Il PIL americano cresce del 3,4%, ma l’inflazione resta elevata e una campagna pubblicitaria finanziata anche dagli agricoltori prende di mira alcuni candidati repubblicani. A pochi giorni dal voto del 3 novembre, Texas, Michigan e Alaska sono al centro della battaglia per il controllo del Congresso.
Gli Stati Uniti si avvicinano alle elezioni di metà mandato del 3 novembre 2026 con un’economia in crescita, ma anche con un diffuso malcontento per il costo della vita. Il presidente Donald Trump rivendica i risultati economici della sua amministrazione, mentre l’opposizione democratica e alcuni gruppi di interesse contestano gli effetti delle politiche commerciali e dell’aumento dei prezzi sulle famiglie americane.
A rendere particolarmente significativo il confronto sono gli ultimi dati economici diffusi prima del voto: il prodotto interno lordo è cresciuto a un ritmo annualizzato del 3,4% nel terzo trimestre, ma l’inflazione continua a rappresentare una delle principali preoccupazioni degli elettori.
La campagna elettorale entra così nella fase conclusiva tra annunci economici, investimenti pubblicitari milionari e competizioni per il Senato che stanno attirando l’attenzione nazionale.
Trump rivendica il PIL, ma l’inflazione resta elevata
Secondo il Bureau of Economic Analysis, nel terzo trimestre del 2026 il PIL reale degli Stati Uniti è aumentato del 3,4% su base trimestrale annualizzata, accelerando rispetto al 2,2% registrato nel trimestre precedente.
Un risultato che Trump ha accolto con soddisfazione, descrivendo l’economia americana come particolarmente solida durante un incontro con i giornalisti prima di raggiungere un appuntamento elettorale in South Carolina.
I dati indicano una crescita sostenuta dagli investimenti, dai consumi e dalla spesa pubblica.
Tuttavia, il quadro economico presenta anche segnali di pressione sui bilanci familiari.
A settembre l’indice dei prezzi della spesa per consumi personali, il PCE, è aumentato del 3,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. L’indice dei prezzi al consumo CPI ha invece registrato un incremento annuo del 3,7%.
Entrambi i dati confermano che l’inflazione rimane superiore all’obiettivo del 2% perseguito dalla Federal Reserve, misurato attraverso l’indice PCE.
A pesare sulle famiglie sono soprattutto le spese quotidiane, i carburanti, l’abitazione e i servizi essenziali.
La crescita complessiva dell’economia non elimina quindi le difficoltà affrontate da una parte dei consumatori, soprattutto quando gli aumenti dei prezzi incidono sul potere d’acquisto.
Il costo della vita al centro delle preoccupazioni degli elettori
Un sondaggio Gallup pubblicato il 29 ottobre evidenzia quanto le questioni economiche siano importanti nelle scelte degli americani.
Il 50% degli elettori registrati considera l’economia estremamente importante per il proprio voto. La stessa percentuale attribuisce questa priorità alla sanità, mentre il 42% indica i prezzi della benzina tra le questioni di massima rilevanza.
Anche la distribuzione della ricchezza, l’immigrazione e le tensioni internazionali occupano un posto significativo nel dibattito.
Le priorità cambiano inoltre a seconda dell’orientamento politico: gli elettori democratici attribuiscono particolare importanza alla sanità e alla distribuzione del reddito, mentre tra i repubblicani emergono soprattutto immigrazione, criminalità ed economia.
Per Trump, il confronto politico ruota quindi attorno alla capacità di trasformare i risultati macroeconomici in una percezione positiva delle condizioni economiche delle famiglie.
Gli agricoltori finanziano spot contro alcuni repubblicani
Una delle novità della campagna elettorale arriva dalle aree rurali, storicamente importanti per il Partito Repubblicano.
Secondo Reuters, l’American Meat Producers Association (AMPA), un’organizzazione che sostiene standard più elevati per il benessere animale negli allevamenti, ha finanziato attraverso il proprio comitato politico circa 2,9 milioni di dollari americani in pubblicità elettorali contro alcuni candidati repubblicani.
Gli spot vengono diffusi principalmente in Iowa, Wisconsin, Pennsylvania e Colorado, Stati nei quali sono in corso competizioni parlamentari particolarmente combattute.
Le pubblicità contestano il sostegno di alcuni parlamentari al Save Our Bacon Act, un provvedimento che potrebbe modificare gli effetti delle normative sul benessere animale adottate da California e Massachusetts.
Ma la campagna affronta anche questioni economiche più ampie, tra cui i dazi commerciali, i costi energetici e le difficoltà degli agricoltori americani.
Tra i bersagli principali figura Ashley Hinson, candidata repubblicana al Senato in Iowa, contro la quale sono stati investiti circa 2,5 milioni di dollari.
Il suo comitato elettorale respinge le critiche, sostenendo che Hinson abbia lavorato a favore degli interessi agricoli dello Stato.
L’iniziativa non rappresenta una mobilitazione generalizzata del mondo agricolo contro i repubblicani. Numerose organizzazioni di categoria continuano infatti a sostenere il partito di Trump, mentre la stessa AMPA finanzia candidati repubblicani che condividono le sue posizioni sul benessere animale.
La vicenda evidenzia però l’esistenza di divisioni all’interno del settore agricolo sulle conseguenze delle politiche economiche e commerciali.
Il malcontento nelle aree rurali
La situazione economica del comparto agricolo americano è diventata un elemento importante della campagna.
Molte aziende devono affrontare costi elevati per diesel e fertilizzanti, oltre alla riduzione delle esportazioni verso alcuni mercati internazionali.
Secondo un sondaggio Reuters/Ipsos, a ottobre il livello di approvazione di Trump tra gli americani residenti nelle aree rurali è sceso al 45%.
L’amministrazione ha previsto nuovi interventi economici a sostegno degli agricoltori, tra cui aiuti per compensare gli elevati costi del carburante.
Tuttavia, secondo Reuters, una parte dei fondi non sarà distribuita prima delle elezioni.
È proprio in questo contesto che la pubblicità elettorale assume un ruolo sempre più rilevante, con gruppi politici e organizzazioni di interesse impegnati a raggiungere gli elettori attraverso radio, televisione, piattaforme digitali e campagne mirate.
Texas e Michigan, due sfide importanti per il Senato
Tra le competizioni più seguite figurano quelle del Texas e del Michigan.
In Texas, il democratico James Talarico affronta il repubblicano Ken Paxton in uno Stato che da decenni elegge candidati repubblicani nelle principali competizioni statali.
La campagna ha attirato l’attenzione anche per il coinvolgimento di Elon Musk, sostenitore finanziario dei repubblicani.
Secondo un’inchiesta della CNN, Musk sta finanziando una campagna di telefonate automatizzate che utilizza l’intelligenza artificiale per diffondere messaggi critici nei confronti di Talarico, accusandolo di avere legami con interessi economici collegati ai grandi centri di elaborazione dati.
Si tratta di accuse politiche che non devono essere confuse con accertamenti di irregolarità.
In Michigan, invece, la competizione per il Senato vede contrapposti il democratico Abdul El-Sayed, esponente dell’ala progressista del partito, e il repubblicano Mike Rogers.
La sfida riguarda anche temi come sanità, occupazione, politica estera e rapporti commerciali.
Il Michigan rappresenta uno degli Stati nei quali il confronto tra le diverse componenti dell’elettorato assume particolare importanza per gli equilibri del Congresso.
Alaska, il caso dei due candidati con lo stesso nome
Un’altra vicenda singolare arriva dall’Alaska, dove sulla scheda elettorale compaiono due candidati di nome Dan Sullivan.
Uno è il senatore repubblicano uscente, mentre l’altro è un candidato senza affiliazione partitica che condivide un nome quasi identico.
La presenza dei due ha sollevato accuse di possibile confusione tra gli elettori.
Il presidente della Commissione di vigilanza della Camera, il repubblicano James Comer, ha annunciato l’apertura di un’indagine sulle accuse secondo cui persone legate alla campagna della democratica Mary Peltola avrebbero favorito la candidatura dell’omonimo per sottrarre voti al senatore uscente.
La campagna di Peltola e i responsabili democratici hanno negato il coinvolgimento nelle presunte manovre.
La questione è entrata anche nel dibattito nazionale dopo le dichiarazioni di Trump e le iniziative legali annunciate sulla regolarità del procedimento elettorale.
Al momento, le accuse non costituiscono una prova di comportamento illecito. La possibilità di presentare candidature con nomi simili non rappresenta automaticamente una violazione della normativa elettorale.
Cosa cambierà dopo il voto del 3 novembre?
Le elezioni di metà mandato non riguardano direttamente la presidenza degli Stati Uniti, ma determineranno gli equilibri politici del Congresso per i successivi due anni.
Saranno rinnovati tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 33 seggi ordinari del Senato.
Il risultato potrà incidere significativamente sulla capacità dell’amministrazione Trump di approvare nuove leggi, finanziare le proprie priorità e collaborare con il Parlamento federale.
Se i democratici conquistassero il controllo di una o entrambe le Camere, potrebbero esercitare una maggiore attività di vigilanza sull’esecutivo e limitare l’approvazione di alcune iniziative legislative della Casa Bianca.
Trump manterrebbe comunque i poteri presidenziali previsti dalla Costituzione, compreso il veto legislativo e le competenze attribuite all’esecutivo.
Per questo il voto rappresenta un passaggio istituzionale importante, non soltanto un giudizio sull’operato del presidente.
L’economia cresce, ma sarà il voto a misurare il consenso
A pochi giorni dall’apertura delle urne, gli Stati Uniti presentano una situazione nella quale i dati sulla crescita economica e le preoccupazioni quotidiane degli elettori convivono.
L’amministrazione Trump rivendica l’aumento del PIL e la solidità dell’economia, mentre i suoi critici richiamano l’attenzione sull’inflazione, sui costi energetici e sulle difficoltà delle famiglie e delle imprese.
La campagna pubblicitaria finanziata anche dagli agricoltori dimostra che il confronto sulle politiche economiche attraversa settori tradizionalmente vicini ai repubblicani, senza però cancellare il sostegno che il partito continua a ricevere in molte comunità rurali.
La decisione finale spetterà agli elettori, chiamati a scegliere i propri rappresentanti e a definire il nuovo equilibrio tra Congresso e Casa Bianca.
Il 3 novembre non sarà Donald Trump a comparire direttamente sulla scheda presidenziale, ma il risultato delle elezioni determinerà una parte importante delle condizioni politiche nelle quali governerà fino al termine del suo mandato.
