Francia, studenti in rivolta: migliaia in piazza, scontri con la polizia e scuole chiuse. Greta Thunberg sostiene la protesta

A cura della Redazione Online

La mobilitazione studentesca entra nella terza settimana e attraversa le principali città francesi. Oltre 71mila manifestanti nell’ultima giornata nazionale, centinaia di fermi e nuove accuse di violenza contro le forze dell’ordine. I giovani chiedono dieci miliardi di euro per l’istruzione, mentre il governo promette risposte entro ottobre.

La Francia attraversa una nuova stagione di tensioni sociali, con migliaia di studenti delle scuole superiori e delle università protagonisti di manifestazioni, blocchi degli istituti e cortei nelle principali città del Paese. Una protesta che, nata dalla richiesta di maggiori investimenti nell’istruzione pubblica, si è progressivamente trasformata in un confronto politico e sociale sulle condizioni della gioventù francese e sulla gestione dell’ordine pubblico.

Martedì 13 ottobre, nel cosiddetto «Quinto Atto» della mobilitazione, migliaia di giovani sono tornati nelle strade di Parigi, Lione, Marsiglia, Nizza e altre città, chiedendo al governo interventi concreti per migliorare il sistema scolastico.

Secondo il ministero dell’Interno francese, nell’ultima giornata di mobilitazione hanno manifestato complessivamente 71.500 persone, di cui 24.500 nella capitale. Le autorità hanno inoltre comunicato 504 fermi e 48 feriti tra poliziotti e gendarmi.

Dieci miliardi per salvare la scuola pubblica

Al centro della protesta rimane la richiesta di destinare almeno dieci miliardi di euro aggiuntivi all’istruzione.

Gli studenti denunciano una situazione caratterizzata da edifici scolastici deteriorati, classi sovraffollate, carenza di insegnanti e difficoltà nel garantire la sostituzione del personale assente.

A queste criticità si aggiungono le contestazioni contro le disuguaglianze nell’accesso all’istruzione e contro il sistema di orientamento universitario Parcoursup, accusato dai manifestanti di penalizzare una parte della popolazione studentesca.

Le organizzazioni giovanili sostengono che l’istruzione pubblica debba tornare a essere una priorità nazionale e chiedono risposte finanziarie precise nell’ambito della legge di bilancio per il 2027.

Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray ha annunciato l’arrivo di tremila insegnanti supplenti per fronteggiare le assenze negli istituti maggiormente in difficoltà.

Una misura giudicata insufficiente dai rappresentanti studenteschi, che reclamano un piano strutturale di investimenti.

Greta Thunberg scende in piazza con gli studenti

A conferire ulteriore visibilità internazionale alla mobilitazione è stata la partecipazione dell’attivista svedese Greta Thunberg.

La ventitreenne ha raggiunto il liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, nella periferia settentrionale di Parigi, uno dei principali punti di riferimento della protesta.

Thunberg ha espresso solidarietà ai giovani francesi, denunciando una società che, a suo giudizio, marginalizza le nuove generazioni e trascura le loro prospettive future.

L’attivista ha inoltre criticato duramente la gestione delle manifestazioni da parte delle forze dell’ordine, accusandole di ricorrere a comportamenti eccessivamente violenti.

Il suo intervento ha assunto anche un significato politico più ampio, attraverso l’invito a costruire una convergenza tra le mobilitazioni per il clima, i diritti dei lavoratori e la giustizia sociale.

Oltre 6.800 fermi dall’inizio delle proteste

La tensione tra manifestanti e forze dell’ordine rappresenta uno degli aspetti più controversi della crisi.

Secondo i dati comunicati dalle autorità francesi, dall’inizio delle proteste studentesche, a metà settembre, sono state fermate oltre 6.800 persone. Circa l’86 per cento dei fermati è costituito da minorenni.

Il bilancio complessivo comprende oltre 200 studenti feriti e centinaia di agenti di polizia e gendarmi che hanno riportato lesioni durante gli scontri.

L’Ispettorato generale della Polizia nazionale francese ha aperto 24 indagini per fare luce su episodi verificatisi durante le manifestazioni.

Particolare indignazione hanno suscitato i casi di alcuni adolescenti gravemente feriti nel corso degli interventi delle forze dell’ordine.

Tra questi figura un quindicenne che ha subito l’amputazione di una mano in seguito all’esplosione di un ordigno durante una protesta.

Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha disposto la sospensione dell’utilizzo delle granate stordenti nell’ambito della mobilitazione studentesca, in attesa di chiarire le circostanze degli incidenti.

L’ONU e l’UNICEF chiedono il rispetto dei diritti dei minori

La gestione delle manifestazioni ha suscitato preoccupazione anche a livello internazionale.

L’UNICEF ha richiamato le autorità francesi alla necessità di tutelare i minorenni e garantire il loro diritto a manifestare pacificamente, sottolineando l’importanza di un utilizzo proporzionato della forza.

Anche le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per i numerosi episodi di violenza verificatisi durante le proteste.

Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani chiedono che venga fatta piena luce sugli incidenti e che gli interventi delle forze dell’ordine distinguano tra manifestanti pacifici e responsabili di atti violenti.

Il governo francese respinge tuttavia le accuse di una repressione sistematica, sostenendo che le forze di polizia intervengano per garantire la sicurezza pubblica e contrastare episodi di vandalismo e aggressione.

Scuole chiuse e danni per milioni di euro

Le proteste hanno provocato pesanti ripercussioni sul funzionamento degli istituti scolastici.

Nell’ultima giornata di mobilitazione, 141 licei sono rimasti totalmente o parzialmente chiusi, mentre le autorità hanno precisato che il 96 per cento degli istituti risultava comunque aperto, almeno in parte.

Gli episodi di violenza hanno inoltre causato danni a edifici scolastici, mezzi pubblici e infrastrutture urbane.

Secondo le stime comunicate da fonti governative, i costi legati ai danneggiamenti e ai blocchi avrebbero raggiunto almeno 30 milioni di euro.

A Marsiglia, un vicepreside è stato aggredito durante un blocco studentesco mentre cercava di spegnere un incendio di rifiuti.

In altre città sono stati segnalati incendi, atti vandalici e scontri con le forze dell’ordine.

Lecornu promette risposte entro ottobre

Il primo ministro Sébastien Lecornu ha riconosciuto la necessità di ascoltare le preoccupazioni degli studenti, annunciando che le prime decisioni del governo saranno presentate entro la fine del mese.

L’esecutivo intende affrontare le questioni relative alla carenza di insegnanti, alle condizioni degli edifici scolastici e all’organizzazione dell’istruzione pubblica.

Il confronto si inserisce tuttavia in un contesto economico particolarmente complesso, caratterizzato dalla preparazione della manovra finanziaria per il 2027 e dalla necessità di contenere la spesa pubblica.

Le organizzazioni studentesche chiedono impegni concreti e risorse aggiuntive, giudicando insufficienti le misure finora annunciate.

Gli studenti chiamano alla mobilitazione i Gilet Gialli

La protesta potrebbe ora assumere una dimensione politica e sociale ancora più ampia.

Alcune organizzazioni studentesche hanno infatti invitato i propri sostenitori a partecipare alla manifestazione dei Gilet Gialli prevista per sabato 17 ottobre.

L’appello è stato lanciato da Ryad Rani, presidente dell’Union syndicale lycéenne, che ha chiesto una convergenza delle diverse mobilitazioni sociali.

Il possibile collegamento con il movimento che aveva segnato profondamente la Francia tra il 2018 e il 2019 rappresenta un elemento di ulteriore attenzione per il governo.

Resta tuttavia da verificare quale sarà l’effettiva partecipazione e se le diverse organizzazioni riusciranno a costruire una piattaforma comune di rivendicazioni.

Una generazione che chiede di essere ascoltata

La mobilitazione degli studenti francesi non riguarda soltanto il finanziamento della scuola, ma investe questioni più profonde legate alle opportunità, alle disuguaglianze e alla fiducia nelle istituzioni.

Le manifestazioni raccontano il disagio di una parte della nuova generazione, che considera l’accesso a un’istruzione di qualità una condizione indispensabile per costruire il proprio futuro.

Il governo deve ora affrontare una doppia sfida: garantire l’ordine pubblico e, contemporaneamente, offrire risposte credibili a richieste che coinvolgono il sistema educativo nazionale.

Con le elezioni presidenziali del 2027 ormai all’orizzonte, la crisi studentesca potrebbe assumere un peso crescente nel dibattito politico francese.

La prossima prova arriverà il 17 ottobre, quando l’annunciata mobilitazione dei Gilet Gialli potrebbe offrire agli studenti una nuova occasione per riportare le proprie rivendicazioni al centro dell’attenzione nazionale.