Il senatore del Partito democratico contesta l’emendamento della maggioranza che riduce le ripartizioni estere alla Camera e introduce un collegio mondiale unico per il Senato. L’appello alle comunità: «Siamo ancora in tempo per fermare il cambiamento»
La proposta di riforma della legge elettorale riaccende lo scontro sulla rappresentanza parlamentare degli italiani residenti all’estero. Il senatore del Partito democratico Francesco Giacobbe, eletto nella ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, denuncia il rischio che l’emendamento presentato dai partiti di maggioranza cancelli di fatto la presenza parlamentare di una vasta parte del mondo.
La modifica prevede la riduzione delle attuali quattro ripartizioni territoriali della Circoscrizione Estero a due sole macro-aree per la Camera dei deputati. Per il Senato verrebbe invece istituito un unico collegio mondiale.
Secondo Giacobbe, il nuovo sistema metterebbe fine al rapporto diretto tra gli eletti e le comunità italiane presenti in Africa, Asia, Oceania e Antartide.
L’appello alle comunità italiane
Il senatore ha rivolto un messaggio diretto agli italiani residenti nella ripartizione, annunciando possibili iniziative contro la modifica.
«I partiti di maggioranza hanno presentato una norma che, se approvata, metterà fine alla rappresentanza parlamentare dalla nostra parte del mondo», ha dichiarato.
Giacobbe ha assicurato che terrà informate le comunità sulle iniziative che intende promuovere, invitando cittadini, associazioni e organismi rappresentativi a rendere pubblica la propria opinione.
«Siamo ancora in tempo per fermare il cambiamento», ha sottolineato.
Due macro-aree per la Camera
L’emendamento presentato dalla maggioranza prevede che per la Camera restino soltanto due ripartizioni.
La prima comprenderebbe l’Europa, inclusi i territori asiatici della Federazione Russa e della Turchia. La seconda riunirebbe tutte le Americhe, l’Africa, l’Asia, l’Oceania e l’Antartide.
Australia e Nuova Zelanda verrebbero quindi inserite nella stessa enorme area elettorale di Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Sudafrica, Giappone e di tutti gli altri Paesi extraeuropei.
Una circoscrizione dalle dimensioni senza precedenti, all’interno della quale comunità molto diverse per numero, storia, esigenze e distribuzione geografica sarebbero chiamate a competere per gli stessi seggi.
Collegio mondiale unico per il Senato
Per l’elezione dei senatori la trasformazione sarebbe ancora più profonda.
Le ripartizioni territoriali verrebbero completamente eliminate e tutti gli italiani residenti all’estero voterebbero all’interno di un’unica circoscrizione mondiale.
Un candidato dovrebbe quindi rivolgersi contemporaneamente agli elettori italiani distribuiti in Europa, nelle Americhe, in Africa, in Asia e in Oceania.
La vastità del collegio renderebbe estremamente difficile condurre una campagna elettorale realmente territoriale, incontrare le comunità e conoscere le diverse problematiche consolari, sociali ed economiche.
Giacobbe: «Un grave passo indietro»
Per Francesco Giacobbe, la proposta rappresenta «un grave passo indietro per la rappresentanza democratica degli italiani nel mondo».
Il senatore sostiene che la riduzione delle attuali quattro ripartizioni allontanerebbe ulteriormente le istituzioni dalle comunità, trasformando la rappresentanza parlamentare in un semplice calcolo numerico.
Il problema non sarebbe soltanto tecnico o geografico. La nuova organizzazione rischierebbe di impedire ad alcune aree del mondo di eleggere candidati realmente collegati al territorio.
«Significa cancellare la rappresentanza della circoscrizione Africa-Asia-Oceania-Antartide», ha affermato Giacobbe.
Il rischio per Australia e Oceania
La riforma potrebbe avere conseguenze particolarmente pesanti per gli italiani residenti in Australia e nel resto dell’Oceania.
La comunità italiana australiana è numerosa, organizzata e profondamente legata alle istituzioni italiane, ma dovrebbe competere all’interno di un collegio dominato anche dalle grandi comunità presenti in Nord America e Sud America.
La distribuzione dei seggi in base alla popolazione residente potrebbe favorire i territori con il maggior numero di iscritti all’Aire, riducendo le possibilità per l’Oceania di eleggere un proprio rappresentante.
Il rischio è che Australia, Nuova Zelanda e numerosi Paesi asiatici continuino formalmente a votare, senza però riuscire ad avere un parlamentare proveniente dalla propria area geografica.
Comunità diverse riunite artificialmente
Africa, Asia, Oceania e Americhe presentano condizioni profondamente differenti.
Cambiano le distanze dai consolati, i sistemi pensionistici, le convenzioni sanitarie, le politiche sulla cittadinanza, le esigenze delle scuole italiane, i rapporti commerciali e i servizi destinati ai connazionali.
Un parlamentare eletto in una macro-area tanto vasta dovrebbe rappresentare contemporaneamente cittadini residenti in Paesi separati da migliaia di chilometri e appartenenti a realtà sociali completamente diverse.
La rappresentanza territoriale, nata proprio per mantenere un collegamento tra le comunità e il Parlamento italiano, rischierebbe così di perdere la propria funzione originaria.
Campagne elettorali sempre più costose
La creazione di collegi continentali o mondiali potrebbe inoltre favorire i candidati dotati di maggiori risorse economiche e dell’appoggio delle strutture nazionali dei partiti.
Visitare personalmente le comunità diventerebbe praticamente impossibile. Anche una campagna limitata alle principali città richiederebbe lunghi viaggi, costi elevatissimi e un’organizzazione difficilmente sostenibile da parte di candidati indipendenti o espressione di realtà locali.
Il confronto politico finirebbe per spostarsi prevalentemente sui social network, sui media e sulle reti organizzative dei partiti.
Le preferenze resterebbero formalmente nelle mani degli elettori, ma la visibilità dei candidati sarebbe condizionata dalle decisioni e dalle risorse delle segreterie.
La riduzione dei parlamentari all’origine del problema
La difficoltà di garantire una rappresentanza territoriale adeguata è stata aggravata dal taglio del numero dei parlamentari.
La Circoscrizione Estero elegge oggi otto deputati e quattro senatori, mentre in precedenza disponeva di dodici deputati e sei senatori.
Distribuire soltanto dodici parlamentari tra milioni di cittadini residenti in decine di Paesi rende complesso mantenere contemporaneamente proporzionalità e rappresentanza geografica.
La maggioranza ritiene che la riduzione delle ripartizioni possa adattare il sistema al minor numero di seggi disponibili. I critici osservano invece che la soluzione proposta finirebbe per cancellare intere aree anziché correggere gli squilibri.
Il futuro della rappresentanza italiana nel mondo
La riforma pone una questione che va oltre gli interessi dei singoli partiti e degli attuali parlamentari eletti all’estero.
Occorre stabilire se la Circoscrizione Estero debba continuare a rappresentare territori e comunità specifiche oppure trasformarsi in una competizione mondiale nella quale contano soprattutto i numeri complessivi.
Nel primo caso, è necessario conservare collegi sufficientemente vicini agli elettori. Nel secondo, il legame territoriale rischia di diventare secondario rispetto alla forza organizzativa delle liste.
Per Giacobbe, la scelta della maggioranza condurrebbe chiaramente verso la seconda direzione, privando Africa, Asia e Oceania di una voce autonoma nel Parlamento italiano.
L’invito a far sentire la propria voce
Il senatore invita ora le comunità italiane a partecipare al dibattito e a manifestare pubblicamente la propria posizione.
La proposta non è ancora legge e dovrà affrontare il voto parlamentare. Esiste quindi ancora la possibilità che venga modificata, respinta o sostituita da una soluzione differente.
Associazioni, Comites, rappresentanti del Cgie, mezzi di informazione e cittadini potranno svolgere un ruolo importante nel portare all’attenzione della politica le conseguenze concrete della riforma.
La battaglia annunciata da Giacobbe è soltanto all’inizio. Per gli italiani residenti in Australia e nell’intera ripartizione Africa-Asia-Oceania-Antartide, in gioco non c’è semplicemente una modifica dei confini elettorali, ma la possibilità di continuare ad avere una rappresentanza parlamentare legata alla propria parte del mondo.
