Il senatore del PD difende l’impianto della legge Tremaglia attraverso la soppressione e il rinvio della riforma. L’esponente di Fratelli d’Italia propone otto aree di voto alla Camera e il mantenimento delle quattro ripartizioni al Senato. Dal MAIE nessuna proposta.
di Emanuele Esposito
ROMA — Seicentoquarantuno emendamenti raccolti in 645 pagine. La nuova legge elettorale arriva al passaggio decisivo del Senato sotto il peso di una battaglia parlamentare che non lascia quasi nulla fuori: premio di maggioranza, soglie di sbarramento, preferenze, candidature, collegi, rappresentanza di genere, minoranze linguistiche, voto dei fuori sede e Circoscrizione Estero.
A questi emendamenti si aggiungono sei ordini del giorno, che non modificano direttamente il testo ma impegnano il Governo su questioni come la delimitazione territoriale dei collegi, la segretezza del voto, il voto elettronico, la partecipazione degli elettori fuori sede e l’abbassamento dell’età elettorale a sedici anni.
La distribuzione delle proposte mostra immediatamente dove si concentra lo scontro. Sono 320 gli emendamenti all’articolo 1, dedicato all’elezione della Camera, e 218 quelli all’articolo 2, relativo al Senato. Insieme fanno 538 proposte, quasi l’84 per cento dell’intero fascicolo.
Seguono i 41 emendamenti all’articolo 3, i quattro collegati all’articolo 4, i sei dell’articolo 5, i 45 dell’articolo 6, i sei dell’articolo 7 e l’unico emendamento all’articolo 8. Nessuna modifica è stata presentata all’articolo 9, che contiene la clausola di invarianza finanziaria.
Premio, soglie e preferenze
Il testo approvato dalla Camera elimina gli attuali collegi uninominali e trasferisce i relativi seggi nei collegi plurinominali. Il nuovo sistema è costruito su una base proporzionale, corretta però da un premio fisso di 70 deputati e 35 senatori.
Per ottenere il premio, una lista o una coalizione dovrebbe risultare prima e raggiungere almeno il 42 per cento dei voti validi sia alla Camera sia al Senato. Il vincitore dovrebbe essere lo stesso in entrambi i rami del Parlamento. In caso contrario, oppure qualora la soglia non venisse raggiunta in una delle due Camere, il premio non sarebbe assegnato.
È previsto anche un limite massimo di 220 deputati e 113 senatori, senza comprendere gli eletti nella Circoscrizione Estero. Le soglie di sbarramento resterebbero fissate al 10 per cento per le coalizioni e al 3 per cento per le liste.
I 538 emendamenti presentati ai primi due articoli tentano di modificare praticamente ogni ingranaggio del sistema. Le opposizioni propongono la soppressione completa delle norme o la loro sostituzione con modelli proporzionali differenti.
Alcuni testi chiedono di cancellare il premio di governabilità. Altri vogliono cambiarne l’ammontare o alzare la soglia necessaria per ottenerlo. Nel fascicolo compaiono percentuali alternative del 41, del 45 e del 50 per cento, insieme a differenti modalità di distribuzione dei seggi aggiuntivi.
Un altro fronte riguarda le preferenze. Il testo approvato dalla Camera non permette all’elettore di modificare l’ordine dei candidati deciso dai partiti. Diversi emendamenti propongono invece due o tre preferenze, con l’obbligo di alternanza di genere.
Altre proposte intervengono sui capilista bloccati, sulle candidature plurime, sulla composizione delle liste, sulla raccolta digitale delle firme e sulla persona indicata dalle forze politiche per l’incarico di presidente del Consiglio.
L’articolo 3 raccoglie invece 41 emendamenti sui collegi del Trentino-Alto Adige. Le proposte riguardano la tutela delle minoranze linguistiche, l’omogeneità demografica, la continuità territoriale e il rapporto con l’Austria. Alcune chiedono di cancellare completamente la nuova delimitazione dei collegi; altre introducono garanzie specifiche per le comunità tedesca, italiana e ladina.
Gli articoli 4 e 5 affrontano l’aggiornamento dei confini dei collegi e l’esonero temporaneo dalla raccolta delle firme per la presentazione delle liste. Anche in questo caso sono state avanzate proposte di soppressione, modifica dei requisiti e disciplina transitoria.
I 52 emendamenti dedicati all’Estero
Dentro il fascicolo generale, 52 emendamenti riguardano direttamente la Circoscrizione Estero. Il totale comprende il 4.0.1, i 45 emendamenti all’articolo 6 e i sei presentati all’articolo 7.
Il numero sale a 55 se si includono anche tre proposte contenenti riferimenti indiretti all’AIRE o alla rappresentanza degli italiani nel mondo. Il conteggio più rigoroso degli interventi specificamente dedicati all’Estero resta però quello di 52.
Il cuore della questione è l’articolo 6, che modifica l’articolazione territoriale stabilita dalla legge Tremaglia.
Oggi la Circoscrizione Estero è suddivisa in quattro ripartizioni: Europa; America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide.
Il disegno di legge riduce per la Camera le ripartizioni da quattro a due. La prima comprenderebbe l’Europa. La seconda riunirebbe le Americhe, l’Africa, l’Asia, l’Oceania e l’Antartide.
Per il Senato il cambiamento sarebbe ancora più radicale: tutta la Circoscrizione Estero diventerebbe un unico collegio mondiale.
Il numero complessivo degli eletti rimarrebbe invariato, con otto deputati e quattro senatori. Cambierebbe però il territorio sul quale candidati e liste dovrebbero competere.
Una circoscrizione estesa a più continenti potrebbe favorire le forze politiche dotate di maggiori risorse economiche, strutture internazionali e capacità di propaganda. Diventerebbe invece più difficile la competizione per i candidati radicati in una singola comunità.
È su questo punto che emergono con maggiore chiarezza le diverse linee di Francesco Giacobbe e Roberto Menia.

Giacobbe, la difesa della legge Tremaglia
Tra i senatori del Partito Democratico, Francesco Giacobbe risulta tra i più concentrati sulla riforma della Circoscrizione Estero.
Eletto nella ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide, Giacobbe compare ripetutamente tra i firmatari della batteria di emendamenti con la quale il PD tenta di impedire la riduzione delle ripartizioni.
La linea democratica è innanzitutto soppressiva. L’emendamento 6.1, firmato dal capogruppo Francesco Boccia insieme a Luigi Pirondini, Peppe De Cristofaro e Raffaella Paita, propone di cancellare interamente l’articolo 6.
Giacobbe partecipa alla successiva strategia parlamentare, costruita per eliminare la riforma anche nelle sue singole componenti. Il suo nome compare insieme a quelli di Francesca La Marca, Andrea Giorgis, Andrea Crisanti, Dario Parrini, Marco Meloni e Valeria Valente.
L’emendamento 6.3, che vede Giacobbe come primo firmatario, chiede di sopprimere il primo comma dell’articolo. Altre proposte intervengono sulle singole lettere e sui diversi passaggi relativi alla formazione delle ripartizioni, alle candidature e all’attribuzione dei seggi.
Non si tratta di una nuova cartina elettorale alternativa. La strategia del PD è difendere il sistema esistente, impedendo che le quattro ripartizioni della legge Tremaglia vengano ridotte a due alla Camera e a un unico collegio mondiale al Senato.
Se la soppressione complessiva non dovesse ottenere i voti necessari, gli emendamenti parziali permetterebbero all’opposizione di tentare di smontare l’articolo pezzo per pezzo.
La proposta politicamente più significativa è però il 6.45. L’emendamento stabilisce che la nuova organizzazione della Circoscrizione Estero possa applicarsi soltanto a partire dalla seconda legislatura successiva alla sua approvazione.
La riforma non sarebbe quindi utilizzata alle prime elezioni politiche successive alla sua entrata in vigore. L’applicazione verrebbe rinviata alla legislatura seguente.
Il principio è chiaro: la maggioranza che modifica le regole non dovrebbe essere la prima a beneficiarne. Il rinvio concederebbe inoltre più tempo per l’approvazione dei regolamenti, per l’organizzazione delle procedure e per eventuali verifiche davanti alla Corte costituzionale.
Giacobbe rappresenta dunque la linea della conservazione e della garanzia: mantenere le attuali ripartizioni e, qualora la riforma fosse comunque approvata, impedirne l’applicazione immediata.
Menia, una nuova geografia del voto
Roberto Menia sceglie una strada differente. Non si limita a chiedere la cancellazione dell’articolo 6, ma presenta un modello territoriale alternativo.
L’emendamento 6.2 conserva per il Senato le quattro ripartizioni previste dalla legge Tremaglia. Per la Camera propone invece otto aree di voto: tre in Europa, due nell’America settentrionale e centrale, due nell’America meridionale e una per Africa, Asia, Oceania e Antartide.
La proposta si muove nella direzione opposta rispetto al testo della Camera. Invece di concentrare la rappresentanza in collegi sempre più estesi, Menia tenta di avvicinare candidati ed elettori attraverso territori più circoscritti.
Le aree di voto diventerebbero altrettanti collegi elettorali della Camera e sarebbero distribuite, per quanto possibile, in proporzione al numero dei cittadini italiani residenti nelle diverse ripartizioni.
L’individuazione degli Stati compresi nelle singole aree verrebbe affidata a un decreto del ministro dell’Interno, adottato di concerto con il ministro degli Affari esteri.
L’emendamento interviene anche sulla scheda. Il nome del candidato verrebbe prestampato e sarebbe eliminato l’attuale sistema con il quale l’elettore scrive manualmente la preferenza.
Menia presenta inoltre due emendamenti sui requisiti per candidarsi nella Circoscrizione Estero. Il 6.16 impedisce agli elettori residenti in Italia di presentarsi all’Estero e introduce l’obbligo di almeno due anni di residenza nella ripartizione prescelta.
Il 6.17 mantiene il divieto di candidatura per i residenti in Italia, ma senza aggiungere il requisito dei due anni.
La logica è quella di rafforzare il legame territoriale tra candidato e comunità rappresentata, impedendo che la Circoscrizione Estero venga utilizzata da personalità politiche prive di un effettivo radicamento fuori dall’Italia.
Giacobbe e Menia partono quindi dalla stessa preoccupazione, ma arrivano a soluzioni differenti. Il primo tenta di salvaguardare le ripartizioni esistenti. Il secondo propone di conservarle al Senato e di moltiplicare i collegi della Camera.

Sicurezza del voto, ma niente seggi consolari
Il capitolo Estero comprende anche interventi sulla sicurezza del voto per corrispondenza.
L’emendamento 4.0.1, presentato da Ivan Scalfarotto, Dafne Musolino e Raffaella Paita, prevede uffici elettorali presso i consolati, aggiornamento coordinato degli elenchi AIRE, codici QR sui plichi, spedizioni tracciabili, comitati di controllo e dispositivi ottici per la verifica del materiale.
Il testo richiama anche il possibile impiego di tecnologie blockchain, da disciplinare attraverso un successivo regolamento.
I sei emendamenti all’articolo 7 intervengono sulla stampa e sull’imbustamento delle schede, sui codici identificativi, sulla lettura ottica, sulla protezione dei dati personali e sull’assistenza degli uffici consolari in caso di mancato recapito.
Nessuna proposta introduce però veri seggi elettorali presso consolati e ambasciate. Gli uffici consolari avrebbero compiti amministrativi, informativi e di controllo, ma il voto continuerebbe a essere espresso per corrispondenza.
Fuori sede e voto elettronico
L’unico emendamento all’articolo 8 riscrive la disciplina del voto per gli elettori temporaneamente domiciliati, per ragioni di studio, lavoro o cura, in una regione diversa da quella di residenza.
La proposta prevede una domanda telematica attraverso lo SPID, l’assegnazione a un seggio nel comune di domicilio temporaneo e l’applicazione del sistema alle elezioni politiche, europee e ai referendum.
Tra i sei ordini del giorno compare inoltre la richiesta di sperimentare il voto elettronico a distanza per lavoratori mobili, marittimi, autotrasportatori, stagionali e cittadini impossibilitati a rientrare nel proprio comune.
Un altro ordine del giorno propone di abbassare a sedici anni l’età necessaria per votare.
L’assenza del MAIE
Nel quadro generale resta infine un’assenza politica.
Tra i 52 emendamenti direttamente dedicati alla Circoscrizione Estero non compare alcuna proposta riconducibile al MAIE o a Noi Moderati-MAIE. Mario Alejandro Borghese, eletto nell’America meridionale, non risulta firmatario di alcuno dei 641 emendamenti.
Il gruppo parlamentare più ampio del quale Borghese fa parte è presente nel fascicolo con alcuni interventi generali sottoscritti da Michaela Biancofiore, Mariastella Gelmini e Antonio De Poli. Nessuna di queste proposte riguarda però direttamente il voto estero.
Il confronto politico più netto resta quindi quello tra Giacobbe e Menia.
Giacobbe difende la legge Tremaglia attraverso la soppressione della riforma e la richiesta di rinviarne l’applicazione. Menia propone invece una nuova organizzazione territoriale, mantenendo le quattro ripartizioni al Senato e creando otto aree di voto alla Camera.
Sono due risposte diverse alla stessa domanda: come garantire che gli italiani residenti a migliaia di chilometri di distanza possano continuare ad avere rappresentanti legati alle loro comunità e non candidati costretti a inseguire voti in un collegio grande quanto il mondo.
La discussione parlamentare dovrà stabilire quale delle due linee riuscirà a prevalere. Nel frattempo, tra 641 emendamenti, sono soprattutto Giacobbe e Menia ad aver dato forma politica alla battaglia sulla Circoscrizione Estero.
