L’ex sindaco di Greater Manchester, tornato alla Camera dei Comuni come deputato di Makerfield, è stato eletto senza avversari. Sarà il nuovo primo ministro britannico dopo l’incarico formale di re Carlo III
Cambio della guardia ai vertici del Regno Unito. Andy Burnham è stato ufficialmente proclamato nuovo leader del Partito laburista e lunedì prenderà il posto del dimissionario Keir Starmer alla guida del governo britannico.
Burnham, 56 anni, ex ministro ed ex sindaco di Greater Manchester, ha ottenuto il sostegno di 379 deputati laburisti e di 23 organizzazioni affiliate al partito. Non essendosi presentato alcun altro candidato, la competizione si è conclusa senza il voto degli iscritti. La proclamazione è avvenuta durante una conferenza speciale del Labour a Londra. Il passaggio istituzionale sarà completato lunedì, quando Starmer presenterà formalmente le dimissioni e Burnham riceverà da re Carlo III l’incarico di formare il nuovo governo.
Un’investitura senza rivali
L’esito era considerato ormai inevitabile da diversi giorni.
Burnham aveva raccolto un sostegno plebiscitario all’interno del gruppo parlamentare laburista, rendendo matematicamente impossibile la candidatura di un avversario. Anche tutti gli undici sindacati affiliati al Labour avevano scelto di appoggiarlo.
Per Burnham si tratta del coronamento di un lungo percorso politico. Aveva già tentato due volte di conquistare la leadership laburista, prima di lasciare Westminster e costruire la propria immagine nazionale alla guida di Greater Manchester.
Il ritorno alla Camera dei Comuni come deputato di Makerfield gli ha aperto la strada verso Downing Street.
L’omaggio a Keir Starmer
Nel suo primo discorso da leader, Burnham ha reso omaggio al predecessore, riconoscendogli il merito di aver riportato il Labour al governo dopo la pesante sconfitta elettorale del 2019.
Ha ricordato le nuove tutele introdotte per lavoratori e inquilini e la riduzione delle liste d’attesa nel sistema sanitario nazionale. Allo stesso tempo, ha promesso una nuova fase politica, capace di restituire speranza ai cittadini e affrontare i grandi problemi finora trascurati.
Starmer lascia dopo circa due anni a Downing Street, segnati dalla stabilizzazione economica, dagli investimenti nella difesa e dai tentativi di migliorare il funzionamento del National Health Service, ma anche da un forte calo nei sondaggi e da crescenti tensioni interne al partito. (The Guardian)
«Restituire il potere alle comunità»
La parola centrale del progetto politico di Burnham è decentralizzazione.
Il nuovo leader ha promesso di trasferire maggiore potere politico ed economico da Westminster alle città, alle amministrazioni locali e alle comunità rimaste ai margini dello sviluppo britannico.
Nel suo discorso ha parlato della necessità di governare per ogni area del Paese e non soltanto per Londra, distribuendo crescita, investimenti e opportunità in tutti i territori. (The Guardian)
Burnham vuole presentarsi come il rappresentante delle città industriali, dei quartieri popolari e delle regioni che per decenni hanno denunciato di essere state dimenticate dai governi centrali.
Nasce la “Downing Street del Nord”
Tra le prime iniziative annunciate figura l’apertura di una sede governativa a Manchester, già ribattezzata “No 10 North”.
Non sarà un semplice ufficio simbolico, ma una struttura destinata a seguire direttamente le politiche di riequilibrio territoriale, gli investimenti nelle regioni e il trasferimento di poteri alle amministrazioni locali.
Burnham considera la sede di Manchester il segnale concreto di un governo meno concentrato sulla capitale e più presente nelle realtà del Nord dell’Inghilterra.
La proposta è destinata a suscitare anche resistenze, soprattutto a Londra, dove alcuni esponenti politici temono che lo spostamento degli investimenti possa penalizzare l’economia della capitale.
Reindustrializzazione e superamento del neoliberismo
Il prossimo primo ministro ha indicato nella reindustrializzazione una delle priorità del nuovo esecutivo.
Burnham vuole rilanciare la produzione, le infrastrutture, l’edilizia sociale e i servizi pubblici, intervenendo sulle forti disuguaglianze regionali che caratterizzano il Regno Unito.
La sua critica riguarda gli ultimi quarant’anni di politiche economiche durante i quali, secondo la sua impostazione, il potere politico è stato progressivamente concentrato mentre attività e servizi essenziali venivano privatizzati.
Il nuovo leader propone quindi una presenza pubblica più forte nei settori strategici, accompagnata però da un atteggiamento favorevole alle imprese e agli investimenti produttivi.
Case popolari, servizi e assistenza sociale
Tra le priorità indicate figurano la costruzione di un maggior numero di alloggi comunali e sociali, la riduzione del costo dei servizi essenziali e una profonda riforma del sistema di assistenza agli anziani e alle persone vulnerabili.
Burnham ha promesso un governo apertamente laburista, senza imitare le politiche dei conservatori o di Reform UK.
L’obiettivo dichiarato è trasformare l’economia britannica, non limitarsi a gestirla o stabilizzarla.
I sindacati hanno accolto positivamente il cambiamento, ma attendono ora misure concrete su salari, servizi pubblici, occupazione e diritti dei lavoratori.
Lunedì la squadra di governo
Burnham dovrebbe presentare lunedì i principali componenti del nuovo governo.
Le scelte saranno osservate con attenzione per capire se il nuovo premier manterrà la promessa di costruire una squadra rappresentativa delle diverse anime del Labour.
Tra i nomi indicati per incarichi di primo piano figurano esponenti moderati, rappresentanti della sinistra e figure con esperienza ministeriale. Burnham vuole evitare nuove guerre interne e presentare il partito come una forza unita.
La composizione del governo chiarirà anche quale equilibrio sarà raggiunto tra la spinta verso un programma economico più interventista e la necessità di rassicurare imprese e mercati.
La sfida di trasformare le promesse in governo
L’arrivo di Burnham ha riacceso l’entusiasmo in una parte del Labour, ma le aspettative sono molto elevate.
Il nuovo premier eredita un Paese segnato dal costo della vita, dalle difficoltà del sistema sanitario, dalla crisi abitativa, dalle disuguaglianze regionali e dalla concorrenza crescente di Reform UK.
La sua capacità comunicativa e il forte radicamento nel Nord dell’Inghilterra hanno contribuito alla rapida conquista della leadership. Ora dovrà dimostrare di poter trasformare le parole sulla decentralizzazione e sulla giustizia sociale in decisioni concrete.
Una nuova fase per il Regno Unito
Lunedì si concluderà formalmente l’esperienza di Starmer e inizierà quella di Burnham.
Il nuovo primo ministro si presenta con l’ambizione di spostare il baricentro politico del Regno Unito, ridare centralità ai territori e superare un modello economico che considera responsabile dell’impoverimento di molte comunità.
La promessa è quella di una strada nuova: più potere locale, maggiore intervento pubblico, reindustrializzazione e un governo meno dipendente da Londra.
Dopo un’incoronazione senza avversari, per Andy Burnham comincia però la prova più difficile: governare e mantenere le aspettative create dal suo rapido ritorno a Westminster.
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