Mark Carney ne avrebbe discusso con diversi leader del continente, tra cui Emmanuel Macron. Ottawa precisa però di non voler entrare formalmente nell’UE: l’obiettivo sarebbe costruire una “alleanza unica”, con maggiore integrazione economica, industriale e strategica e, tra le ipotesi, la possibilità per i cittadini canadesi di vivere e lavorare più facilmente in Europa.

Il Canada potrebbe diventare il protagonista di uno degli esperimenti politici più originali nei rapporti tra l’Unione europea e un Paese extraeuropeo.

Il primo ministro Mark Carney sta esplorando la possibilità di costruire con Bruxelles una relazione che vada molto oltre un tradizionale accordo commerciale.

Secondo il Wall Street Journal, tra le ipotesi discusse ci sarebbe la creazione di una forma di “associate membership”, una categoria che attualmente non esiste nell’ordinamento dell’Unione e che dovrebbe quindi essere definita politicamente e giuridicamente. 

Carney: «Non stiamo chiedendo di entrare nell’UE»

Dopo le anticipazioni del quotidiano americano, Carney ha però precisato la posizione canadese.

Ottawa non sta chiedendo l’adesione formale all’Unione europea, ma punta piuttosto a costruire quella che il premier ha definito una “unique alliance”, fondata su valori comuni e interessi economici e strategici complementari. 

La distinzione è importante.

Il Canada non diventerebbe quindi il “28° Stato membro” e non entrerebbe automaticamente nelle istituzioni comunitarie. L’idea sarebbe invece quella di creare un modello nuovo di integrazione tra un grande Paese occidentale non europeo e il mercato unico.

Dialogo con Macron

Carney avrebbe discusso personalmente la proposta con diversi leader europei, e in particolare con il presidente francese Emmanuel Macron.

I due dovrebbero incontrarsi nuovamente nelle prossime settimane, mentre il premier canadese prepara una nuova fase diplomatica in Europa.

Secondo quanto riportato, a Bruxelles esisterebbe disponibilità a esaminare l’idea, anche se qualsiasi soluzione richiederebbe un negoziato complesso tra Commissione, governi nazionali e istituzioni comunitarie. 

Vivere e lavorare nell’Unione senza visto

Tra le ipotesi più significative figura una maggiore libertà di movimento per i cittadini canadesi.

Il modello allo studio potrebbe consentire ai canadesi di vivere e lavorare nell’Unione europea con procedure fortemente semplificate o senza i tradizionali visti di lavoro, avvicinando Ottawa ad alcune delle forme di cooperazione esistenti tra Bruxelles e altri Paesi europei non appartenenti all’UE. 

Si starebbe valutando anche un coinvolgimento canadese in programmi come Erasmus, oltre a una maggiore integrazione nei grandi progetti infrastrutturali e tecnologici europei.

Energia, difesa, AI e minerali critici

Il progetto avrebbe una dimensione molto più ampia della semplice mobilità delle persone.

Canada e Unione europea starebbero valutando una maggiore integrazione delle rispettive catene di approvvigionamento in settori strategici come:

  • energia
  • difesa
  • intelligenza artificiale
  • minerali critici
  • infrastrutture digitali e data centre
  • collegamenti sottomarini e rotte artiche.

Il Canada dispone di enormi risorse energetiche e minerarie, mentre l’Europa sta cercando di ridurre la propria dipendenza da fornitori esterni in settori considerati essenziali per sicurezza e competitività. 

Lo strappo con Washington accelera la svolta

Dietro l’iniziativa c’è soprattutto il deterioramento dei rapporti commerciali con gli Stati Uniti.

La tensione con Washington e la nuova stagione di dazi hanno spinto Ottawa ad accelerare la diversificazione dei propri mercati e delle proprie alleanze economiche.

Il Canada ha introdotto misure di ritorsione commerciale per circa 20 miliardi di dollari e sta cercando di ridurre la storica dipendenza dal mercato statunitense.

La strategia di Carney punta quindi a rafforzare contemporaneamente i rapporti con Europa e altri grandi mercati internazionali.

Reuters collega esplicitamente la nuova apertura verso Bruxelles alle crescenti tensioni commerciali tra Canada e Stati Uniti. 

Un mercato da oltre 20 mila miliardi di dollari

Una relazione più stretta con l’Unione permetterebbe al Canada di accedere in modo ancora più profondo a uno dei maggiori mercati del mondo.

Ottawa e Bruxelles dispongono già del CETA, l’accordo economico e commerciale entrato provvisoriamente in vigore nel 2017, ma la proposta di Carney andrebbe molto oltre la semplice riduzione dei dazi.

L’obiettivo sarebbe costruire una vera integrazione strategica occidentale, con standard condivisi, investimenti comuni e maggiore mobilità di capitale, competenze e lavoratori.

Un progetto politicamente complicato

La strada, tuttavia, è tutt’altro che semplice.

Uno status di “membro associato” dovrebbe essere creato da zero e potrebbe sollevare interrogativi sulla sovranità, sull’applicazione delle norme europee e sull’accesso al mercato unico.

Anche precedenti accordi dell’UE con Paesi terzi hanno richiesto anni di trattative e, in alcuni casi, non sono ancora stati ratificati da tutti gli Stati membri. 

Inoltre, una relazione privilegiata con Bruxelles potrebbe complicare ulteriormente i rapporti di Ottawa con Washington, proprio mentre il Canada resta profondamente integrato nell’economia nordamericana.

Una possibile svolta storica

Per il Canada, la discussione va quindi ben oltre il commercio.

Da decenni il Paese ha costruito gran parte della propria economia intorno al rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Le nuove tensioni stanno però spingendo Ottawa a ripensare la propria collocazione internazionale.

L’Europa offre un’alternativa fondata su affinità istituzionali, sistemi democratici comparabili e interessi industriali complementari.

Non si parla, almeno per ora, di un Canada dentro l’Unione europea. Ma l’ipotesi di una nuova forma di “associazione” mostra quanto rapidamente stiano cambiando gli equilibri occidentali: ciò che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato politicamente improbabile è oggi materia di discussione tra Ottawa, Parigi e Bruxelles.