A una settimana dalla catastrofica alluvione tra Nepal e Tibet, decine di famiglie australiane attendono ancora notizie dei propri cari. Tra i dispersi ci sono interi nuclei familiari partiti per un pellegrinaggio hindu. A Sydney parenti e amici stanno ricostruendo spostamenti attraverso dati telefonici e applicazioni di localizzazione, mentre chiedono a Canberra un maggiore impegno nelle ricerche sul terreno.
A una settimana dal disastro, per molte famiglie australiane il tempo si è fermato.
Rishab Iyer, 23 anni, è ancora disperso insieme ai genitori Sreedharan e Lakshmi e al fratello Rudhra, 20 anni. La famiglia si trovava in Nepal per un pellegrinaggio quando le alluvioni hanno travolto la regione.
La compagna di Rishab, Sarada Viswanathan, non vuole arrendersi.
«È stato un inferno», ha raccontato, spiegando che l’assenza di informazioni rende ancora più difficile affrontare l’attesa.
La ricerca da Sydney attraverso i telefoni
Nella propria abitazione nel nord-ovest di Sydney, Viswanathan ha organizzato con amici e parenti una ricerca parallela.
Attraverso Find My iPhone, Life360 e altri strumenti di localizzazione, il gruppo sta cercando di ricostruire gli ultimi movimenti della famiglia Iyer.
L’ultima posizione nota di Rishab sarebbe nei pressi del Royal Himalaya Hotel & Lodge, struttura vicina al fiume successivamente travolto dalla piena. Il telefono del fratello avrebbe invece registrato una posizione leggermente più a monte, vicino alla strada principale.
La speranza è che la famiglia sia riuscita a raggiungere un punto più alto prima dell’arrivo dell’acqua e sia rimasta isolata in una zona dove le comunicazioni sono ancora interrotte.
«Forse sono vivi ma non possono comunicare»
È su questa possibilità che parenti e amici continuano a concentrarsi.
In alcune aree del Nepal le infrastrutture sono state completamente distrutte, le torri telefoniche non funzionano e raggiungere le comunità isolate è ancora estremamente difficile.
Alcuni familiari degli Iyer sono già arrivati in Nepal e stanno trasmettendo ogni informazione disponibile a chi coordina le ricerche dall’Australia.
Viswanathan ha anche promosso una petizione chiedendo al governo australiano di valutare l’invio di personale della Defence Force per supportare le operazioni.
Tra le richieste figurano pattugliamenti sul terreno, ricerche in elicottero e utilizzo di droni termici.
Canberra offre assistenza, Nepal non accetta squadre straniere
L’Australia ha stanziato 8 milioni di dollari in aiuti umanitari e inviato una crisis response team composta da 18 persone, tra personale consolare e Australian Federal Police.
Il governo australiano afferma inoltre di aver offerto assistenza diretta nelle operazioni di ricerca e soccorso.
Secondo il Department of Foreign Affairs and Trade, tuttavia, le autorità nepalesi non hanno accettato l’offerta di squadre straniere di ricerca e salvataggio.
Canberra sta quindi lavorando anche con le compagnie di telecomunicazioni per cercare di localizzare gli australiani ancora dispersi attraverso dati tecnici e informazioni disponibili sulle reti mobili.
Rishab doveva iniziare come medico a Gosford
La vicenda di Rishab Iyer ha colpito particolarmente la comunità di Sydney.
Studente di medicina, avrebbe dovuto iniziare il prossimo anno un nuovo lavoro come intern doctor al Gosford Hospital.
Anche il fratello Rudhra studiava medicina.
Entrambi erano appassionati di cricket e giocavano per il West Pennant Hills.
L’amico John Kurian, che conosce Rishab dai tempi della scuola, si è unito alle ricerche.
Per lui non si tratta soltanto di un amico.
«Rishab e Rudhra sono miei fratelli. Sreedharan e Lakshmi sono anche la mia mamma e il mio papà», ha spiegato.
La convinzione resta la stessa: potrebbero essere ancora vivi, impossibilitati semplicemente a comunicare.
Anche la famiglia Sharma ancora dispersa
Nello stesso pellegrinaggio partecipavano anche Umesh e Krishna Sharma, amici della famiglia Iyer.
Il loro figlio Chitrak Sharma, 23 anni, si trovava a Sydney quando ha saputo della tragedia.
Dopo quattro giorni senza notizie ha deciso di volare in India, dove si trova con alcuni familiari in attesa di capire se proseguire verso il Nepal.
Continua a sperare in un ritrovamento, ma ha anche scelto di prepararsi allo scenario peggiore.
Ha portato con sé alcuni campioni biologici, compresi capelli, che potrebbero eventualmente essere utilizzati per identificazioni attraverso il Dna.
Una possibilità alla quale, ha spiegato, preferisce comunque non pensare.
L’amarezza per i commenti razzisti
Alla sofferenza per i dispersi si è aggiunto un altro elemento.
Alcuni familiari hanno denunciato la presenza sui social di commenti razzisti che mettono in discussione l’identità australiana delle persone scomparse, molte delle quali hanno origini indiane.
Kurian ha respinto nettamente questa lettura.
Rishab e Rudhra, ha ricordato, sono cresciuti in Australia, hanno studiato, lavorato e praticato sport nel Paese.
Anche Chitrak Sharma ha chiesto che simili commenti cessino.
Una polemica che appare particolarmente fuori luogo mentre famiglie intere aspettano semplicemente di sapere se i propri cari siano ancora vivi.
«La mia ricerca non finirà»
Sarada Viswanathan continua intanto a controllare mappe, segnali telefonici e ogni nuova informazione che arriva dal Nepal.
Non considera conclusa la ricerca.
Rishab è il suo compagno, ma anche un amico d’infanzia con il quale ha condiviso una parte importante della propria vita.
Per questo la sua posizione resta netta:
«Continuerò a cercarlo finché non avremo una risposta. Non mi arrenderò».
In una tragedia che ha già prodotto migliaia di vittime e dispersi, per molte famiglie australiane la speranza oggi si misura in piccoli dettagli: un segnale telefonico, una posizione registrata prima dell’alluvione, una fotografia, una lista di sopravvissuti.
Finché non arriverà una conferma definitiva, quelle famiglie continueranno a cercare.

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