Il giornalista, da sempre tra i critici più duri della presidente del Consiglio, riconosce pubblicamente l’impegno del Governo per assistere Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba. «Non ho mai pensato che Meloni fosse una cattiva persona». Una vicenda che, almeno per qualche ora, mette da parte gli schieramenti.
di Emanuele Esposito
Ci sono momenti nei quali la politica dovrebbe semplicemente lasciare spazio all’umanità. Non perché le differenze scompaiano, né perché avversari e critici debbano improvvisamente pensarla allo stesso modo, ma perché esistono circostanze nelle quali, prima delle appartenenze, viene la persona.
È quanto sta accadendo intorno ad Alessandro Di Battista, ricoverato all’Avana dopo il malore accusato nei giorni scorsi mentre si trovava a Cuba per realizzare alcuni reportage.
Le sue condizioni restano delicate e, secondo le informazioni diffuse finora, qualsiasi eventuale trasferimento in Italia dovrà essere valutato esclusivamente sulla base del quadro clinico. Due specialisti del Policlinico Gemelli sono arrivati a Cuba per affiancare i sanitari locali, mentre la Farnesina segue direttamente il caso e mantiene i contatti con le autorità cubane.
Accanto alla vicenda sanitaria, però, nelle ultime ore ne è emersa un’altra, apparentemente minore ma politicamente significativa.
Il grazie di Scanzi al Governo
A richiamare l’attenzione è stato Andrea Scanzi, giornalista del Fatto Quotidiano e amico personale di Di Battista, che in un intervento sui social ha voluto ringraziare esplicitamente Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Guido Crosetto e Giancarlo Giorgetti per l’impegno delle istituzioni italiane.
Scanzi ha precisato che nelle sue parole non vi era alcuna ironia e ha riconosciuto il lavoro di quanti si stanno adoperando affinché Di Battista riceva la migliore assistenza possibile.
Poi una frase destinata inevitabilmente a fare rumore:
«Non ho mai pensato che Meloni fosse una cattiva persona».
Parole che assumono un peso particolare proprio perché arrivano da uno dei commentatori che negli anni ha criticato con maggiore durezza la presidente del Consiglio e il centrodestra.
Scanzi non ha rinnegato quelle critiche. Ha semplicemente separato il giudizio politico da quello personale, ricordando che contestare radicalmente le idee di qualcuno non significa necessariamente considerarlo una cattiva persona.
Meloni e Tajani vicini a Di Battista
L’intervento delle istituzioni, del resto, non si è limitato alle dichiarazioni pubbliche.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha avuto un colloquio telefonico con Di Battista e gli ha assicurato che lo Stato italiano farà quanto necessario per assisterlo, nel rispetto delle procedure previste per qualsiasi cittadino italiano che si trovi all’estero in una grave situazione sanitaria.
Anche Giorgia Meloni ha manifestato personalmente la propria vicinanza all’ex parlamentare.
Il Governo ha inoltre fatto sapere che esiste la disponibilità a organizzare un eventuale rientro sanitario, ma soltanto quando i medici riterranno che il viaggio possa essere affrontato senza mettere ulteriormente a rischio la salute del paziente.
Ed è proprio per questo che alcune polemiche sull’eventuale utilizzo di un volo sanitario di Stato appaiono premature.
Se esistono procedure istituzionali per assistere cittadini italiani gravemente malati all’estero, applicarle a Di Battista non costituisce un privilegio politico. È semplicemente il compito dello Stato.
L’avversario non deve diventare un nemico
Forse è proprio questo il punto più interessante dell’intera vicenda.
La politica può essere durissima. Può vivere di contrasti, di opposizioni radicali, di battaglie parlamentari e di critiche senza sconti.
Ma esiste una linea che non dovrebbe essere superata: l’avversario politico non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un nemico personale.
Di Battista è stato per anni uno degli oppositori più duri del centrodestra e ha espresso giudizi molto severi nei confronti di Giorgia Meloni e di molti esponenti dell’attuale maggioranza.
Questo non modifica il dovere delle istituzioni di assisterlo oggi.
Allo stesso modo, Scanzi non deve diventare improvvisamente sostenitore del Governo per riconoscere che, in questa circostanza, le istituzioni si stanno comportando come dovrebbero.
La maturità democratica sta anche in questo: saper riconoscere un comportamento corretto persino in chi politicamente si combatte ogni giorno.
Un gesto normale diventato quasi eccezionale
Il problema è che, nell’attuale clima politico, ciò che dovrebbe apparire normale finisce quasi per sembrare straordinario.
Siamo abituati a una discussione pubblica nella quale tutto viene letto attraverso la logica delle tifoserie. Se l’avversario fa qualcosa di giusto, riconoscerlo viene spesso interpretato come debolezza. Se un esponente della parte opposta si trova in difficoltà, qualcuno sente perfino il bisogno di trasformarne la vicenda personale in uno strumento di polemica.
È una deriva che impoverisce il confronto.
Si può considerare sbagliata la politica di Giorgia Meloni e riconoscere allo stesso tempo la correttezza di un suo comportamento umano e istituzionale.
Si possono non condividere le idee di Alessandro Di Battista e augurarsi senza esitazioni che possa guarire e tornare presto in Italia.
Le due cose non sono in contraddizione.
Quando la politica torna semplicemente umana
Scanzi probabilmente continuerà a criticare Meloni. Di Battista, quando potrà tornare alla propria attività, continuerà verosimilmente le sue battaglie politiche. Il Governo continuerà a essere giudicato per le proprie decisioni.
Ed è giusto che sia così.
Ma questa vicenda lascia almeno un’immagine diversa: un avversario politico in difficoltà, un Governo che interviene e un giornalista che, pur essendo tra i critici più severi della premier, trova la correttezza di dire grazie.
Non significa cancellare le differenze.
Significa ricordare che esiste qualcosa che viene prima.
In un tempo nel quale la politica sembra troppo spesso vivere di insulti, delegittimazione e appartenenze assolute, forse il messaggio più importante è proprio questo.
Prima degli schieramenti ci sono le persone. E riconoscerlo non dovrebbe essere un gesto eccezionale, ma semplicemente normale.
