Iran e Oman stanno discutendo un nuovo meccanismo per gestire il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz, ancora largamente chiuso quasi sei mesi dopo l’inizio della guerra. I due Paesi hanno annunciato l’ipotesi di un “corridoio temporaneo congiunto” e di operazioni coordinate per la rimozione delle mine. Ma il quadro resta estremamente fragile: una petroliera è stata recentemente colpita al largo dell’Oman, Washington prepara nuove sanzioni contro Teheran e la Cina avverte gli Stati Uniti di non interferire nei propri rapporti economici con l’Iran.
Un possibile spiraglio diplomatico si apre attorno allo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti al mondo per il commercio energetico.
Il ministro degli Esteri omanita Badr al-Busaidi ha incontrato a Teheran il collega iraniano Abbas Araghchi per discutere un quadro comune destinato a consentire una gestione più ordinata e sicura del traffico navale.
Secondo una dichiarazione congiunta, il piano prevede la creazione di un “corridoio di navigazione temporaneo congiunto” e una collaborazione tra Iran e Oman per liberare il passaggio dalle mine.
I colloqui tecnici continueranno con l’obiettivo di arrivare, in una fase successiva, a un corridoio permanente e a un accordo più ampio sull’amministrazione futura dello stretto.
Hormuz resta il cuore della crisi
Prima degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran del 28 febbraio, circa un quinto del petrolio commercializzato a livello mondiale transitava attraverso Hormuz.
La chiusura quasi totale della rotta ha avuto conseguenze enormi sui mercati energetici, sulle compagnie di navigazione e sui costi assicurativi.
Non è ancora chiaro, però, se gli Stati Uniti accetteranno l’intesa in discussione tra Teheran e Muscat.
Donald Trump aveva recentemente minacciato l’Oman nel caso in cui avesse ostacolato gli sforzi americani per riaprire completamente lo stretto.
Petroliera colpita al largo dell’Oman
La pericolosità della situazione è stata confermata da un nuovo incidente marittimo.
Una petroliera è stata colpita lunedì sera al largo della costa orientale dell’Oman, riportando danni al motore.
Secondo lo United Kingdom Maritime Trade Operations, tutto l’equipaggio è salvo e non sono stati segnalati danni ambientali immediati.
Non vi è stata, al momento, alcuna rivendicazione ufficiale dell’attacco.
L’Iran ha già sparato in passato contro imbarcazioni che tentavano di attraversare lo stretto senza autorizzazione, mentre anche gli Stati Uniti hanno colpito navi durante l’applicazione del blocco ai porti iraniani.
La Cina avverte Washington
Sul fronte economico cresce anche la tensione tra Washington e Pechino.
Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato di seguire con attenzione i nuovi piani sanzionatori annunciati dal segretario al Tesoro americano Scott Bessent.
La Cina sostiene che la propria cooperazione economica con l’Iran rispetti il diritto internazionale e “non debba essere disturbata o compromessa”.
Pechino è uno dei principali partner commerciali di Teheran e acquista la maggior parte del petrolio iraniano esportato.
Gli Stati Uniti hanno appena imposto sanzioni contro quasi 60 entità, individui e imbarcazioni legate all’Iran, comprese alcune società con sede in Cina.
Washington, tuttavia, non ha ancora applicato sanzioni secondarie generalizzate ai Paesi che continuano a commerciare con Teheran.
Pakistan coinvolto nei tentativi diplomatici
Anche il Pakistan sta cercando di contribuire alla riapertura dei canali diplomatici.
Una delegazione pakistana ha lasciato Teheran dopo colloqui con il presidente iraniano e altri alti funzionari sullo Stretto di Hormuz e sulla possibilità di rilanciare negoziati per fermare il conflitto tra Iran e Stati Uniti.
L’Oman continua comunque a essere l’intermediario centrale, ruolo che Muscat ha svolto più volte anche nelle precedenti crisi tra Washington e Teheran.
Gaza, nuovo raid israeliano
La tensione rimane alta anche a Gaza.
Un attacco aereo israeliano nel sud della Striscia ha ucciso almeno un palestinese e ne ha feriti altri quattro nei pressi di Khan Younis, secondo l’ospedale Nasser.
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver colpito un sospetto militante.
L’episodio arriva a quasi un anno da un altro attacco israeliano all’ospedale Nasser in cui morirono 22 palestinesi, tra cui giornalisti e soccorritori.
A distanza di dodici mesi, secondo Associated Press, non risultano ancora responsabilità individuali accertate per quell’operazione.
Israele prende il controllo di una scuola UNRWA
Sempre martedì, le forze israeliane hanno preso il controllo di una struttura gestita dall’UNRWA alle porte di Gerusalemme, dove operava una scuola professionale.
Israele sostiene che l’agenzia delle Nazioni Unite non sia proprietaria del terreno.
Il coordinatore ONU ad interim per il Medio Oriente Ramiz Alakbarov ha definito invece l’operazione illegale, affermando che circa 340 rifugiati palestinesi perderanno l’accesso ai servizi educativi.
Israele accusa da tempo UNRWA di parzialità e di aver avuto tra i propri dipendenti persone collegate a gruppi armati palestinesi.
L’ONU e l’agenzia respingono le accuse generalizzate e sostengono di indagare su ogni segnalazione credibile.
Un equilibrio ancora fragilissimo
Il possibile corridoio navale tra Iran e Oman rappresenta uno dei pochi segnali concreti di dialogo in una regione ancora estremamente instabile.
Ma tra attacchi alle petroliere, sanzioni americane, tensioni con la Cina e una guerra che continua a produrre conseguenze in tutta l’area, la distanza tra un accordo tecnico sullo Stretto di Hormuz e una vera de-escalation resta enorme.
La riapertura anche parziale dello stretto potrebbe ridurre la pressione sui mercati e sul commercio mondiale. Ma senza un’intesa politica più ampia tra Iran e Stati Uniti, Hormuz continuerà a essere non soltanto una rotta energetica, ma uno dei punti più pericolosi dell’intero confronto internazionale.
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Iran e Oman trattano per creare un corridoio navale temporaneo nello Stretto di Hormuz e collaborare alla rimozione delle mine, mentre restano alte le tensioni con Stati Uniti e Cina.
