LEGGE ELETTORALE, GIACOBBE: «COSÌ SI CANCELLA LA RAPPRESENTANZA TERRITORIALE DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO»

Roma, 9 settembre 2026 – «Questa riforma cancella la rappresentanza territoriale degli italiani all’estero e rischia di lasciare intere aree del mondo senza una propria voce in Parlamento». Lo ha dichiarato il senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe, eletto nella Circoscrizione Estero – Africa, Asia, Oceania e Antartide, intervenendo oggi in Aula al Senato durante la discussione generale sulla riforma della legge elettorale.

Nel suo intervento Giacobbe ha ricordato come la legge Tremaglia abbia cercato di conciliare due principi fondamentali della rappresentanza democratica: proporzionalità e territorialità, attraverso quattro ripartizioni capaci di tenere conto non soltanto del numero degli elettori, ma anche delle distanze, della storia e delle caratteristiche delle diverse comunità italiane nel mondo.

«La legge Tremaglia, con tutti i suoi limiti, aveva trovato un equilibrio. Questa riforma quell’equilibrio non lo migliora: lo cancella. Con il nuovo sistema aree come l’America del Nord e la grande ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide rischiano concretamente di non avere più una propria rappresentanza parlamentare».

Giacobbe ha quindi contestato l’idea di considerare gli italiani all’estero come un’unica realtà indistinta: «Parliamo di comunità separate da migliaia di chilometri, con sistemi previdenziali, legislazioni, rapporti bilaterali, culture ed esigenze profondamente differenti. Eleggere il “senatore del mondo” significa trasformare il parlamentare eletto all’estero nel rappresentante di una categoria astratta e non più di comunità reali».

Il senatore ha inoltre criticato l’esclusione dei voti espressi all’estero dal computo nazionale previsto dal nuovo sistema: «Il voto di un cittadino italiano a Sydney, Toronto, Johannesburg o Caracas deve avere la stessa dignità politica di quello espresso da un cittadino che vive in Italia».

«Questa – ha concluso Giacobbe – è una battaglia per difendere un principio democratico. Non chiediamo, infatti, privilegi per gli italiani all’estero. Chiediamo rappresentanza. Chiediamo che la distanza geografica non diventi distanza dalle istituzioni e che nessuna comunità italiana diventi invisibile nelle istituzioni della Repubblica».