L’Italia che emigra: nel 2030 saranno 176mila i connazionali diretti all’estero

L’Italia continua a perdere popolazione e, nello stesso tempo, aumenta il numero dei cittadini che scelgono di trasferirsi oltreconfine. Le nuove previsioni demografiche dell’Istat descrivono un Paese più piccolo, più anziano e con una presenza italiana all’estero destinata a crescere ancora nei prossimi decenni.

Nel 2025 gli italiani emigrati all’estero sono stati circa 144mila. Secondo lo scenario mediano elaborato dall’Istat, nel 2030 saliranno a 176mila, nel 2050 saranno 169mila e nel 2080 arriveranno a 183mila.

È uno dei dati più significativi contenuti nelle nuove Previsioni della popolazione residente, delle famiglie e delle forze di lavoro, che fotografano una tendenza ormai strutturale: l’Italia continuerà a perdere residenti lungo tutto l’orizzonte previsivo, fino al 2080.

Da 58,9 milioni a 45,8 milioni di abitanti

Secondo l’Istat, la popolazione residente passerà da 58,9 milioni al 1° gennaio 2025 a 58,7 milioni nel 2030.

Il calo diventerà però molto più marcato negli anni successivi.

Nel 2050 gli abitanti scenderanno a 55 milioni, mentre nel 2080 la popolazione italiana potrebbe attestarsi intorno a 45,8 milioni.

In poco più di mezzo secolo il Paese perderebbe quindi oltre 13 milioni di residenti.

La contrazione sarà progressiva: relativamente contenuta nel breve periodo, più forte tra il 2030 e il 2050 e ancora più intensa nella seconda metà del secolo.

Il Mezzogiorno perderà più popolazione

Le differenze territoriali saranno molto marcate.

Il Nord è l’unica area nella quale, nel breve periodo, viene prevista ancora una leggera crescita: da 27,5 milioni di abitanti nel 2025 a 27,7 milioni nel 2030.

Successivamente anche il Nord inizierà a diminuire, fino a 24,2 milioni nel 2080.

Il Centro scenderà invece da circa 11,5 milioni a 9,3 milioni.

La situazione più difficile riguarderà il Mezzogiorno, dove la popolazione dovrebbe passare da 19,7 milioni nel 2025 a 19,4 milioni nel 2030, 16,7 milioni nel 2050 e appena 12,3 milioni nel 2080.

Una riduzione superiore a un terzo rispetto ai livelli iniziali.

Sempre meno nascite, sempre più decessi

Il problema principale resta il saldo naturale.

Le nascite dovrebbero mantenersi attorno a 355mila l’anno fino al 2030, per poi scendere a 335mila nel 2050 e 281mila nel 2080.

I decessi, al contrario, aumenteranno progressivamente con l’invecchiamento delle generazioni del baby boom.

Dai 652mila del 2025 si passerà a 708mila nel 2030, fino a un picco previsto di 869mila nel 2058.

È questo squilibrio tra nascite e decessi a rendere insufficiente persino un saldo migratorio positivo.

Più immigrati che emigrati, ma non basta

L’Italia continuerà infatti a ricevere più persone di quante ne perderà attraverso i movimenti internazionali.

Gli immigrati dovrebbero essere circa 432mila nel 2025, 423mila nel 2030, 372mila nel 2050 e 404mila nel 2080.

Gli emigrati italiani saranno invece 144mila nel 2025, 176mila nel 2030, 169mila nel 2050 e 183mila nel 2080.

Il saldo migratorio resterà quindi positivo per tutto il periodo considerato, ma non sarà sufficiente a compensare il deficit demografico interno.

L’Italia delle famiglie cambia volto

Le trasformazioni riguarderanno anche il modo in cui gli italiani vivranno.

Il numero complessivo delle famiglie continuerà inizialmente ad aumentare, ma saranno sempre più piccole.

Nel 2050 oltre quattro famiglie su dieci saranno senza nucleo, cioè composte da persone sole o da individui senza relazioni di coppia o genitore-figlio all’interno dell’abitazione.

La dimensione media familiare scenderà da 2,20 componenti nel 2025 a 1,98 nel 2050.

E nel 2047, secondo le previsioni, le coppie senza figli supereranno quelle con figli.

Una diaspora destinata a pesare sempre di più

Il dato sugli italiani che emigrano assume quindi un significato che va oltre il semplice numero annuale.

Se nel 2030 saranno 176mila i connazionali in partenza, la comunità italiana fuori dai confini continuerà a diventare una componente sempre più importante del Paese.

Non soltanto sul piano culturale e identitario, ma anche economico, politico e sociale.

La vera questione sarà capire se l’Italia riuscirà a mantenere un rapporto stabile con chi sceglie di vivere altrove e, soprattutto, se saprà creare condizioni sufficienti per trattenere una parte maggiore delle nuove generazioni.

Perché dietro ogni numero della statistica ci sono persone che decidono di partire.

E un Paese che continua a perdere giovani, lavoratori e famiglie rischia di vedere diminuire non soltanto la propria popolazione, ma anche il proprio potenziale futuro.